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sabato 3 marzo 2018

Il foco, le nuvole e i fanghi

Visioni poetiche di Fausto Minestrini


Fausto Minestrini


Tanto tempo fa Fausto Minestrini dipingeva paesaggi con maestria e grazia, e incontrava il favore del pubblico vendendo alla grande. Ma un giorno incontrò Burri e questi gli chiese se non si annoiava... Così iniziò il suo percorso informale ed ogni suo quadro è stato un'avventura, un viaggio fatto con curiosità e sospinto da passione costante. La sua ricerca nuova e libera si è espressa in cicli di approfondimento instancabile da un lato di tecniche e materiali, dall'altro di temi. Anche se Fausto riconosce un debito di gratitudine a Burri e a De Gregorio, suo caro e compianto amico, la sua strada è totalmente originale.  Fausto cerca sempre nuove vie, come uno scalatore, e le percorre con grande rigore, ma anche con gioia infantile e direi quasi incoscienza.

Mette anima mediterranea in una concezione americana dell'arte informale che lui supera con un romanticismo di fondo che gli fa riversare sulla tela emozioni intense. Un dettaglio ricordato o presente, un merletto femminile, una rosa in boccio, una lettera antica danno l'avvio ad onde di emozioni colorate che investono la tela sovrapponendosi e infrangendosi, ma sempre creando armonia ed equilibrio.


Fausto Minestrini, Rita Castigli, Stefano Chiacchella

Fondamentale è il suo rapporto con la natura, suggeritrice sempre di colori e di forme, maestra di bellezza. Con lei c'è anche una intesa magica e,quasi stregone, Fausto coltiva fiori e piante antiche e officinali, vivendo le miracolose metamorfosi delle stagioni.
Il passato che continua a vivere nel presente dell' antico mulino, La Roscia, in cui vive crea il fondo fertile e intrigante delle sue opere. Alcuni critici hanno citato in proposito Leonardo e gli alchimisti:
...le machie de' muri, la cenere del foco, le nuvole e i fanghi che destano l'ingegno a nove inventioni.


Fausto Minestrini

E Fausto ne trae ispirazione anche grazie all'uso raffinatissimo e brillante della tecnica mista: inserzioni di carte antiche, oggetti evocativi, frammenti di sacco, scritte sottratte al loro contesto, metalli e vetri, superfici riflettenti, limature, terre e oro. Ogni elemento è manipolato dall'artista-faber perché solo attraverso il processo creativo prende significato e si carica di senso nel suo mondo visionario.
Nelle miniere di sogni e di ricordi l'oro trova significati molteplici, un tesoro prezioso da raggiugere che richiama le pratiche alchemiche come pure le combustioni che del passato gli permettono di esorcizzare l'indicibile.
Guardando le sue opere, dobbiamo avventurarci come Alice lasciandoci cadere nella cavità del tronco e accettando di abbandonare i nostri punti fermi, i riferimenti consueti, per affrontare un viaggio-scoperta. Come ad Alice vengono offerti biscottini e bottigliette, a noi vengono offerti indizi, tracce da seguire... Ma un'ambiguità sommessa s'insinua nella lettura dei quadri che sono sempre più complessi di quanto appare inizialmente.

Per esempio, in Passaje para tu corazon una chiave di antica foggia ci invita quasi rassicurandoci, ma troppe storie dolorose iniziarono con tanta semplicità...

Fausto Minestrini
Passaje para tu corazon
Fausto Minestrini
Per vederti meglio

Per vederti meglio cita la favola di Cappuccetto Rosso, espressione piena di amore da parte della nonna ma carica di minaccia da parte del lupo camuffato. E' una frase d'amore che richiama anche l'inquietudine  della famosa canzone dei Police: Every breath you take, I'll be watching you (Ti terrò d'occhio).
 

Fausto Minestrini
Vento tiepido

Fausto Minestrini
Tango

Così in Vento tiepido si richiama l'attimo fuggente della giovinezza e la musica lontana di Battisti.  
In Tango  una rosa ancora in boccio reca promesse mentre i colori si scatenano tra la passione e la violenza, un tuffo nell'ambiguità dei sentimenti primigeni.
Faro spento è il punto alto dal quale esplorare un mondo di nostalgia. E' spento ma la luce ancora viva dei ricordi aleggia intorno dolce e acre insieme.


Fausto Minestrini
Faro spento
Fausto Minestrini
Notte del serpente

Fausto Minestrini
Africa

Notte del serpente  ci immerge negli abissi dell'inconscio, liquide azzurrità piene di vitalità e di tranelli, mentre in Africa espode la fantasia infinita della natura nei suoi colori e disegni bizzarri: si aprono spazi d'infanzia e d'avventura, adrenalinici di paura e saturi di gridi e fruscii. Ma non è questo il mondo primitivo dentro di noi?

Tuono di luce esperimenta, come altre opere recenti, l'uso di luci interne all'opera stessa e il sentimento potente che le ispira trova ulteriore energia.
 

Fausto Minestrini

Fausto sintetizza la sua poetica con una frase semplice ma immensa: scrive che semplicemente cerca di dipingere il calore del sole, il colore del vento, il silenzio della luna.
 

Ma Fausto è anche generoso e ama tenere corsi ad aspiranti pittori per offrire loro le competenze tecniche necessarie perché possano esprimersi. I corsi, tenuti nel suo laboratorio (antro di Mago) sono amichevoli e pieni di allegria contagiosa. L'impegno è intenso ma gioioso.
Un'atmosfera di complicità, quasi di congiura, per arrivare lontano nella via della conoscenza e della bellezza.


Fausto Minestrini

Fausto Minestrini
Fausto Minestrini
Fausto Minestrini

Collegamento all'Album con tutte le foto della mostra e dell'atélier dell'Artista

Fire, Clouds and Mud

Fausto Minestrini's Poetic Visions

A long time ago Fausto Minestrini painted landscapes with skill and grace, and met the favor of the public by selling successfully. But one day he met Burri, who asked him if he was not bored ... 
So Fausto started his informal journey and every painting has been an adventure, a travel made with curiosity and driven by constant passion. His new and free research has been expressed in cycles of tireless research, on one hand on techniques and materials, and on the other on themes. Even if Fausto recognizes a debt of gratitude to Burri and De Gregorio, his dear and late friend, his path is totally original. Fausto always looks for new ways, like a climber, and runs them with great rigor, but also with childish joy and a sort of recklessness. 
He puts mediterranean soul in an american conception of informal art that he overcomes with a background of romanticism that makes him pour intense emotions onto the canvas. A remembered or present detail, a feminine lace, a bud rose, an ancient letter give rise to waves of colored emotions that invest the canvas overlapping and breaking, but always creating harmony and balance. 
Its relationship with nature is fundamental, always a suggestion of colors and shapes, a beauty teacher. With nature there is also a magical agreement and, almost a sorcerer, Fausto cultivates ancient and medicinal flowers and plants, living the miraculous metamorphosis of the seasons. 
The past that continues in the present of the ancient mill, La Roscia, in which he lives, creates the fertile and intriguing background of his works. Some critics have quoted Leonardo and the alchemists about it:... the stains on the walls, the ash of the fire, the clouds and the muds that arouse the talent to new inventions. 

And Fausto draws his inspiration also thanks to the refined and brilliant use of mixed techniques: insertions of ancient papers, evocative objects, sack fragments, writings subtracted from their context, metals and glass, reflecting surfaces, filings, sands and gold. Each element is manipulated by the artist-faber because it takes meaning only through the creative process and is charged with sense in his visionary world. 
In the mines of dreams and memories gold finds multiple meanings, a precious treasure to be reached that recalls alchemical practices as well as the combustions that allow him to exorcise the unspeakable of the past.
Looking at his works, we must venture like Alice letting ourselves fall into the trunk cavity and agreeing to abandon our fixed points, the usual references, to face a journey-discovery. As Alice is offered biscuits and bottles, we are offered clues, traces to follow... But a subdued ambiguity insinuates in the reading of the paintings that are always more complex than initially appears.

For example, in Passaje para tu corazon, an old-fashioned key invites us almost reassuringly, but too many painful stories began with such simplicity... 
To see you better cites the tale of Little Red Riding Hood, an expression full of love by her grandmother but full of threat from the camouflaged wolf. It is a phrase of love that also recalls the restlessness of the famous Police song: Every breath you take, I'll be watching you
Likewise in The lukewarm wind the fleeting moment of youth and the distant music of Lucio Battisti are recalled. In Tango a rose still in bloom brings promises while the colors are unleashed between passion and violence, a dip in the ambiguity of primitive feelings.
Off lighthouse is the high point from which to explore a world of nostalgia. It is off but the still vivid light of memories hovers around sweet and sour at one time. 
Night of the snake plunges us into the abysses of the unconscious, liquid azurness full of vitality and tricks, while in Africa the infinite fantasy of nature expires in its bizarre colors and designs: spaces of childhood and adventure, adrenaline of fear open up and saturated with shouts and rustles. But is this not the primitive world within us? 
Thunder of light experiences, like other recent works, the use of lights inside the work itself and the powerful feeling that inspires them finds further energy. 
Fausto summarizes his poetics with a simple but immense sentence: he writes that he simply tries to paint the heat of the sun, the color of the wind, the silence of the moon. 

But Fausto is also generous and likes to teach lessons to aspiring painters, to offer them the technical skills necessary to express themselves. The courses, held in his laboratory (Wizard's cave) are friendly and full of contagious happiness. The commitment is intense but joyous in an atmosphere of complicity, almost of conspiracy, to get far in the path of knowledge and beauty.




martedì 8 agosto 2017

Dissolvenze Incrociate

Una mostra itinerante di lavori a quattro mani e due anime

Cecilia Piersigilli e Rita Castigli


Dissolvenze Incrociate espone i lavori di coppie di artisti invitati da Giuseppe Salerno a costruire un percorso che nell'arco di quattro tele va dal mondo espressivo dell'uno a quello dell'altro, nella “modalità del linguaggio cinematografico… dove una realtà lentamente svanisce e una nuova emerge… Un sovrapporsi momentaneo di fotogrammi, una sequenza di atmosfere...”

Gli artisti hanno accolto l'invito di Giuseppe con impegno e generosità e i risultati sono bellissimi. Hanno aperto le barriere entro le quali germogliava la loro energia creativa accogliendo la linfa estranea. Hanno costruito dei lavori simbiotici di splendida qualità estetica, avvincenti e sorprendenti. La mostra vuole raccontare storie come film e costruire metafore liberando sogni e simboli che viaggiano da una tela all'altra.

Anna Massinissa e Massimo Melchiorri

Inevitabile guardare il flusso dei pensieri, dei segni e dei colori da sinistra verso destra come è abituale per noi, ma alla fine del percorso si torna a ritroso a cogliere l'insinuarsi e il sovrapporsi dei segni interpretando forse una storia più complessa e non rettilinea.
Il tranello in cui gioiosamente cade lo spettatore è proprio il desiderio di individuare una cronologia, una catena di eventi in ciascuna delle opere in quattro parti. Ogni opera ha una dialettica circolare, non aristotelica, per cui ad ogni passaggio dello sguardo nuovi significati vanno a investire le altre parti. Il risultato intriga chi guarda e l'insieme è molto di più della somma delle quattro tele, perché in ognuna si riverberano le altre tre. E benché le due centrali siano quelle in cui materialmente si realizza la sintesi, anche le altre ne traggono luce.
Cecilia Piersigilli e David Urru 

Così la ballerina di Angelisa Bertoloni si trova a ballare sulle pericolose schiume blu ribollenti di David Urru e tutto diventa danza. La forma al suo massimo di definizione estetica sembra lottare contro il suo rivale in quello che pare un combattimento e ricorda la lotta dei cartoons contro la “salamoia” nel film di Roger Rabbit.

Pippo Cosenza e Achille Quadrini

Le strutture urbane assolate, i muri antichi meridionali grondanti di storia e ricordi di Pippo Cosenza si frantumano nei mosaici spaziali di Achille Quadrini e vanno a sospendersi in un etere luminescente.

Le aree di colori contrastanti simili a collage di Riccardo Fioretti si riempiono a poco a poco di oggetti, ma si potrebbe dire che il mondo sovraccarico di cose, persone e ricordi di Maria Silvia Orlandini si va semplificando verso la purezza del colore privo di volume.

Rita Albertini e Arnhild Kart

Il mondo onirico e angoscioso di Rita Albertini, chiuso dentro una stanza senza finestre o porte, viene penetrato da coni di luce fino a perdere le pareti mentre i personaggi escono dalla prigionia e scompaiono nelle trame geometriche create da Arnhild Kart.

Lughia e Caterina Prato

Lughia e Caterina Prato si sono legate tramite un antico viottolo di cipressi che si snoda da una tela all'altra serpeggiando. È percorso a piedi nudi da una donna diretta al campanile nel blu, elegantissimo colore ricorrente che dal vestito della prima scena fa intuire la rete simbolica di un percorso esistenziale e spirituale.

Enrico Miglio e Fabio Grassi
 
Il passaggio dalle minute articolazioni del legno finemente lavorate in una struttura di apparente complessa funzionalità alla uniforme pace della terracotta verso la concretezza ruvida di sagome elementari affascinano nel lavoro di Enrico Miglio e Fabio Grassi.

Cecilia Piersigilli e Mario Boldrini 

Lo schema forse della terra, forse della coscienza di Mario Boldrini si insinua nel paesaggio di Cecilia Piersigilli arricchendolo ancora di mistero.

Stefano Chiacchella e Ferruccio Ramadori

La spazialità coloratissima di Ferruccio Ramadori, impressione di un cosmo in disordinata evoluzione, irrompe nelle forme chiuse e smaltate di Stefano Chiacchella, insinuando dubbi e corrodendo le superfici fino a ritornare all'illusione di una rappresentazione della realtà subito contraddetta da un simbolo di play.

Mauro Tippolotti e Chigusa Kuraishi

Due culture si sono incontrate infrangendosi l'una nell'altra. La ricerca di Mauro Tippolotti di rendere le dinamiche interiori del tempo ha incontrato l'onda primigenia della giapponese Chigusa Kuraishi per la quale la tensione lineare si incurva dissolvendosi in spuma.

Michela Meloni e Veronica Severi

Il lavoro di Michela Meloni e Veronica Severi si può considerare paradigmatico per la complessità del processo di avvicinamento, fusione e recupero identitario di ciascuna delle coppie di artisti: un paesaggio d'anima si va arricchendo di illusionistiche concretezze in direzione del paesaggio scabro, terrestre e insieme simbolico, delle piramidi di erosione, punto d'arrivo ma sempre provvisorio di un lavoro di scavo e di umana ricerca.


Villa Graziani a San Giustino (PG)

Villa Graziani a San Giustino (PG)

Villa Graziani a San Giustino (PG)

Stefano Chiacchella

Omero Angerame e Toni Bellucci

Achille Quadrini e Pippo Cosenza

Villa Graziani a San Giustino (PG)

La mostra Dissolvenze Incrociate è stata allestita nel suggestivo spazio di Villa Graziani a San Giustino (a cui si riferiscono le immagini) dal 18 giugno al 30 luglio 2017, e verrà ospitata in altre location secondo il seguente programma:

- dal 2 settembre al 15 ottobre Fabriano, Complesso San Benedetto
- dal 28 ottobre al 26 novembre Terni, Palazzo Primavera






domenica 6 agosto 2017

Il pensiero, il segno e la luce

Tre artisti nella suggestiva cornice dell'antico frantoio

Fossacesia


Pippo Cosenza è di Palermo e laureato in ingegneria nucleare. Incarna nell'attualità l'uomo della Magna Grecia, dove il culto creativo della bellezza si associava a quello della razionalità, tanto che la lussuosa intelligenza di un suo antenato di 2500 anni fa poteva dimostrare che in una gara di velocità tra la tartaruga e la lepre non avrebbe vinto la lepre. Pippo crea strutture razionali perfette e complesse e poi vi esercita il potere di Kronos, il più potente degli dei, anche più di Zeus, e, come il dio che detta le regole, consuma sbiadisce logora modifica, fa come mille e mille nascite e morti e sovrapposizioni di genti e di culture. Il suo sogno astratto si arrende al tempo e sulla scacchiera il re vinto si adagia. Lo fa con un sorriso dove la malinconia è intrisa di dolci struggenti ricordi.

Pippo Cosenza

Pippo Cosenza

Rita Castigli e Pippo Cosenza


Il disegno è il suo punto di partenza, come Giorgio Vasari sosteneva fosse necessario alla creazione artistica, ed è la matrice anche nei lavori di Silvano D'Orsi. Nativo di Gioia Sannitica, ha sempre fatto l'artista obbedendo a una vocazione incontenibile ed esuberante. Anche lui uomo del sud, discendente di una popolazione italica che importava arte dalla Grecia e dalla Magna Grecia, sembra aver ereditato la perfezione innata del segno, quella misteriosa magia di bellezza che faceva ancora sostenere alla maggioranza in pieno seicento, dopi i geni indiscussi del Rinascimento e anche dopo star internazionali come Caravaggio e Guido Reni, Velazquez e Bernini, che l'arte greca non era stata mai eguagliata e che mai si era ricreata quella naturale perfezione di umanità divinizzata e quella sintesi che sembrava scritta nel cielo.

Il segno di Silvano sembra avere la stessa misteriosa storia. Il fatto, come lui direbbe, di aver sempre lavorato moltissimo, non basta a spiegarla. Il suo lavoro più vecchio che io conosco è un dipinto murario del 1983 che io mi trovai a commentare anni or sono scrivendo la guida ai “muri dipinti” di Mugnano. Le figure femminili avevano già quella ineffabile mistura di sensualità e di astrazione che continua ad ammaliare in quelle di oggi. Il simbolismo della situazione, il loro stare nel chiuso di una stanza con una finestra che si apriva sulla minaccia di un mondo degradato, si può rileggere alla luce degli sviluppi successivi dell'arte di Silvano. Quelle due donne erano ancora integre, mentre quelle degli anni successivi sono diventate incantevoli manichini e non hanno più una testa e un volto, ma magnifici grandi cappelli. Corpi torniti, con abiti lussuosi e lunghissime gambe sensuali attraggono e incantano ambiguamente, il dramma si veste di un sorriso, la mutilazione si veste di bellezza. Non c'è un volto dietro la maschera malinconica di Pulcinella, l'uomo si è perso dietro le sue apparenze in un gioco, però, fatto di forme elegantissime.

Saper esprimere un giudizio di valore così amaro in forma di irresistibile bellezza è la magia che emana dai quadri e dalle sculture di Silvano.

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi e Rita Castigli


Se Pippo e Silvano hanno come matrice comune il disegno e la ricerca metafisica, Matteo Fiorentino è invece poeta del colore e della luce, ricercatore dell'incanto nel paesaggio. È un impressionista che vuole rendere quell'attimo fuggente in cui ogni cosa si esprime nella perfetta bellezza di una luce che non durerà e che è irripetibile. Vuole afferrare ed esprimere quell'istante come un'epifania di perfezione da far durare invece per sempre, quell'attimo che deve diventare infinito. Ci riesce con una tavolozza ricca di mille colori preziosi e cangianti. L'emozione del colore proietta quel frammento di tempo e di spazio in un infinito fatto di sentimento dove il soggetto perde i suoi connotati di concretezza e si fa vibrazione e luce.

Matteo Fiorentino

Matteo Fiorentino

Matteo Fiorentino

Fossacesia

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