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mercoledì 3 ottobre 2018

Un ponte tra Assisi e San Pietroburgo

Mostra d'arte internazionale a Palazzo Franchi


Svetlana Melnichenko

Ci sono luoghi dove l'armonia è nell'aria. 
Ci sono luoghi dove ogni cosa ha una storia da raccontare. 
Ci sono luoghi dove qualcuno ha lasciato eredità di gioia.
Qui nascono nuove idee che hanno l'armonia della bellezza e lo spessore del tempo.
Questo è Assisi. Non stupisce che qui molti artisti, da Giotto in poi, abbiano trovato un luogo dove dare forma alle proprie emozioni e alle proprie concezioni della vita.

Nell'Art Residence Pro Vobis ciò concretamente accade. Gli artisti si incontrano in uno spazio affettivo e ideale, ma anche fisico, in un silenzio dove il canto degli uccelli suggerisce sogni e i colli verdi a perdita d'occhio disegnano il morbido confine tra la terra e il cielo.

Qui si genera un senso di fratellanza, di superamento dei confini, nell'incontro cadono barriere linguistiche.


Svetlana Melnichenko

Nel poster della mostra la scultura di Svetlana Melnichenko ne sintetizza il senso profondo, è il ponte che unisce realtà differenti con uno slancio energico e luminoso. La bellezza dell'arcobaleno resa con la solidità del bronzo, e la luce calda dei tramonti assisani che splende nella pietra rosa del Subasio, sono il prezioso e luminoso simbolo di valori eterni.
La collaborazione e amicizia con Franco Prosperi ha messo da tempo in moto un progetto di gemellaggio fra Assisi e San Pietroburgo, già divenute sorelle e amiche in campo artistico. Anche la scultura dell'Artista assisano esprime un'energia carica di valori umani oltre che estetici nello slancio verso spazi pieni di bellezza. 
La pietra di Assisi, magnifica ma dura e ostica, è stata trascurata dagli scultori negli ultimi secoli, ma nuovamente imparare a scolpirla sarà lo scopo di corsi internazionali che la Melnichenko e Prosperi terranno presso l'Art Residence Pro Vobis per allievi e docenti dell'Accademia e scultori in genere che aggiungeranno al loro curriculum un titolo e una competenza significativi e rari.

Franco ProsperiSvetlana Melnichenko


Possiamo riconoscerci nel Francesco di Grace Barraza-Vega, ritratto quasi infantile, con le mani che accarezzano un gatto bianco; la pelle del Santo ha il colore del sole e del grano e il viso tende a tingersi del colore del cielo in una metafora dell'identità di uomo e natura. 
L'alba dalle dita di rosa accarezza il mondo, come ha fatto sempre anche molto prima del citato Omero. Il silenzio che si sprigiona dal quadro di Debbie Cannatella è quello del tempo, dove le grandi rivoluzioni non fanno rumore e ogni cosa, la casa i prati gli alberi i colli, trova posto pacificamente nello spazio infinito.

Grace Barraza-VegaDebbie Cannatella

Un profondo mistero si cela nel quadro di Claudio Carli. Il pennello lo esplora con mille e mille segni senza riuscire a svelarlo, però facendo percepire la forza della radice antica. È questa che conosce quel mistero e lo racconta nel suo linguaggio facendoci sentire i limiti del nostro.
I volumi puri di Hisu Choi ci invitano ad accarezzarli con gli occhi e a percepire con le mani la morbidezza evocata. La femminilità è portata a un'astrazione assoluta fino a diventare la genesi della vita stessa che cresce assorbendo la luce e l'aria.

Claudio Carli Hisu Choi

Nel muro antico vi sono due aperture, una angusta e bassa e una larga e alta che danno verso l'azzurro. Così Pippo Cosenza dà forma poetica e metaforica alla vita vissuta, dove nel concreto del quotidiano si danno sempre scelte possibili. Le tre figure, come una divinità tripartita, si pongono come enigmi onirici e silenti.
La razionalità di Mariette Egretau, il suo esprit de géometrie, analizza il dettaglio di una prua di barca e delle sue boe colorate, ma è il gioco dei riflessi sull'acqua che riempie la tela, il cangiante percorso dei colori sulla superficie lucida e mobile dell'acqua che richiama l'ipnotico inganno che uccise Narciso.

Pippo CosenzaMariette Egreteau

La natura morta di Luigi Frappi, nella sua perfezione e bellezza, ha la potenza di un grido. La polpa del cocomero spaccato, così lacerata, emerge da un buio metafisico raccontando di ferite ancora aperte e di solitudini innocenti e orgogliose.
Il paesaggio di Barbara Hammond, luogo roccioso e scabro, sembra tremare sotto il cielo perfettamente azzurro. Una vita profonda vi è stata infusa dalla mano appassionata dell'Artista che scolpisce il foglio con spessori dinamici di colore fino ad ottenere riverberi corruschi e misteriosi.

Luigi Frappi

Barbara Hammond

La strada metropolitana di Arnhild Kart conduce verso una destinazione ignota, bianca come il futuro sconosciuto o forse il nulla, aprendo uno squarcio tra muri di vetro altissimi e sfrecciando come la scia luminosa lasciata da una gelida cometa in fuga.
La tela di Bruno Marcelloni crea uno spazio di buio soffice e profondo. Guardandolo, si perde il senso della dimensione che potrebbe essere immensa come lo spazio cosmico nell'inseguire l'impressione di una luce arcana nascosta dentro.

Arnhild KartBruno Marcelloni

Franco Prosperi scatena la sua fantasia barocca creando sensuali volute aeree sulle quali però si appoggiano elmeenti discordi. La base fa pensare alla teca di un reliquiario antico. Ne emana un senso di sacralità, dove lo slancio vitale e fantasioso ha radici consapevolmente mistiche.

Franco Prosperi

Le nuvole di Umberto Raponi, ognuna di un colore diverso e contrassegnata da una lettera alfabetica, si fanno strada nel ritaglio del foglio rivelando la propria natura cartacea. Così i due fiammiferi accesi non sono una minaccia, essendo anch'essi parte del gioco ironico della fantasia. Quel gioco però forse nasconde una minaccia vera.
La donna che Neva Rossi dipinge è fatta solo dal colore, il suo esistere è dato dalla luce che rimbalza sulle superfici colorate. Esprime una riflessione sulla impalpabile consistenza dell'essere e sulla solidità del sogno.

Umberto Raponi

Neva Rossi

Il paesaggio nella fotografia di Christopher Ryan è così pulito e bello che sembra irreale; le ombre delle nuvole dipingono sulla terra aree di grigio e le loro candide forme fanno percorrere agli occhi l'immensità del cielo.
Anche dopo tanti anni che vive qui, il paesaggio umbro sorprende ancora Alison Ryde con la sua bellezza: la pietra e le tegole del paesino medievale arrampicato sul colle, il verde scuro del bosco, le sagome snelle dei cipressi, le chiome argentee degli ulivi. Quello in primo piano sembra una luce magica accesa sul verde fresco del prato.

Christopher Ryan

Alison Ryde 

Le larghe pennellate azzurre di Joycelyn Schedler percorrono la tela come grandi onde ma l'altissimo abete riconduce alla terra. Il blu crea profili di colli e ombre di valli su una superficie di quell'indefinibile rosa che è tipico della terra arata e asciutta e dei muri di paesi pieni di storia.
Nina Schenck condensa la sua esperienza dell'Art Residence nella scaletta del giardino. Una luce carezzevole evidenzia le pietre e i fiori e il legno del corrimano. La freschezza del lavoro fatto en plein air conserva e trasmette i profumi, i suoni e la brezza in un ricordo gioioso.

Joycelyn Schedler

 Nina Schenk


*   *   *

A Bridge between Assisi and St. Petersburg

International art exhibition at Palazzo Franchi


There are places where harmony is in the air. 
There are places where everything has a story to tell. 
There are places where someone has left a legacy of joy. 
Here new ideas are born that have the harmony of beauty and the thickness of time.
This is Assisi. No wonder that here many artists, from Giotto on, have found a place to give shape to their emotions and their conceptions of life.
At Art Residence Pro Vobis this concretely happens. The artists meet in an emotional and ideal, but also physical space, in a silence where birds' songs suggest dreams and green hills, as far as the eye can see, draw the soft border between earth and sky.
Here a sense of brotherhood is generated, of overcoming the boundaries, language barriers fall. 
In the poster of the exhibition GRAVITY, the sculpture by Svetlana Melnichenko summarizes its profound meaning, the bridge that unites different realities with an energetic and luminous impulse. The beauty of the rainbow, rendered with the solidity of bronze and the warm colour of the pink Assisi stone, is the precious and luminous symbol of eternal values. Svetlana's collaboration and friendship with Franco Prosperi has put in motion a twinning project between Assisi and St. Petersburg, already become sisters and friends in the artistic field. Even the sculpture by the Artist from Assisi expresses a special energy, the Gravity of human as well as aesthetic values ​​in the impulse towards spaces full of beauty.
The pink stone of Mount Subasio, magnificent but hard and difficult, has been neglected by the sculptors in the last centuries, but learning to sculpt it again will be the aim of international courses that Melnichenko and Prosperi will hold at the Art Residence Pro Vobis for students and teachers of Art Academies and sculptors in general who will add to their curriculum a significant and rare title and competence.

We can recognize ourselves in the image of Francesco by Grace Barraza-Vega, in his boy's features and hands caressing a white cat; the Saint's skin has the color of the sun and of the grain and his face is turning blue, the color of the sky in a metaphor of the identity of man and nature.

The rose-fingered dawn caresses the world, as it has always done long before the quoted Homer. The silence that emanates from Debbie Cannatella's painting is the silence of time, where the great revolutions make no noise and everything, the house, the lawns, the trees, the hills, find a place peacefully in the infinite space.

A profound mystery lies within the work by Claudio Carli. His brush explores it by means of thousands and thousands of signs without being able to reveal it, but makes us feel the strength of the ancient root. It is this root that knows that mystery and tells it in its own language making us feel the limits of our own.

The pure volumes of Hisu Choi's sculpture invite us to caress them by our eyes and to perceive the softness evoked by our hands. Femininity is brought to an absolute abstraction so that it becomes the genesis of life itself which grows by absorbing light and air.

In the ancient wall there are two doors, a narrow and low one and a wide and high other, which open onto the blue. Pippo Cosenza creates a poetic metaphor of life, the possibility of choices aiming for unknown skies in the concrete of daily life. Three figures, like a tripartite divinity, stand as oneiric and silent enigmas.

The rationality of Mariette Egretau, her esprit de géometrie, analyzes the details of the bow of a boat and its colored buoys, but it is the play of reflections on the water that fills the canvas, the iridescent path of colors on the glossy and mobile surface that recalls the hypnotic deception that killed Narcissus.

The still life by Luigi Frappi, in its perfection and beauty, has the power of a cry. The split watermelon pulp, so torn, emerges from a metaphysical darkness, telling of still open wounds and of innocent proud solitudes.

Barbara Hammond's landscape, a rocky and rough place, seems to tremble under a perfectly blue sky. A profound life has been infused by the passionate hand of the Artist who carves the sheet with dynamic color thicknesses to obtain corrosive and mysterious reverberations.

The metropolitan street painted by Arnhild Kart leads to an unknown destination, as white as the unfathomed future or perhaps as nothingness, opening a chasm between high glass walls and darting like the luminous trail left by an icy fleeing comet.

Bruno Marcelloni's canvas creates a space of soft and deep darkness. Looking at it, one loses the sense of dimension so that it could be as immense as the cosmic space in pursuing the impression of an arcane light hidden inside.

Franco Prosperi unleashes his baroque fantasy by creating sensual aerial swirls on which, however, conflicting elements rely. The base suggests the showcase of an ancient reliquary. It radiates a sense of sacredness, where the vital and imaginative energy has consciously mystical roots.

The clouds sketched by Umberto Raponi, each of a different color and marked with an alphabetical letter, make their way into the cutout of a sheet of paper revealing their nature. The two lit matches are not a threat, as they too are part of the ironic game of fantasy. But that game may hide a real threat.

The woman Neva Rossi paints is only made of color, her existence is due to the light that bounces off the colored surfaces. The image expresses a reflection on the impalpable consistency of being or  the solidity of dreams.

The landscape in Christopher Ryan's photography is so clean and beautiful that it seems unreal; the shadows of the clouds depict areas of gray on the earth and their white forms drive our eyes to the immensity of the sky.

Even after so many years living here, Umbrian landscape still surprises Alison Ryde for its beauty: a medieval village climbing a hill, the dark green of the woods, the slender silhouettes of cypress trees, the silvery foliage of olive trees. The one in the foreground looks like a magical light on the fresh green of the lawn.

Joycelyn Schedler's broad blue brushstrokes run along the canvas like big waves, but the tall fir leads back to the earth. The blue creates profiles of hills and shadows of valleys on the surface of an indefinable rose that is typical of dry and plowed land and of walls full of history.

Nina Schenck condenses her experience at Art Residence in the image of the garden staircase. A caressing light emphasizes the stones and flowers and the wood of the handrail. The freshness of the work made en plein air preserves and transmits the scents, the sounds and the breeze in a joyful memory.



Franco Prosperi con Rita Castigli

Svetlana Melnicheno, Rino Della Bina e Rita Castigli


Svetlana Melnichenko

Svetlana MelnichenkoSvetlana Melnichenko

Svetlana MelnichenkoSvetlana Melnichenko

Svetlana MelnichenkoSvetlana Melnichenko

Franco ProsperiFranco Prosperi

Arnhild KartArnhild Kart

Bruno Marcelloni

Nina Schenk

Mariette Egreteau













mercoledì 15 agosto 2018

Metafisica al frantoio

Dipinti e sculture di Silvano D'Orsi all'oleificio Stante e Luciani di Fossacesia


Frantoio Stante e Luciani Fossacesia


Da oltre dieci anni i proprietari dello storico frantoio abruzzese non si limitano alla meticolosa cura dell'eccellenza dei prodotti ma vogliono promuovere la conoscenza di quella che è l'altra grande e ineguagliabile eccellenza del nostro paese, cioè l'arte. In questo agosto 2018, nell'ambito della rassegna "Castelli in Arte", stanno ospitando un'ampia collezione di opere del Maestro Silvano D'Orsi, che comprende un esauriente campionario della sua produzione attuale e alcuni esempi di opere precedenti; la mostra è stata curata da Pippo Cosenza e presentata dallo stesso Cosenza con Rita Castigli.

Silvano D'Orsi

Uomo del Sud, di Gioia Sannitica, discendente di quella popolazione italica che importava opere d'arte dalla Grecia e dalla Magna Grecia, ha ereditato quella perfezione innata del segno, quella magia di bellezza che gli intellettuali della fine del '600, anche dopo geni indiscussi come Leonardo e Raffaello, Michelangelo e Caravaggio, ritenevano tale che mai si era raggiunta nuovamente quella naturale perfezione di umanità divinizzata, quella sintesi che sembrava scritta nel cielo, con le forme delle nuvole, con i rivoli dei ruscelli, con le trine dei fiori e delle foglie. La stessa magia ha il segno di Silvano D'Orsi, ma la bellezza non basterebbe a spiegare il fascino che esso suscita.


Le sue opere di oltre 40 anni fa sono già sicure e dense di significato, ma la prima che mi sono trovata a studiare è un dipinto murale a Mugnano (PG) del 1983: due donne che hanno già un'intrigante combinazione di astrazione e sensualità, combinazione così difficile che ancora caratterizza le donne di D'Orsi. Dicendo "donne" non tengo conto della loro evoluzione successiva: hanno perso la testa sostituita da grandi elegantissimi cappelli. Così quei corpi sinuosi, gambe lunghissime e seni turgidi sono tremendamente attraenti ma anche ambigui. In realtà non dipingere o scolpire i visi è anche il modo di non caratterizzare come individualità riconoscibili i personaggi. Così essi diventano ognuno e chiunque, ciascuno di noi, pirandellianamente identificati da abiti e maschere. La metafisica assenza dell'individuo si veste di bellezza.

Silvano D'Orsi

Si è parlato molto di ironia per i quadri e sculture del Maestro, ma io colgo dietro alla riflessione ironica sul culto dell'apparenza nella società contemporanea, un senso di struggimento, di anelito ad un'integrità perduta. Ma posseduta mai davvero? Forse il ruolo dell'arte è sempre stato quello di costruire quell'identità e armonia che l'umanità ha intravisto e desiderato ma alle quali si è sentita vicina solo in momenti speciali. L'arte di D'Orsi, attraverso la grazia implacabile delle forme, crea questi momenti ma contemporaneamente ne svela l'inganno.
Un elemento ricorrente sono le maschere, volti perfetti da teatro greco, a volte indossate dai suoi pigri Pulcinella, stanchi forse di tarantellare a vuoto, o appoggiate a terra con il nastrino a ghirigoro. Mettono in guardia dalle illusioni ma con un sorriso che stempera il messaggio con grazia.

Silvano D'Orsi

Silvano lavora per temi che approfondisce e sui quali elabora magnifiche varianti: le moto, i fiori, le famiglie, le metafisiche, le attese, le coppie. In ordine di tempo l'ultima filtra le scene attraverso una tessitura raffinatissima di grigi sfumati d'argento e immersi in una foschia dorata preziosissima; le scene richiamano fotografie di altri tempi, elaborate ai sali d'argento, o la tavolozza lucente e iridescente del Guido Reni maturo nel cosiddetto periodo argenteo. Infatti l'arte di Silvano si inserisce con diritto nella storia dell'arte, ne è una colta erede che non ricorre a citazioni ruffiane né a subdoli calchi. La sua originalità si nutre di cultura, di storia e di studio assiduo senza sfoggi pedanti.




Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Le sculture in bronzo addensano lo spazio sulle loro superfici lucide e articolate dove il ricco panneggio viene creato e sospinto da un vento immaginario a evidenziare le forme eleganti e dinamiche delle figure femminili.


I gruppi raccolti dentro una grande vasca da bagno sottolineano dietro l'apparente giocosità quanto in realtà il mondo stia diventando troppo piccolo. Un remo appoggiato da una parte fa credere all'illusione di poterci navigare, quasi la vasca fosse una barca, comunque inadeguata per stare a galla. Una scacchiera inserita nello scafo sottolinea l'elemento di gioco nella vita senza il quale però si affonderebbe. Ognuno si tiene stretti i suoi giocattoli o feticci paludandosi di un'eleganza che l'esiguità dello spazio comunque contraddice. Sembra una riflessione sulla precarietà della condizione umana che cerca di nascondere ai propri occhi dietro le sue convenzioni la realtà vera del suo essere. Forse vi si può leggere un invito alla solidarità umana e alla sincerità.
Saper esprimere un giudizio di valore così problematico in forme di irresistibile bellezza è la magia dei quadri e delle sculture di Silvano D'Orsi.


Silvano D'Orsi

Il fiscolo dipinto da Pippo Cosenza esprime il senso profondo dell'iniziativa del frantoio Stante e Luciani, trasformando uno strumento di lavoro in un'opera d'arte nella quale fasci di colore creano illusori lampi di luce sui cerchi dell'antica fibra che sembrano ruotare come i solchi di un disco musicale o forse disegnano una mappa stellare.



Altre informazioni e immagini di opere si trovano nel sito web dell'artista: https://www.silvanodorsi.it/

La mostra resta aperta fino al 19 agosto 2018. Di seguito, prima della traduzione inglese dell'articolo, abbiamo inserito una carrellata di immagini dell'evento.

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi e Rita Castigli


Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi con Mattia Stante



Rita Castigli con un'opera di Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Stante e Luciani

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Stante e Luciani

Rita Castigli con Nicola Priori e Pippo Cosenza

Silvano D'Orsi

Fossacesia

Stante e Luciani


* * *
 
Metaphysics at the olive press

Paintings and sculptures by Silvano D'Orsi at the Stante and Luciani ancient mill in Fossacesia

For over ten years the owners of the historic Abruzzo mill have not been contented only with the meticulous care of the excellence of their products, but have promoted the knowledge of the other great and incomparable excellence of our country, that is Art. In  August 2018, as part of the "Castelli in Arte" exhibition, they are hosting a large collection of works by Maestro Silvano D'Orsi, which includes a comprehensive sample of his current production and some examples of previous works; the exhibition is curated by Pippo Cosenza and presented by him with Rita Castigli.

Man from the South, from Gioia Sannitica, descendant of that Italic population who imported works of art from Greece and Magna Graecia, he inherited that innate perfection of  sign, that magic of beauty that the intellectuals of the late 1600s, even after undisputed geniuses like Leonardo and Raphael, Michelangelo and Caravaggio, believed so that the natural perfection of divinized humanity had never been reached again, that synthesis that seemed written in the sky, by shapes of  clouds, by streams of water, by laces of flowers and of leaves. The same magic is in the style of Silvano D'Orsi, but beauty would not suffice to explain the charm that it arouses.
His works of 40 years ago are already recognisably his. The first one I have studied is a mural painting in Mugnano (PG) of 1983: two women who already have an intriguing combination of abstraction and sensuality , a difficult combination that still characterizes the women of D'Orsi. When I say "women" I do not take account of their subsequent evolution: they have lost their heads and replaced them by large elegant hats. So those sinuous bodies, long legs and turgid breasts are tremendously attractive but also ambiguous. Not actually painting or sculpting faces is also the way of not creating  recognisable individualities. So they become each and everyone, each of us, only identified by clothes and masks. The metaphysical absence of the individual is dressed in beauty.
There has been much talk of irony for D'Orsi's paintings and sculptures, but I feel, behind the ironic reflection on the cult of appearance in contemporary society, a sense of yearning, of yearning for lost integrity. But ever really possessed? Perhaps the role of art has always been to build that identity and harmony that humanity has always glimpsed and desired but felt close only in special moments. D'Orsi's art, through the implacable grace of shapes, creates those moments but at the same time reveals their deception.
A recurrent element is the presence of masks, perfect faces from the Greek theatre, sometimes worn by a lazy Pulcinella, tired perhaps of jumping for nothing, or placed on the ground with their curled ribbons. They warn against illusions but with a smile that smoothes the message gracefully.
Silvano works on themes that he deepens and on which he elaborates magnificent variations: motorcycles, flowers, families, metaphysics, expectations, couples. In order of time, his latest scenes are filtered through a refined texture of silver gray and immersed in a very precious golden mist; the canvases recall photographs of other times, elaborated with silver salts, or the bright and iridescent palette of Guido Reni in the so-called silver period. In fact D'Orsi's art fits in the history of art, he is a cultured heir who does not use quotations nor subtle casts. His originality is nourished by culture, history and assiduous study without pedantic flaunts.
The bronze sculptures fill the space around them by their shiny and articulated surfaces where the rich drapery is pushed by an imaginary wind to highlight the elegant and dynamic shapes of the female figures.
Groups of people gathered in a large bathtub underline the apparent playfulness of a human condition of precariousness. An oar leaning on one side makes believe the illusion of being able to navigate, as though the tub was a boat, however too small to stay afloat. A chessboard inserted into the hull emphasizes the element of game in life without which it would sink. Everyone keeps his toys or fetishes tight, holding on to an elegance that the smallness of the space contradicts. The scene seems a reflection on the precariousness of human beings who try to hide
the true reality behind conventions. Perhaps you can feel an invitation to human solidarity and sincerity.
The magic of Silvano D'Orsi's paintings and sculptures is able to express a deep and problematic judgment of value in forms of irresistible beauty.

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi