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mercoledì 8 febbraio 2017

I gatti e la metropoli

Nella casa-studio di Arnhild Kart


Arnhild Kart


Arnhild è irrimediabilmente un'artista. Lo si capisce anche solo guardando i suoi lavori senza conoscere la sua storia, una biografia improntata alla ricerca artistica che l'ha portata in Umbria, sull'argine dell'incessante fluire metropolitano, su un'altura dalla quale guardarlo scorrere. 
Le sue sculture concentrano il frutto del suo silenzioso osservare. 
Il personaggio agile e nervoso che si arrampica su una pertica è forse la sintesi più intensa della sua poetica: è una solitudine tappezzata di frammenti di giornale, i fatti del suo tempo. Brani di carta strappati irregolarmente ne costruiscono l'orizzonte imprimendosi sulla sua pelle e diventando il suo spazio interiore.
Vano è il suo tentativo di sfuggirlo andando oltre, arrampicandosi verso un cielo irraggiungibile. Ma egli non rinuncia e con tenacia contorce acrobaticamente le membra nude. Il suo futuro è nel presente del suo sforzo e non ha compagnia nell'ascesa in solitaria. Free climber dell'anima, non ha strumenti o sicure contro le possibili cadute.


Arnhild Kart


Il senso della vita, creazione unica e continua, da inventare con i propri mezzi e i propri limiti, con soluzioni provvisorie come un appoggio precario o una presa insicura, è il tema poetico delle creazioni di Arnhild. Suscita un sorriso stupito, ma induce chi guarda anche alla riflessione sul proprio agire, sulle proprie responsabilità e innocenza. Perché appare innocente e fragile il personaggio di cartapesta, ferito dal vento, inseguito dalle luci della notte artificiale e dal giorno costante dei media.


Arnhild Kart

Nelle tele recenti però anche quello spazio di possibile movimento si chiude e la libertà del tentare si restringe ancora. Quegli spazi acrobatici e pericolosi di ironia sono ingabbiati in una rete di angoli retti, come la grata di una prigione di pensieri in cui la realtà si nasconde e si perde. Fasce di bianco e di indifferenza coprono la fantasia fino alla sua resa e ogni gioco finisce.


Arnhild Kart


Ma questo è un punto di arrivo della ricerca pittorica di Arnhild, una nuova tappa di un percorso intenso partito da lontano. Dipinse la città metropolitana e grattacieli che fanno dimenticare la loro destinazione utilitaria, ergendosi a strutture autonome, spettri di pensiero immensamente rigidi e inumani. Sono vicini alla sensibilità che generò il film Metropolis, e talora sembrano flettersi come scossi da una forza distruttrice in un lago di blu che impone la notte finale.


Arnhild Kart


Altrove i colori si contrappongono in drammatiche tensioni e fissano momenti di lotta violenta ed estrema tra i sessi o per la sopravvivenza di sé o della specie.
Nella produzione più recente le figure danzano in gabbie o su scacchiere, sintesi delle geometrie urbane che le coreografie di Pina Bausch animavano illuminando di grazia e colori strade pilastri e muri.
Queste figure marcano un momento in cui l'ironia subentra al dramma e un tenue sorriso al grido.


Arnhild Kart


Arnhild Kart


L'impressione di gioco crea una poesia insidiosa nel suo personaggio: il corpo sottile e nervoso, agile e dinoccolato, vestito di azzurro festoso o di toppe di giornale come un arlecchino fuori posto, tenta equilibrismi disperati e viaggi incompiuti verso mete indefinite. Indossa la sua solitudine come una calzamaglia colorata, mostra i muscoli per nascondere la sua fragilità. 
Ci induce alla tenerezza e al sorriso, ma questi si spengono a mano a mano che la riflessione riconosce in quei delicati equilibri e sforzi la condizione umana, la nostra, il nostro stare sospesi tra la terra troppo pesante e il cielo troppo infinito.
Arnhild cerca nelle tante modalità artistiche la sintesi di questa insanabile contraddizione ed in ogni opera infonde la sua profonda commozione e sofferta simpatia.



Arnhild Kart

Arnhild Kart



Arnhild Kart vive e lavora in Umbria (Via Clausura 16, 06054 Fratta Todina PG)


Collegamento al sito web di Arnhild:
http://www.arnhildkart.de/


Collegamento all'ALBUM con le foto di opere e della casa-studio di Arnhild Kart:

Arnhild Kart



*   *   *

Cats and Metropolis

A visit to Arnhild Kart's home/atelier


Arnhild is hopelessly an artist. You can tell just by looking at her work without knowing her history, a biography marked by the artistic research that brought her into Umbria, on the bank of the metropolitan endless flowing, on a high ground from which she can watch it scroll.
Her sculptures concentrate the fruit of her silent watching. 
The agile and nervous character who climbs a pole is perhaps the most intense synthesis of her poetry: it is a solitude carpeted of newspaper fragments, the events of his time. Pieces of paper torn irregularly build an horizon imprinted on his skin and becoming his interior space.
Fruitlessly he attempts to run away, going over, climbing toward an unattainable sky. But he does not give up and with tenacity wriths acrobatically his bare limbs. His future is in the present of this effort and there is no companion in his solo ascent. Free climber of the soul, he has no tools or safety latch against possible falls.
The meaning of life, unique creation that everyone continues to invent by one's own means and limits, with temporary solutions like a precarious support or an insecure grip, is the poetic theme of Arnhild's creations, and raises a smile in amazement.
But it also induces the viewers to a reflection on their actions, on their own responsibility and innocence because the fragile paper character on the run seems innocent,  being hurt by the wind and chased by the lights of the artificial night and constant day of the media.
But in Arnhild's recent paintings that space of possible movement closes and that freedom of trying narrows. Those acrobatic and dangerous areas of irony are trapped in a network of right angles, similar to the grating of a prison of thoughts where reality is hidden and lost. Bands of white and indifference cover the fantasy until it surrenders and all game ends.

But this is a landmark of Arnhild's pictorial research, a new stage of an intense  path from afar. She used to paint metropolis skyscrapers that make you forget their utilitarian target, rising to autonomous structures, immensely rigid and inhuman spectres of thought. They are close to the sensibility that produced the Fritz Lang's Metropolis, and somewhere they seem to be bent and shaken by a destructive force in a pool of blue which marks the final night. 
Elsewhere colours are contrasted in dramatic tension and fix moments of extreme and violent struggle between the sexes, or for one'own survival or for the species. 
In more recent production, human figures are dancing in cages or on the chessboard, a synthesis of the urban geometry choreographed by Pina Bausch who filled roads pillars and walls with grace and colours. These figures mark a moment where irony replaces drama and a faint smile succeeds to a cry. 

The impression of playing creates a rather insidious poetry in the climbing character: the thin, nervous body, lithe and lanky, dressed in festive blue or newspaper patches as a harlequin out of place, attempts desperately to balance and to travel towards undefined goals. 
He is wearing his loneliness as a colored maillot, flexing his muscles to hide his fragility. 
You feel tenderness and you smile, but a little at a time you recognize in those efforts and delicate balances the human condition, your condition, the human suspension between too heavy an earth and too infinite a sky.
Arnhild looks for the synthesis of this irreconcilable contradiction in many artistic ways and infuses her deep emotion and experienced sympathy in every work.



Arnhild Kart lives and works in Umbria, Italy
(Via Clausura 16, 06054 Fratta Todina, Perugia)


Link to Arnhild's web site:





Arnhild Kart

Arnhild Kart

Arnhild Kart



martedì 16 agosto 2016

Officina d'arte al Castello

Nove artisti a Roccascalegna per il Rotary Campus


Eccellenze ed arte sotto le stelle



Sotto le stelle e molto vicino alle stelle, sui bastioni del castello di Roccascalegna (Chieti), l'arcigna struttura di pietra che prolunga verso il cielo un inaccessibile sperone di roccia, circondati da un infinito allargarsi di colli e valli verdissime cui il masso della Maiella impone un limite bruno e immenso ad ovest, nove artisti hanno lavorato alle loro tele con lo scopo di aiutare il Rotary Club di Atessa ad offrire un campus estivo ai bambini disabili del Distretto.
Oltre ai diciotto dipinti, sono state create alcune raffinate ceramiche con la tecnica raku, uno spettacolo di fiamme e fumo che ha lasciato sulla superficie dei pezzi un lustro particolare, quasi che il cielo cangiante o la Maiella vi si riflettessero.
L'iniziativa ha visto convergere l'energia del Presidente del Rotary Club di Atessa, di Pippo Cosenza e di Silvano D'Orsi, che insieme hanno coinvolto gli artisti in una intensa kermesse di tre giorni.


ANDREA BAFFONI
L'immaginazione di Andrea è stata soggiogata dal castello: minacce spettrali vi aleggiano, un buio denso vi cola sopra come un sudario liquido. La torre, bianca come un fantasma in cui si concentrano tutti gli incubi notturni di un bambino, cattura Andrea. Egli si difende con il peso dei suoi studi e la leggerezza della sua fantasia che gioca con le percezioni di un passato arcano.
Mail:  andrea.ba76@gmail.com

Andrea BaffoniAndrea Baffoni


ANGELISA BERTOLONI
Senza subire la suggestione del luogo, Angelisa resta coerente alla sua ricerca della grazia sempre diversa delle ballerine classiche. Le fissa nelle “attitude” e negli “arabesque”, sagome preziose come merletti su sfondi d'argento o neri che le collocano in uno spazio che è solo del pensiero e del cuore, lo spazio immateriale che l'artificio del “danser aux pointes” riempie di bellezza rarefatta e fuori dal tempo.
Sito web:  www.angelisabertoloni.it/

Angelisa Bertoloni

Angelisa Bertoloni


PIPPO COSENZA
L'artista siciliano costruisce strutture affascinanti in rilievo sulle tele con grazia geometrica e vi inserisce immagini suggestive velate da reti di ricordi. Poi le sommerge con colori di intonaci antichi di paesi lontani e assolati cari alla sua infanzia. Forse per una specie di pudore, Pippo nasconde la sua fantasia superba e rigorosa e la fa calare in una realtà più modesta dove il tempo scorre e consuma e conferisce una diversa tenera bellezza.
Sito web:  www.cosenzainarte.it


Pippo Cosenza

Pippo Cosenza

Pippo Cosenza



SILVANO D'ORSI
Silvano ha un suo mondo d'ironia e di grazia che dà vita alle sue tele. Vivi sono i suoi incantevoli manichini, elegantissimi e malinconici. Pulcinella, tolta la maschera carica di pathos, non ha un volto e pensosamente lascia che il grigio consumi inesorabilmente i suoi contorni. Lo spazio uniforme e argenteo evoca un silenzio implacabile intorno a queste bellissime creature, prototipi di sogni e di emozioni che tendono a diventare evanescenti e luminose, attimi struggenti di nostalgia senza scampo.
Sito web:  www.sangiorgioarte.it/it/artisti/dorsi-silvano


Silvano D'Orsi 

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi e Pippo Cosenza



ARNHILD KART
La poliedrica artista, che nelle sue sculture crea figure umane in isolamenti acrobatici e in spazi pericolosi di ironia e tenerezza, qui nelle tele intrappola la percezione in una rete di angoli retti, come una gabbia di pensieri in cui la realtà si nasconde e si perde. Il gioco è finito, l'esprit de géometrie prende il sopravvento e chiude a poco a poco la fantasia.
Sito web:  http://www.arnhildkart.de/


Arnhild Kart

Arnhild Kart


CECILIA PIERSIGILLI
Cecilia si innamora del paesaggio e lo sommerge nei colori vaghi del tramonto. Ma il cielo si accende delle tinte di quegli squarci di nubi barocche che erano popolati di cherubini, appena individuati nell'arancio, ed è incorniciato da un buio che sfuma di blu qualche parete. Il colore cola dal disegno a sospenderlo su una zona della tela e dell'immaginazione e a farne un luogo nascosto nel cuore.
Sito web:  www.ceciliapiersigilli.it/

Cecilia Piersigilli

Cecilia Piersigilli


ACHILLE QUADRINI
Un viaggio all'interno dell'anima umana è una tela di Achille Quadrini. Il pensiero si inabissa in un buio antico dove non c'è linguaggio né possibilità di raccontare un ricordo. La luce si fa strada baluginando come un pesce abissale, come un lampo nella notte, come un volo di lucciole in un campo a giugno, come un fremito della coscienza.
Sito web:  www.achillequadrini.it


Achille Quadrini


Achille Quadrini e Rita Castigli


MAURO TIPPOLOTTI
Mauro vuole esprimere il respiro dell'universo con quei mille e mille colpi di pennello, con quei mille e mille colori simili a particelle elementari, coinvolte in un moto perpetuo e frenetico. La realtà è il fuoco secondo Eraclito che Tippolotti cita quale ispiratore del suo trittico dall'andamento ciclico.

Sito web:  www.maurotippolotti.com



Mauro Tippolotti


Mauro Tippolotti


DAVID URRU
Anche David subisce l'incantesimo del castello di Roccascalegna. La tela si increspa nei moti del vento e il cielo è percorso da fuggiasche nubi bianche. I monti si inerpicano selvatici e caparbi sulla tela, mentre i colori sfuggono al richiamo della realtà accendendosi di spruzzi rossi come ferite nascoste nella storia e il sole è un cerchio vuoto come la corona di un'eclissi incompleta.
Sito web:  www.davidurru.it/


David Urru

David Urru

Collegamento all'ALBUM con tutte le foto di Aurelio

Sito web del Rotary Club di Atessa:

www.rotaryclubatessa.it

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Art laboratory at the Castle
Nine artists at Roccascalegna helping the Rotary Campus


Pippo Cosenza, Silvano D'Orsi e Achille Quadrini


Under the stars and very close to the stars, on the ramparts of the castle of Roccascalegna, the grim stone structure, which extends to the sky an inaccessible spur of rock, surrounded by an endless widening of green hills and valleys where the Maiella stone imposes an immense dusky limit towards the west, nine artists worked on their canvases with the aim to help the Rotary Club of Atessa to offer a summer camp for disabled children in the District.
In addition to the eighteen paintings, some fine ceramics have been created with the raku technique, a sensational show of flames and smoke that left on the surface of the pieces a particular lustre, as if the ever-changing sky or the Maiella were reflected.

The initiative has been the result of the converging energies of the President of the Rotary Club of Atessa, of Pippo Cosenza and of Silvano D'Orsi, who together have  involved the artists in an intense three-day festival.

ANDREA BAFFONI

Andrea's imagination has been subjugated by the castle, spectral threats lurk there, a dense dark pours slowly over it like a liquid shroud. The tower, a white ghost's face where all a child's nightmares are concentrated, captures Andrea. He defends himself using the weight of his studies and the lightness of his imagination and gambling with the perceptions of a mysterious spooky past.
Mail:  andrea.ba76@gmail.com

ANGELISA BERTOLONI

Without undergoing the influence of the place, she remains coherent in her pursuit of the ever-changing grace of classical dancers. She fixes them in arabesques, precious shapes like lace on silver or black backgrounds that place them in a space that is only in the mind and the heart, the immaterial space that the artifice of "danser aux pointes" fills with rarefied and timeless beauty.
Web site:  www.angelisabertoloni.it

PIPPO COSENZA

The Sicilian artist constructs fascinating structures in relief on the canvases with geometric grace and inserts evocative images veiled by networks of memories. Then he floods them with the colours of the old plastered walls of his infancy. Maybe for some sort of shyness, he covers his superb and rigorous fantasy and makes it fall into a more modest reality where time passes and consumes conferring a different tender beauty.
Web site:  www.cosenzainarte.it

SILVANO D'ORSI

Silvano has a world of humor and grace that gives life to his paintings. His charming elegant and melancholic mannequins are alive and impressive. Pulcinella has removed his pathetic mask and has no face. He thoughtfully lets the gray inexorably consume his contours. The flat and silver space evokes an implacable silence around these beautiful creatures, prototypes of dreams and emotions that tend to become evanescent and bright, moving moments of nostalgia with no escape.
Web site:  www.sangiorgioarte.it/it/artisti/dorsi-silvano

ARNHILD KART

The multifaceted artist in her sculptures creates human figures in acrobatic isolation and in hazardous areas of irony and tenderness. Here in the paintings she traps the perception in a network of right angles, like a cage of thoughts where reality is hidden and somehow lost. The game is over, the esprit de géometrie wins and gradually closes down imagination.
Web site:  www.arnhildkart.de

CECILIA PIERSIGILLI

Cecilia falls in love with the landscape around her and submerges it in the blurred colors of sunset. But the sky lights up the shades of those baroque clouds that were populated by cherubs, barely identified in the orange, and is framed by a darkness that blends some walls in blue. The colour drains from the image and suspends it on an area of the canvas and of the imagination until it becomes a place hidden in the heart.
Web site:  www.ceciliapiersigilli.it

ACHILLE QUADRINI

painting by Achille Quadrini is a journey into the human soul. Your mind sinks in an ancient darkness where there is no language or possibility to tell a memory. The light makes its way flickering like a deep-sea fish, like a flash in the night, like a flight of fireflies in a field in June, like a quiver of consciousness.
Web site:  www.achillequadrini.it

MAURO TIPPOLOTTI 

Mauro wants to express the breath of the universe through thousands and thousands of brush strokes, through thousands and thousands of colours like elementary particles involved in perpetual and frenetic motion. Reality is symbolized by the fire according to Heraclitus that Tippolotti quotes as inspiration for his cyclical triptych.
Web site: www.maurotippolotti.com

DAVID URRU

David undergoes the spell of Roccascalegna castle. The canvas ripples in the movements of the wind and the sky is crossed by fugitive white clouds. The wild and stubborn mountains climb up on the canvas, while the colours are beyond the call of reality and red wounds open in the hidden story. The sun is an empty circle like the crown of an incomplete eclipse.
Web site:  www.davidurru.it


Web site of Atessa Rotary Club:
www.rotaryclubatessa.it

domenica 7 febbraio 2016

Il nuovo Grande Museo del Duomo di Firenze

Splendori e misteri tra Gotico e primo Rinascimento




A leggere la storia del Duomo di Firenze si resta stupiti: sembra che lì si sia concentrata la creatività artistica italiana per due secoli. La visita alla cattedrale la racconta solo in parte perché nel lungo arco di tempo che corre dalla sua fondazione tanti capolavori sono stati “accantonati”, nel senso stretto del termine, in quello che è diventato nel 1891 il museo dell'Opera del Duomo. 
La storia ha inizio nel 1296 con l'istituzione dell'Opera di Santa Maria del Fiore con la benedizione e posa della prima pietra. Creatura dei Fiorentini, curata dalle Arti e dalle istituzioni ecclesiastiche, affidata ai più grandi architetti del tempo: prima Arnolfo di Cambio, Giotto, Andrea Pisano,  e poi avanti fino a Filippo Brunelleschi che la corona con la straordinaria e rivoluzionaria cupola.
Nel tempo la Signoria medicea acquistò una crescente ingerenza sulla gestione del Duomo tanto che nel 1587 Francesco I poté decidere di demolire la facciata arnolfiana per aggiornare la chiesa alla moda del tempo. Ma a sostituire quella gotica fu un trompe-l'oeil che solo nel 1887 venne eliminato a favore di una vera facciata architettonica che riprendeva e completava quella originale. 
Anche gli interni del duomo sono stati rimaneggiati in modo impressionante, fortunatamente senza buttare via tutto: per esempio le cantorie scolpite da Donatello e Luca della Robbia sono visibili nel Museo come pure i bassorilievi di Baccio Bandinelli per il coro. Un meraviglioso patrimonio di sculture è collocato finalmente in un Museo degno di tanta grandezza e di Firenze. E' stato progettato da Mons. Timothy Verdon che inquadra i tanti capolavori in un contesto nuovo e prestigioso che li rende pienamente fruibili. Così  reinventato, sfiderei anche una neghittosa classe di scuola media ad annoiarsi visitandolo.



Appena entrati ci si para davanti una grandissima lastra di marmo candido e lucido con incisi alla rinfusa i nomi degli artisti che lavorarono alla cattedrale, un impressionante brainstorming... 
Nella prima sala un video racconta la storia del Duomo ma già gli occhi corrono verso la facciata ricostruita a grandezza naturale. L'impianto riproduce quella originale disegnata da Arnolfo di Cambio che realizzava una sinossi dei fatti e personaggi della fede importanti per i Fiorentini: le storie di Maria, i dottori della chiesa, gli evangelisti, i santi preferiti e gli angeli musicanti o protettivi, così il fedele poteva cogliere con un colpo d'occhio la bellezza della fede nella grazia e solidità della struttura e si sentiva fortificato. 
Non vi sono i gargoyle delle facciate gotiche del nord e un sentimento di serenità pervade tutto. Tra gli angeli ve n'è perfino uno che sorride apertamente, felice, come divinamente inebriato, e crea  una nota quasi rivoluzionaria che anticipa gli angioletti giocosi del '500 e del '600. Di fronte alla facciata sono esposti gli originali delle porte del Battistero con la possibilità di sedersi per guardare con calma. 




Le due balconate che si affacciano sulla facciata sono percorse da una processione di statue candide e perfette esaltate dalla luce che circonfonde tutte le opere di malioso silenzio e mistero. Di fronte ad esse, le formelle trecentesche e quattrocentesche con le rappresentazioni di storie bibliche, arti e mestieri piene di grazia e superba maestria. 
Ma davanti alla Pietà Bandini di Michelangelo tutti si fermano. Un pathos profondo effonde dalla pietra neanche disturbato dall'assenza di una gamba del Cristo né dalla figura della Maddalena scolpita tardivamente da Tiberio Calcagni, quasi una spettatrice del dramma. Il viso di Nicodemo è l'autoritratto del settantenne Michelangelo in silenziosa meditazione sulla morte. Un'opera concepita per la propria tomba, che egli cercò di distruggere a martellate per la sofferenza che gli provocava quel blocco di pietra durissima e irregolare e che lasciò incompiuta, estrema nella essenzialità dei tratti distillati nella pietà e nel dolore.




Altrettanto drammatica è la Maddalena Penitente di Donatello scarnificata dalla sofferenza e dal tempo, un'opera eseguita cento anni prima della Pietà. Poco distante, in una falsa finestra rotonda che è in realtà uno schermo scorrono le vetrate dipinte da Donatello, da Lorenzo Ghiberti, Paolo Uccello e Andrea del Castagno. Giustamente il Berenson scrive che solo gli artisti fiorentini avevano una personalità talmente ricca che nessuna arte ne esauriva l'espressione, riferendosi ai geni da Giotto a Michelangelo la cui grandezza in questo Museo si respira.


Benché io spesso guardi con una certa superficialità le opere di oreficeria pur bellissime dei Musei Diocesani, qui l'altare di San Giovanni, Patrono di Firenze, ha il prestigio di un'opera d'arte. Vi hanno lavorato i grandi orafi-scultori e architetti di Firenze per oltre due secoli e non basterebbero molte ore per osservare l'incredibile molteplicità dei capolavori che ne fanno parte.


Croce del Tesoro di San Giovanni
(da Wikipedia)
La croce astile poi presenta un interrogativo suggestivo:  ai due lati opposti del tempietto sottostante il Golgota su cui poggia la Croce (dentro le mura turrite d'una calligrafica Gerusalemme popolata di serpenti e teschi) siedono due San Giovanni in ricchi mantelli, su due faldistori, senza aureola, senza croce e con il viso volto di lato. 
L'opera è di una estrema complessità e come tutte le croci del tempo presenta un fronte e un retro differenti: la statuetta del Cristo è solo sul lato anteriore. Anche le figure dei Dolenti sono rivolte in avanti, come pure gli angeli del segmento inferiore dell'opera. Perché invece c'è un secondo San Giovanni rivolto all'indietro?



La cronologia darebbe ragione al competente e appassionato custode che ci ha semplicemente risposto che era una Croce processionale e anche il retro aveva dunque un San Giovanni in trono perché tutto il popolo lo potesse vedere. Ma questo tipo di simmetria non vale per il resto dell'opera come per le altre croci astili del tempo. Gli autori, Antonio del Pollaiolo e Betto di Francesco Betti, vennero pagati (rispettivamente 2002 e 1030 fiorini) nel 1459, ma risulta che l'opera venne modificata successivamente dal Pollaiolo che vi lavorò nuovamente nel 1468 per trasformarla da reliquiario alla croce attuale. Si ritiene che in questa occasione vennero aggiunti il crocifisso (in sostituzione della teca di cristallo che conteneva la reliquia) e le figure laterali, e comunque l'opera venne radicalmente trasformata. Perché non supporre che la committente Arte di Calimala o dei Mercatanti non pensasse alla imminente signoria di Lorenzo e Giuliano, i figli di Piero dei Medici detto il Gottoso, notoriamente già ammalato tanto che morirà l'anno seguente, anticipandone la gloria?
I due San Giovanni appaiono ben diversi da quello del vicino e contemporaneo paliotto d'argento, scolpito secondo Vasari dallo stesso Pollaiolo: questi guarda avanti cioè ai fedeli, in piedi, vestito di vello di pecora, con una croce sottile in mano e l'aureola, tratti peculiari del Santo: tratti che sono tutti assenti dalle due figure maschili assise su faldistori. 
Va aggiunto che la committente del paliotto, completato nel 1483, era la stessa Arte di Calimala. Non è strano che volesse il Santo così differente?


Michelangelo nelle tombe medicee a San Lorenzo raffigura Giuliano e Lorenzo de' Medici seduti alla stessa maniera dei due San Giovanni, con le gambe rilassate e divaricate e il capo girato da un lato... Non si può pensare che il Buonarroti citasse consapevolmente quella loro precedente raffigurazione?
Lascio la mia ipotesi ad indagini più accurate...

(da Aspasia)
(da Thinglink)

Il Grande Museo del Duomo è il risultato di un immenso e brillante sforzo per dare la degna cornice ad uno stupefacente numero di capolavori ed ha coinvolto nel lavoro di pulizia e restauro di ben 700 opere un gran numero di tecnici esperti per tre anni. E' uno scrigno grandioso di bellezza, cultura e civiltà, un'esperienza dalla quale si esce arricchiti e più fiduciosi nell'umanità, e raggiunge lo stesso scopo di crescita edificante per il quale quella facciata era stata concepita e creata nei secoli  dal XIII al XV.

Collegamento:




The New Great Cathedral Museum of Florence

Splendor and mysteries between Gothic and early Renaissance


In reading the history of Florence Cathedral, one is struck: it seems that there was concentrated the Italian artistic creativity for two centuries. The visit to the cathedral tells it only partly because in the long arc of time that runs from its foundation many masterpieces have been "stored", in the strict sense of the term, in what became in 1891 the Museo dell'Opera del Duomo
The story begins in 1296 with the establishment of the Opera di Santa Maria del Fiore with the blessing and the laying of the cornerstone. Creature of the Florentines, curated by the Arts and by the ecclesiastical institutions, entrusted the greatest architects of the time: first, Arnolfo di Cambio, Giotto, Andrea Pisano, and then forward until Filippo Brunelleschi crowned it with the extraordinary and revolutionary dome. Over time, the Medici Signoria acquired a growing interference in the Duomo management so much that in 1587 Francesco I was able to decide to demolish  Arnolfo's façade to update the church to the fashion of the time. But the Gothic façade was replaced by a trompe-l'oeil that only in 1887 was eliminated in favor of an architectural façade that resumed and completed the original. The interior of the cathedral was also restructured at various times, fortunately without throwing away everything: for example the balconies carved by Donatello and Luca della Robbia are visible in the Museum as well as Baccio Bandinelli's bas-reliefs for the choir.
A wonderful heritage of sculptures is finally placed in a museum worthy of such greatness and of Florence. It was designed by Msgr. Timothy Verdon framing the many masterpieces in a new and prestigious environment which makes them fully accessible. Thus reinvented, I would challenge an indolent middle school class of being bored visiting it.

As soon as you enter, you find yourself in front of a great candid and shiny marble slab inscribed with the names of the great artists who worked at the cathedral, an impressive brainstorming...
In the first room, a video tells the history of the Cathedral but your eyes run towards the façade rebuilt life size. The plant reproduces the original one designed by Arnolfo di Cambio who allegedly made a synopsis of the facts and the faith characters relevant to the Florentines: the stories of Mary, the doctors of the church, evangelists, saints and  musicians or protective angels, so the faithful could catch at a glance the beauty of faith in the grace and strength of the structure and felt fortified.
There are not the gargoyles of the Gothic façades of the North and a feeling of serenity pervades everything. Among the angels there is even one who smiles broadly, happy, as divinely intoxicated, and it creates a note almost revolutionary that anticipates the little angels frolicking in the XVI and XVII centuries. In front of the façade they are exposed the originals of the doors of the Battistero with the chance to sit and watch quietly.

The two balconies that overlook the façade are lined by a procession of white statues and perfectly sublimated by the light that circumfuses all the works of magic silence and mystery. In front of them , the fourteenth and fifteenth-century panels with depictions of biblical stories , arts and crafts filled with grace and superb craftsmanship.
But before the Pietà Bandini by Michelangelo everybody stops. A deep pathos infuses the stone not even disturbed by the absence of a leg in the figure of Christ or by the Magdalene carved belatedly by Tiberio Calcagni, almost a spectator of the drama. The Nicodemus' face is the self-portrait of  ageing Michelangelo in silent meditation on death. A work he conceived for his own tomb and which he tried to destroy with a hammer for the suffering that resulted from the hard and irregular stone block and that he left unfinished, in the extreme synthesis of the traits distillated in piety and in pain.

Equally dramatic is the Penitent Magdalene by Donatello, lacerated by suffering and by the time, a work carried out one hundred years before the Pietà. Nearby, in a false round window that is actually a screen, scroll through the painted glasses by Donatello, Lorenzo Ghiberti, Paolo Uccello and Andrea del Castagno. Rightly Berenson writes that only the Florentine artists had such a rich personality that no art could express exhaustively, referring to the geniuses from Giotto to Michelangelo whose magnitude in this Museum is breathed.

Although I often look with a certain superficiality at the works of jewellery in many beautiful Diocesan Museums, here the altar of St. John, Patron Saint of Florence, has the prestige of an artwork. There have worked great goldsmiths, sculptors and architects of Florence for over two centuries and many hours would not be enough to see the incredible diversity of the masterpieces that belong to it.

The processional cross exposed in front of it presents a fascinating question: the two opposite sides of the temple below Golgotha ​​on which the Cross stands ( in the turreted walls of a calligraphic Jerusalem populated by snakes and skulls ) sit two San Giovanni in rich cloaks, on two thrones (faldistori) without an aureole, without a cross, and with their faces turned sideway.
All the crosses of the time have a different front and rear: so the statue of Christ and the figures of the Mourners and the angels are facing forward. Why is there is a second St. John turned backwards?
History would give reason to the competent and passionate guardian who just replied that it was a processional cross and all the people had the possibility to see San Giovanni. But this kind of symmetry does not apply to the rest of the work as for other processional crosses of the time. The authors, Antonio Pollaiuolo and Betto di Francesco Betti, were paid (respectively 2002 and 1030 florins) in 1459 for the creation of a reliquary, but it was changed later by Pollaiolo who worked on it again in 1468 to transform it from a reliquary to the current cross. It is believed that on this occasion were added the crucifix (replacing the glass case containing the relic) and the side figures, and in any case the work was radically transformed. Why not assume that the Art Calimala or Mercatanti that paid for it did not think about the upcoming lordship of Lorenzo and Giuliano de' Medici, the sons of Piero il Gottoso, lord of Florence, (notoriously already ill so that he died the following year) anticipating their glory?
The two San Giovanni appear very different from that of the nearby contemporary silver altarpiece, carved, according to Vasari, by the same Pollaiolo: he looks ahead to the faithful, standing, dressed in sheepskin, with a thin cross in his hand and the aureole, the peculiar traits of the Saint: they are all absent from the two male figures sitting on faldistori of the cross. It should be added that the purchaser of the altarpiece, completed in 1483, was the same Art Calimala. Isn't it strange that it wanted a so different Saint?
Michelangelo in the Medici's tombs in San Lorenzo depicts Giuliano and Lorenzo de' Medici sitting in the same way as the two St. John, with their legs apart and relaxed and their heads turned sideways... Why can we not think that Buonarroti quoted consciously  their previous portrayal ?
I leave my hypothesis to a more thorough investigation ...

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