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domenica 1 luglio 2018

Il Palazzo e il Pozzo

Giuseppe Fioroni tra presente, passato e sogni


Giuseppe Fioroni

Per raccontare la lunga carriera di questo artista occorrerebbero molte ore e libri ponderosi. 
Mi limiterò qui ad accennare alle sue mostre ospitate da sedi di altissimo prestigio a Washington, Potsdam, Madrid e Londra oltre che in Italia; citerò soltanto quella del 2014 a Palazzo Medici Riccardi a Firenze e quella appena conclusa nella Sala Vasariana del palazzo della Cancelleria Apostolica Vaticana a Roma, alla quale si riferiscono le immagini della prima parte di questo articolo.

Della sua pittura hanno parlato grandi nomi della critica d'arte come Vittorio Sgarbi e Philippe Daverio, e invitiamo tutti ad accedere al sito web dell'artista per conoscere la sua ricchissima bibliografia, o a sfogliare i suoi splendidi cataloghi.


Giuseppe Fioroni
Giuseppe Fioroni con Philippe Daverio
Cancelleria Apostolica, Sala Vasariana
Giuseppe Fioroni

Perché tanto interesse e tanto amore? Ovviamente non può essere solo il fascino del personaggio che con la fisarmonica fa rivivere gustose tradizioni popolari umbre e anche celtiche, o la simpatia e la curiosità che Fioroni suscita dal primo incontro, o l'impressione che sia un mago, come scrive D'Averio. 
Sono proprio le sue opere che accolgono gioiosamente lo spettatore nel loro spazio emozionale, uno spazio esuberante e tenero che sa risvegliare in noi la meraviglia dell'infanzia. Personaggi affascinanti si fanno strada nel colore venendo incontro allo spettatore attraverso uno spazio denso di presenze misteriose e fluide. Il loro movimento è dall'invisibile al visibile, dal passato al presente, dal sogno alla realtà, ma senza mai varcarne la soglia. Ne restano sempre al di là, come trattenuti dalle trame del colore, trame anche di storie, di racconti, di poesie.
Fioroni è fedele a un linguaggio che è comprensibile e insieme complesso, pieno di affettività e di rimandi alle favole e al circo dove la fantasia spazia e gioca, dove tutto è familiare e insieme sorprendente.


 Giuseppe Fioroni
  
Giuseppe Fioroni

Giuseppe Fioroni

Giuseppe Fioroni


Giuseppe FioroniGiuseppe Fioroni

 Giuseppe FioroniGiuseppe Fioroni

Giuseppe Fioroni


Se nei lavori su tela colpisce l'avventura e la libertà del colore che si addensa a dare apparente concretezza alle figure e che poi intorno si allarga in trasparenze come vapori e nuvole, nelle ceramiche l'espressività di Fioroni agisce sui volumi, tanto che nei piatti e nelle formelle li evidenzia con tratti che incidono la superficie.
La Torre di Babele diventa la grande metafora del mondo di oggi, con la scala che in un crescendo di solitudine e di violenza la percorre verso la cima dove la ferita delle Torri Gemelle marca l'orrore cui si può giungere.
I Presepi raccontano la storia della Nascita nelle lingue più varie ma sempre fresca e commovente. Nei piatti la bizzarria giocosa di Fioroni trova un altro campo di espressione originale ed estroso.

Giuseppe Fioroni
 
Giuseppe FioroniGiuseppe Fioroni

Giuseppe Fioroni
(Foto Paolo Ficola)
Giuseppe Fioroni
(Foto Paolo Ficola)



A conclusione di questa prima parte, vorrei citare i due grandi critici che ho menzionato all'inizio: secondo Vittorio Sgarbi Fioroni “è al confine tra reale e irreale, storia e metastoria, dipinto e ceramica, fra astrazione e figurazione. È in questo azzardo continuo, all'interno di una poesia che riscontra la magia nelle cose semplici, che va cercata la radice più autentica dell'arte di Giuseppe Fioroni”.
Philippe Daverio suggerisce che Fioroni riprende il corso della storia dell'arte dalla sospensione che la prima guerra mondiale aveva provocato, e lo avvicina a James Ensor e a Maurice de Vlaminck prima che “il fango delle trincee rendesse cupa la sua tavolozza”; lo accosta “agli arlecchini rosa del primo Picasso e agli svolazzi celesti di Marc Chagall”. 
Non si tratta certo di imitazione, ma del riscoprire una freschezza espressiva ricca di evocazioni e di vibrazioni che imprimono alle sue opere un denso e intenso valore poetico.

*   *   *


Giuseppe Fioroni a Mugnano
Giuseppe Fioroni a Mugnano

Ma Giuseppe Fioroni è noto anche per la generosità e l'amore per la sua terra.
Il suo più recente regalo è un'opera di grande fascino e poesia donata a Mugnano, il paese dei Muri Dipinti tra Perugia e il lago Trasimeno.
Sette formelle in ceramica si incastonano nel pozzo della Piazza del Castello al centro del paese, facendone un gioiello lucido e brillante. Nel realizzarle l'artista ha obbedito al sentimento di affetto che lo lega a Mugnano, paese da lui frequentato tanto tempo fa e del quale ricorda personaggi e amici cari.



Giuseppe FioroniGiuseppe Fioroni

Giuseppe Fioroni


Ogni formella è parte di un racconto che suona come un canto epico, alto, dove i personaggi sono protagonisti di una grande avventura spirituale e storica. Questo è vero per i cavalieri rappresentati, ma vale anche per gli artigiani e i contadini. C'è il richiamo a fatti reali ma questi sembrano sognati, prendono forme e colori che la fantasia ha trasformato e cosparso di magia, come nei dipinti medievali dove il mondo sensibile si sublima verso l'astrazione.
Cavalieri di Malta, Templari e monaci Benedettini richiamano la storia di Mugnano e le sue origini e ci proiettano nel mito e nel Medioevo. Il Medioevo è anche e soprattutto una dimensione dello spirito, la possibilità della verità del sogno, la fantasia che trasfigura la realtà. Nel percorrere i vicoli del paese si può sentire che ci sono quei personaggi che nei loro nobili costumi, come numi tutelari, vegliano da una distanza stellare e celeste sulla cinta muraria antica sette secoli e sulle sue torri belle e possenti.
L'arte di Fioroni realizza questa magia perché parla al cuore spingendo l'immaginazione a prendere il volo. Il tempo fermato nelle formelle riprende il suo cammino portando con sé quei valori e quei miti che diventano parte dell'oggi e ne illuminano il senso con richiami ancestrali.
Quella vera di pozzo, proprio come una vera nuziale, sposa due universi, passato e presente, realtà e fantasia, storia e mito, in una gioiosa armonia che l'arte di Fioroni sa creare.


*   *   * 

The Palace and the Well

Giuseppe Fioroni between present, past and dreams

To tell the long career of this artist would take many hours and ponderous books.
I will limit myself here to mentioning his exhibitions hosted by highly prestigious locations in Washington, Potsdam, Madrid and London as well as in Italy; I will mention only the one in 2014 at Palazzo Medici Riccardi in Florence and the one just concluded in the Sala Vasariana of the building of the Vatican Apostolic Chancery in Rome, to which the images of the first part of this article refer.
His works have been described by the great names of art critics such as Vittorio Sgarbi and Philippe Daverio, and we invite everyone to access the artist's website to learn about his rich bibliography, or to leaf through his splendid catalogs.
Why so much interest and so much love? Obviously it can not be just the charm of the character that with the accordion brings back to life tasty Umbrian and Celtic folk traditions, or the sympathy and curiosity that Fioroni raises from the first meeting, or the impression that he is a magician, as Daverio writes .
It is precisely his works that joyfully welcome the spectator in their emotional space, an exuberant and tender space that awakens in us the wonder of childhood. Fascinating characters make their way into color by coming to meet the viewer through a space full of mysterious and fluid presences. Their movement is from the invisible to the visible, from the past to the present, from dream to reality, but without ever crossing its threshold. They always remain beyond it, as if held back by the plots of color, also plots of stories, stories, poems.
Fioroni is faithful to a language that is comprehensible and at the same time complex, full of affection and references to fairy tales and the circus where fantasy spans and plays, where everything is familiar and at the same time surprising.
If in the works on canvas you are srticken by the adventure and the freedom of colours that thicken to give apparent concreteness to the figures and then spread in transparencies like vapor and clouds, in the ceramics the expressiveness of Fioroni acts on the volumes, so that in plates and in panels he highlights them with incisions that affect the surface.
The Tower of Babel becomes the great metaphor of today's world, with the ladder that in a crescendo of loneliness and violence travels it to the top where the wound of the Twin Towers marks the horror that can be reached.
The Cribs tell the story of the Birth in the most varied languages but always fresh and moving. In the dishes Fioroni's playful quirk finds another field of original and fanciful expression.
At the end of this first part, I would like to mention the two great critics I mentioned at the beginning: according to Vittorio Sgarbi, Fioroni " is on the border between real and unreal, history and metahistory, painting and ceramics, between abstraction and figuration. It is in this continuous gamble, within a poem that finds magic in simple things, that the most authentic root of the art of Giuseppe Fioroni should be sought ".
Philippe Daverio suggests that Fioroni takes up the course of art history from the suspension that the First World War had caused, and brings his work close to James Ensor and Maurice de Vlaminck before "the mud of the trenches darkened his palette"; he compares it "to the pink harlequins of the first Picasso and to the celestial flourishes of Marc Chagall".
It is certainly not an imitation, but a rediscovery of an expressive freshness rich in evocations and vibrations that give a dense and intense poetic value to his works.

But Giuseppe Fioroni is also known for his generosity and love for his land.
His most recent gift is a work of great charm and poetry donated to Mugnano, the Village of Painted Walls between Perugia and Lake Trasimeno.
Seven ceramic tiles are set in the well of the Piazza del Castello in the center of the village, making it a shiny and brilliant jewel. In creating them the artist obeyed the feeling of affection that binds him to Mugnano, a village he frequented a long time ago and of which he recalls dear personalities and friends.
Each tile is part of a story that sounds like an epic, high song, where the characters are protagonists of a great spiritual and historical adventure. This is true for the knights represented, but also applies to craftsmen and peasants. There is a reference to real facts but these seem to be dreamed, take shapes and colors that fantasy has transformed and sprinkled with magic, as in medieval paintings where the perceptible world is sublimated towards abstraction.
Knights of Malta, Templars and Benedictine monks recall the history of Mugnano and its origins and project us into myth and the Middle Ages. The Middle Ages are also and above all a dimension of the spirit, the possibility of the truth of dream, fantasy that transfigures reality. As you walk through the narrow streets of the village you can feel that there are those characters who, in their noble costumes, like guardian gods, watch from a stellar and celestial distance on the ancient city walls of seven centuries and on its beautiful and mighty towers.
The art of Fioroni realizes this magic because it speaks to the heart pushing the imagination to take flight. The time stopped in the tiles resumes its journey bringing with it those values ​​and myths that become part of the present and illuminate its meaning with ancestral references.
That true of well, just like a real wedding ring, marries two universes, past and present, reality and fantasy, history and myth, in a joyful harmony that the art of Fioroni can create.




Giuseppe Fioroni a Mugnano

sabato 3 marzo 2018

Il foco, le nuvole e i fanghi

Visioni poetiche di Fausto Minestrini


Fausto Minestrini


Tanto tempo fa Fausto Minestrini dipingeva paesaggi con maestria e grazia, e incontrava il favore del pubblico vendendo alla grande. Ma un giorno incontrò Burri e questi gli chiese se non si annoiava... Così iniziò il suo percorso informale ed ogni suo quadro è stato un'avventura, un viaggio fatto con curiosità e sospinto da passione costante. La sua ricerca nuova e libera si è espressa in cicli di approfondimento instancabile da un lato di tecniche e materiali, dall'altro di temi. Anche se Fausto riconosce un debito di gratitudine a Burri e a De Gregorio, suo caro e compianto amico, la sua strada è totalmente originale.  Fausto cerca sempre nuove vie, come uno scalatore, e le percorre con grande rigore, ma anche con gioia infantile e direi quasi incoscienza.

Mette anima mediterranea in una concezione americana dell'arte informale che lui supera con un romanticismo di fondo che gli fa riversare sulla tela emozioni intense. Un dettaglio ricordato o presente, un merletto femminile, una rosa in boccio, una lettera antica danno l'avvio ad onde di emozioni colorate che investono la tela sovrapponendosi e infrangendosi, ma sempre creando armonia ed equilibrio.


Fausto Minestrini, Rita Castigli, Stefano Chiacchella

Fondamentale è il suo rapporto con la natura, suggeritrice sempre di colori e di forme, maestra di bellezza. Con lei c'è anche una intesa magica e,quasi stregone, Fausto coltiva fiori e piante antiche e officinali, vivendo le miracolose metamorfosi delle stagioni.
Il passato che continua a vivere nel presente dell' antico mulino, La Roscia, in cui vive crea il fondo fertile e intrigante delle sue opere. Alcuni critici hanno citato in proposito Leonardo e gli alchimisti:
...le machie de' muri, la cenere del foco, le nuvole e i fanghi che destano l'ingegno a nove inventioni.


Fausto Minestrini

E Fausto ne trae ispirazione anche grazie all'uso raffinatissimo e brillante della tecnica mista: inserzioni di carte antiche, oggetti evocativi, frammenti di sacco, scritte sottratte al loro contesto, metalli e vetri, superfici riflettenti, limature, terre e oro. Ogni elemento è manipolato dall'artista-faber perché solo attraverso il processo creativo prende significato e si carica di senso nel suo mondo visionario.
Nelle miniere di sogni e di ricordi l'oro trova significati molteplici, un tesoro prezioso da raggiugere che richiama le pratiche alchemiche come pure le combustioni che del passato gli permettono di esorcizzare l'indicibile.
Guardando le sue opere, dobbiamo avventurarci come Alice lasciandoci cadere nella cavità del tronco e accettando di abbandonare i nostri punti fermi, i riferimenti consueti, per affrontare un viaggio-scoperta. Come ad Alice vengono offerti biscottini e bottigliette, a noi vengono offerti indizi, tracce da seguire... Ma un'ambiguità sommessa s'insinua nella lettura dei quadri che sono sempre più complessi di quanto appare inizialmente.

Per esempio, in Passaje para tu corazon una chiave di antica foggia ci invita quasi rassicurandoci, ma troppe storie dolorose iniziarono con tanta semplicità...

Fausto Minestrini
Passaje para tu corazon
Fausto Minestrini
Per vederti meglio

Per vederti meglio cita la favola di Cappuccetto Rosso, espressione piena di amore da parte della nonna ma carica di minaccia da parte del lupo camuffato. E' una frase d'amore che richiama anche l'inquietudine  della famosa canzone dei Police: Every breath you take, I'll be watching you (Ti terrò d'occhio).
 

Fausto Minestrini
Vento tiepido

Fausto Minestrini
Tango

Così in Vento tiepido si richiama l'attimo fuggente della giovinezza e la musica lontana di Battisti.  
In Tango  una rosa ancora in boccio reca promesse mentre i colori si scatenano tra la passione e la violenza, un tuffo nell'ambiguità dei sentimenti primigeni.
Faro spento è il punto alto dal quale esplorare un mondo di nostalgia. E' spento ma la luce ancora viva dei ricordi aleggia intorno dolce e acre insieme.


Fausto Minestrini
Faro spento
Fausto Minestrini
Notte del serpente

Fausto Minestrini
Africa

Notte del serpente  ci immerge negli abissi dell'inconscio, liquide azzurrità piene di vitalità e di tranelli, mentre in Africa espode la fantasia infinita della natura nei suoi colori e disegni bizzarri: si aprono spazi d'infanzia e d'avventura, adrenalinici di paura e saturi di gridi e fruscii. Ma non è questo il mondo primitivo dentro di noi?

Tuono di luce esperimenta, come altre opere recenti, l'uso di luci interne all'opera stessa e il sentimento potente che le ispira trova ulteriore energia.
 

Fausto Minestrini

Fausto sintetizza la sua poetica con una frase semplice ma immensa: scrive che semplicemente cerca di dipingere il calore del sole, il colore del vento, il silenzio della luna.
 

Ma Fausto è anche generoso e ama tenere corsi ad aspiranti pittori per offrire loro le competenze tecniche necessarie perché possano esprimersi. I corsi, tenuti nel suo laboratorio (antro di Mago) sono amichevoli e pieni di allegria contagiosa. L'impegno è intenso ma gioioso.
Un'atmosfera di complicità, quasi di congiura, per arrivare lontano nella via della conoscenza e della bellezza.


Fausto Minestrini

Fausto Minestrini
Fausto Minestrini
Fausto Minestrini

Collegamento all'Album con tutte le foto della mostra e dell'atélier dell'Artista

Fire, Clouds and Mud

Fausto Minestrini's Poetic Visions

A long time ago Fausto Minestrini painted landscapes with skill and grace, and met the favor of the public by selling successfully. But one day he met Burri, who asked him if he was not bored ... 
So Fausto started his informal journey and every painting has been an adventure, a travel made with curiosity and driven by constant passion. His new and free research has been expressed in cycles of tireless research, on one hand on techniques and materials, and on the other on themes. Even if Fausto recognizes a debt of gratitude to Burri and De Gregorio, his dear and late friend, his path is totally original. Fausto always looks for new ways, like a climber, and runs them with great rigor, but also with childish joy and a sort of recklessness. 
He puts mediterranean soul in an american conception of informal art that he overcomes with a background of romanticism that makes him pour intense emotions onto the canvas. A remembered or present detail, a feminine lace, a bud rose, an ancient letter give rise to waves of colored emotions that invest the canvas overlapping and breaking, but always creating harmony and balance. 
Its relationship with nature is fundamental, always a suggestion of colors and shapes, a beauty teacher. With nature there is also a magical agreement and, almost a sorcerer, Fausto cultivates ancient and medicinal flowers and plants, living the miraculous metamorphosis of the seasons. 
The past that continues in the present of the ancient mill, La Roscia, in which he lives, creates the fertile and intriguing background of his works. Some critics have quoted Leonardo and the alchemists about it:... the stains on the walls, the ash of the fire, the clouds and the muds that arouse the talent to new inventions. 

And Fausto draws his inspiration also thanks to the refined and brilliant use of mixed techniques: insertions of ancient papers, evocative objects, sack fragments, writings subtracted from their context, metals and glass, reflecting surfaces, filings, sands and gold. Each element is manipulated by the artist-faber because it takes meaning only through the creative process and is charged with sense in his visionary world. 
In the mines of dreams and memories gold finds multiple meanings, a precious treasure to be reached that recalls alchemical practices as well as the combustions that allow him to exorcise the unspeakable of the past.
Looking at his works, we must venture like Alice letting ourselves fall into the trunk cavity and agreeing to abandon our fixed points, the usual references, to face a journey-discovery. As Alice is offered biscuits and bottles, we are offered clues, traces to follow... But a subdued ambiguity insinuates in the reading of the paintings that are always more complex than initially appears.

For example, in Passaje para tu corazon, an old-fashioned key invites us almost reassuringly, but too many painful stories began with such simplicity... 
To see you better cites the tale of Little Red Riding Hood, an expression full of love by her grandmother but full of threat from the camouflaged wolf. It is a phrase of love that also recalls the restlessness of the famous Police song: Every breath you take, I'll be watching you
Likewise in The lukewarm wind the fleeting moment of youth and the distant music of Lucio Battisti are recalled. In Tango a rose still in bloom brings promises while the colors are unleashed between passion and violence, a dip in the ambiguity of primitive feelings.
Off lighthouse is the high point from which to explore a world of nostalgia. It is off but the still vivid light of memories hovers around sweet and sour at one time. 
Night of the snake plunges us into the abysses of the unconscious, liquid azurness full of vitality and tricks, while in Africa the infinite fantasy of nature expires in its bizarre colors and designs: spaces of childhood and adventure, adrenaline of fear open up and saturated with shouts and rustles. But is this not the primitive world within us? 
Thunder of light experiences, like other recent works, the use of lights inside the work itself and the powerful feeling that inspires them finds further energy. 
Fausto summarizes his poetics with a simple but immense sentence: he writes that he simply tries to paint the heat of the sun, the color of the wind, the silence of the moon. 

But Fausto is also generous and likes to teach lessons to aspiring painters, to offer them the technical skills necessary to express themselves. The courses, held in his laboratory (Wizard's cave) are friendly and full of contagious happiness. The commitment is intense but joyous in an atmosphere of complicity, almost of conspiracy, to get far in the path of knowledge and beauty.




martedì 8 agosto 2017

Dissolvenze Incrociate

Una mostra itinerante di lavori a quattro mani e due anime

Cecilia Piersigilli e Rita Castigli


Dissolvenze Incrociate espone i lavori di coppie di artisti invitati da Giuseppe Salerno a costruire un percorso che nell'arco di quattro tele va dal mondo espressivo dell'uno a quello dell'altro, nella “modalità del linguaggio cinematografico… dove una realtà lentamente svanisce e una nuova emerge… Un sovrapporsi momentaneo di fotogrammi, una sequenza di atmosfere...”

Gli artisti hanno accolto l'invito di Giuseppe con impegno e generosità e i risultati sono bellissimi. Hanno aperto le barriere entro le quali germogliava la loro energia creativa accogliendo la linfa estranea. Hanno costruito dei lavori simbiotici di splendida qualità estetica, avvincenti e sorprendenti. La mostra vuole raccontare storie come film e costruire metafore liberando sogni e simboli che viaggiano da una tela all'altra.

Anna Massinissa e Massimo Melchiorri

Inevitabile guardare il flusso dei pensieri, dei segni e dei colori da sinistra verso destra come è abituale per noi, ma alla fine del percorso si torna a ritroso a cogliere l'insinuarsi e il sovrapporsi dei segni interpretando forse una storia più complessa e non rettilinea.
Il tranello in cui gioiosamente cade lo spettatore è proprio il desiderio di individuare una cronologia, una catena di eventi in ciascuna delle opere in quattro parti. Ogni opera ha una dialettica circolare, non aristotelica, per cui ad ogni passaggio dello sguardo nuovi significati vanno a investire le altre parti. Il risultato intriga chi guarda e l'insieme è molto di più della somma delle quattro tele, perché in ognuna si riverberano le altre tre. E benché le due centrali siano quelle in cui materialmente si realizza la sintesi, anche le altre ne traggono luce.
Cecilia Piersigilli e David Urru 

Così la ballerina di Angelisa Bertoloni si trova a ballare sulle pericolose schiume blu ribollenti di David Urru e tutto diventa danza. La forma al suo massimo di definizione estetica sembra lottare contro il suo rivale in quello che pare un combattimento e ricorda la lotta dei cartoons contro la “salamoia” nel film di Roger Rabbit.

Pippo Cosenza e Achille Quadrini

Le strutture urbane assolate, i muri antichi meridionali grondanti di storia e ricordi di Pippo Cosenza si frantumano nei mosaici spaziali di Achille Quadrini e vanno a sospendersi in un etere luminescente.

Le aree di colori contrastanti simili a collage di Riccardo Fioretti si riempiono a poco a poco di oggetti, ma si potrebbe dire che il mondo sovraccarico di cose, persone e ricordi di Maria Silvia Orlandini si va semplificando verso la purezza del colore privo di volume.

Rita Albertini e Arnhild Kart

Il mondo onirico e angoscioso di Rita Albertini, chiuso dentro una stanza senza finestre o porte, viene penetrato da coni di luce fino a perdere le pareti mentre i personaggi escono dalla prigionia e scompaiono nelle trame geometriche create da Arnhild Kart.

Lughia e Caterina Prato

Lughia e Caterina Prato si sono legate tramite un antico viottolo di cipressi che si snoda da una tela all'altra serpeggiando. È percorso a piedi nudi da una donna diretta al campanile nel blu, elegantissimo colore ricorrente che dal vestito della prima scena fa intuire la rete simbolica di un percorso esistenziale e spirituale.

Enrico Miglio e Fabio Grassi
 
Il passaggio dalle minute articolazioni del legno finemente lavorate in una struttura di apparente complessa funzionalità alla uniforme pace della terracotta verso la concretezza ruvida di sagome elementari affascinano nel lavoro di Enrico Miglio e Fabio Grassi.

Cecilia Piersigilli e Mario Boldrini 

Lo schema forse della terra, forse della coscienza di Mario Boldrini si insinua nel paesaggio di Cecilia Piersigilli arricchendolo ancora di mistero.

Stefano Chiacchella e Ferruccio Ramadori

La spazialità coloratissima di Ferruccio Ramadori, impressione di un cosmo in disordinata evoluzione, irrompe nelle forme chiuse e smaltate di Stefano Chiacchella, insinuando dubbi e corrodendo le superfici fino a ritornare all'illusione di una rappresentazione della realtà subito contraddetta da un simbolo di play.

Mauro Tippolotti e Chigusa Kuraishi

Due culture si sono incontrate infrangendosi l'una nell'altra. La ricerca di Mauro Tippolotti di rendere le dinamiche interiori del tempo ha incontrato l'onda primigenia della giapponese Chigusa Kuraishi per la quale la tensione lineare si incurva dissolvendosi in spuma.

Michela Meloni e Veronica Severi

Il lavoro di Michela Meloni e Veronica Severi si può considerare paradigmatico per la complessità del processo di avvicinamento, fusione e recupero identitario di ciascuna delle coppie di artisti: un paesaggio d'anima si va arricchendo di illusionistiche concretezze in direzione del paesaggio scabro, terrestre e insieme simbolico, delle piramidi di erosione, punto d'arrivo ma sempre provvisorio di un lavoro di scavo e di umana ricerca.


Villa Graziani a San Giustino (PG)

Villa Graziani a San Giustino (PG)

Villa Graziani a San Giustino (PG)

Stefano Chiacchella

Omero Angerame e Toni Bellucci

Achille Quadrini e Pippo Cosenza

Villa Graziani a San Giustino (PG)

La mostra Dissolvenze Incrociate è stata allestita nel suggestivo spazio di Villa Graziani a San Giustino (a cui si riferiscono le immagini) dal 18 giugno al 30 luglio 2017, e verrà ospitata in altre location secondo il seguente programma:

- dal 2 settembre al 15 ottobre Fabriano, Complesso San Benedetto
- dal 28 ottobre al 26 novembre Terni, Palazzo Primavera