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mercoledì 22 maggio 2019

Amazzoni Fragili

Le Donne di Ennio Boccacci tra mito e storia


Ennio Boccacci
Combattimento di Achille e Pentesilea (2019)


PENTESILEA
Lo Scamandro brillava sotto il sole discendente ma ancora bianco e luccicava come una lama tagliando la pianura arida che divideva Troia dalle navi minacciose degli Achei. All'orizzonte si disegnavano le loro sagome furtive e la pianura appariva come indifesa sotto un cielo implacabile e blu.
Le polveri che si sollevavano sulla distanza fecero capire ad Achille che le Amazzoni si avvicinavano. Erano le nuove forze con cui Ilio doveva tentare una riscossa dopo che Ettore era morto.
Si fecero avanti con furia sui loro cavalli imbracciando gli archi crudeli e mirando agli Achei. Questi occupavano una favorevole posizione perché erano controluce e il sole basso sull'orizzonte abbagliava a tratti e disturbava la mira alle guerriere. Poi la lotta si fece corpo a corpo, selvaggia, con le lame sguainate e il rumore dei ferri che tintinnavano e s'intrecciavano come in una danza feroce.
Alla fine rimasero solo loro due, Achille e Pentesilea. Improvvisamente lei sentì come un'onda investirla. Era forse la luce del sole sempre più basso che le appannò la vista, o forse erano gli occhi di Achille, quell'azzurro infinito, divino, quell'azzurro luminosissimo che si conficcava nei suoi occhi investendola come una vampa che era forse odio o forse era desiderio. Ma questo lei non poté chiederselo perché in quell'attimo di appannamento, quell'attimo di offuscata estasi, Achille le si fece addosso, tese la lancia e la conficcò sotto il seno sinistro di lei. Subito il sangue ne sgorgò copioso a fiotti inondandole il corpo.
Achille allora si slanciò per raccoglierla e si ritrovò lentamente a scivolare su di lei che tra i palpiti stava perdendo la sua anima grande. Lui la strinse a sé e d'improvviso il desiderio lo sopraffece. Era stata davvero una vampa di passione quella che aveva incendiato i loro occhi fino ad offuscarli.
Scivolò in quel corpo e tra i singulti si trovò a penetrarla. Si perse nel corpo di lei, si confuse. Il suo viso fu sommerso dal sangue che continuava a scorrere a fiotti e l'orgasmo si mischiò ai rantoli della morte. Raccolse l'ultimo respiro di lei in un bacio folle e infinito. E si scoprì a piangere e le lacrime gli tracciarono delle strisce chiare sul viso che quel sangue aveva ricoperto di una patina rossa.
Restò così, a capo chino, piangendo su di lei. Poi si sollevò e la tenne tra le braccia come in una Pietà cristiana mentre il sangue disegnava una mezzaluna rossa davanti ai suoi piedi.
Gocce di sangue pendevano come rubini dai suoi riccioli d'oro e le lacrime continuavano a scendere copiose lungo le sue guance. Poi un'onda di collera gli sollevò il petto, bruciò i suoi occhi e asciugò le sue lacrime. Achille gridò il suo dolore e la sua ira a quel cielo crudele, a quel fato che lo costringeva a restare invulnerabile in mezzo alle morti che ad una ad una segnavano le sue giornate.
Continuò a gridare, con quel corpo ormai esanime tra le braccia, ancora di una bellezza sublime ma tinto di quel rosso finale. In quell'isola di dolore e d'amore, aspettò finché fu il cielo a tingersi di quello stesso rosso e a incendiare tutto l'orizzonte sul mare e sulle navi, che si disegnavano ora nere su quello sfondo tragico.

 
Ennio Boccacci

Ennio Boccacci
 
Questo il racconto.


Ennio ferma la scena in tre fasi diverse. La guerriera con le sue armi, il corpo a corpo, lo slancio di Achille sulla sua vittima ormai inerme.
A dispetto della Storia che la presenta allenata, bronzea e fortissima, decisa a vincere e uccidere il nemico senza pietà o esitazione, la guerriera Pentesilea appare qui nuda e fragile, espone il suo corpo diafano e gentile alla incontenibile aggressività del grande Achille.


Ennio Boccacci e Rita Castigli


Il senso profondo che è sotteso a tutto il ciclo pittorico in mostra è la delicata bellezza della donna in contrapposizione all'energia distruttiva dell'uomo.
Nel trittico di Pentesilea, che è il dipinto centrale del ciclo, tale contrapposizione è resa tangibile dalla presenza dei due personaggi, mentre nelle altre tele ogni donna è dipinta sola. Sola anche a sottolineare la condizione di solitudine in cui spesso la donna si trova a decidere e lottare, senza violenza ma con fermezza e coraggio per realizzare i suoi desideri o bisogni o idee.
Ogni giovane donna è presentata prima che il suo destino prenda la via, in molti casi tragica o violenta, che ognuna di esse ha percorso.
Ennio lascia intendere che benché in molti casi la responsabilità di ciò che faranno non sarà la loro,  comunque renderà il loro nome funesto e maledetto come quello della Monaca di Monza o di Pandora o di Lucrezia.
Questa serie di splendide pitture, dietro alla fresca bellezza, pone il problema del ruolo della fortuna nella vita umana e fa riflettere sul grande tema del libero arbitrio che è rimasto sempre aperto anche a livello giuridico e non solo nel profondo della coscienza. Perfino Gertrude non ha lo stigma della perversione e crudeltà che l'ha marchiata d'infamia facendone un modello di malvagità.
Ennio insinua un dubbio di innocenza violata, di ingiustizia subita, di giovinezza sacrificata. Sempre assente è il giudizio morale sulle donne, comunque scrigno di vita e di bellezza, colta nella sua fragilità e fugacità.


Ennio Boccacci
 
Ennio Boccacci

Il tono di queste evocazioni richiama la celebre Ballade des dames du temps jadis di François Villon che contiene una serie di dodici ritratti di donne storiche o leggendarie famose ai suoi tempi. Où sont les neiges d'antan? è il ritornello della ballata, dove si associa alla bellezza femminile la neve e il suo effimero candore.
Bianco-neve associato alla donna, come il panno bianco è associato nella pittura sacra alla Madonna.
Anche Villon non giudica nessuna di loro pur se condannata dalla Storia e ne canta la vicenda con malinconia e rimpianto. Esse hanno in comune, come quelle di Ennio, la bellezza e la morte.
Questa combinazione ne fa il simbolo struggente del tempo inarrestabile e fuggitivo.



Ennio Boccacci

Ennio Boccacci

Dopo il dramma di Pentesilea, entriamo in un placido cortile dove dalle finestre si affacciano fanciulle soffuse di luce bianca, una luce che loro stesse sembrano irradiare. Il tenero candore del loro incarnato suscita tenerezza ed evoca tepore di pelle gentile.
Incontriamo lo sguardo di Pandora che tiene orgogliosamente il vaso rovinoso, suo destino e suo stigma, con la naturalezza e la grazia di una donna che abbia raccolto l'acqua fresca del pozzo.
Saffo "la bella" alza gli occhi dal rotolo sul quale sta incidendo versi e reca tatuata sul braccio una sua strofa  perché la poesia è ineluttabile destino di vita e di letteratura per lei.



Pandora
Pandora
Saffo
Saffo
Il gesto di Frine che ci porge la fibula che Iperide sganciò davanti ai giudici denudandola, evidenzia un valore fondante della pittura di Ennio Boccacci: la bellezza dà senso alla vita e fa vivere il divino nel creato.
L'armonia del movimento vorticoso e voluttuoso della danza ci fa assolvere Salomè che sembra inconsapevole della decapitazione del Battista.


Frine
Frine
Salomè
Salomè

Miriam invece non ha colpe, ma la troppa luce, luce ultraterrena, la investe con un'emozione che le provoca un moto di difesa, di ritrosia, come nella tradizione di molte Annunciazioni.
Miriam
Miriam

Teodora è lontana dall'immagine di lei che i mosaici ravennati ci hanno dato, la Teodora imperatrice, carica di potere. Qui è figura leggiadra e senza peso, la danzatrice non oberata di pietre e diademi, con veli che le danzano addosso senza appoggiarsi sulla pelle luminosa.
Francesca da Rimini, indimenticabile per il pathos e la commozione del testo dantesco, qui ha gli occhi sognanti della donna innamorata soffusa languore in una fantasia di bianche lenzuola.

Teodora
Teodora
Francesca da Rimini
Francesca da Rimini
Lucrezia Borgia ci tende il famoso anello in cui celava il veleno, fatale per molti come la sua bellezza da troppi desiderata mentre Veronica Franco, che ci porge una perla simbolo di innocenza, ha il braccio coperto di una manica fastosa che la colloca nella Venezia cinquecentesca.

Lucrezia Borgia 
Lucrezia Borgia
Veronica Franco
Veronica Franco
La Monaca di Monza, ribelle al velo impostole, ci gioca lasciando liberi gli splendidi capelli e Artemisia Gentileschi, orgogliosamente, fissa il suo soggetto mentre appoggia l'amato pennello sulla tela.

Monaca di Monza
La Monaca di Monza
Artemisia Gentileschi
Artemisia Gentileschi
Infine Mata Hari accentua nello sguardo la lucentezza della collana le cui mille sfaccettature ipnotiche riproducono i tanti volti di lei.

Mata Hari
Mata Hari
Ennio Boccacci

Elisa Cecchetti e Luca Tomassi

Rita Castigli

Ennio Boccacci

Ennio Boccacci

Ennio Boccacci

martedì 8 gennaio 2019

Il fiume carsico e la meraviglia

Maria Stefania Fuso e la sua ricerca pittorica

Maria Stefania Fuso
 
La scuola, la laurea in architettura, il lavoro. Questa la strada voluta e percorsa con grande dedizione e affetto. Ma ce n'era un'altra che, come un fiume carsico, scorreva dentro di lei. Poi arrivò la libertà, il tempo per disporre di sé e finalmente percorrere quelle gallerie scavate dal fiume sotterraneo. E' stato un viaggio pieno di sorprese e meraviglie quello percorso da Stefania in questi suoi anni recenti, un viaggio fatto su una barca di colori con i pennelli come remi o le matite come maschera e pinne.
I primi quadri esposti anni or sono a Palazzo Trinci avevano infatti la trasparenza dell'acqua e tinte lacustri. Vi erano immagini di donne che si affacciavano sorprese alla vita, con occhi stupiti davanti a misteri ancora da conoscere e da svelare. Donne che, nella successiva mostra di Spoleto, avevano una nuova sicurezza e fascino. (Qui se ne possono vedere alcune.) Grandi cappelli fanno da corona ai loro visi, la sfera della loro coscienza si espande in quelle ampie aree luminose come in questo "Vestita di cielo". Richiamano le aureole dei quadri del '400, preziose e d'oro che significavano la luce divina. Queste hanno una luce umana ma che raccoglie il volo delle rondini e dei gabbiani in spazi sempre più alti.

Maria Stefania Fuso



Ma poi Stefania ha ripreso il viaggio nelle grotte dell'anima, perché più in basso e in profondità voleva cercare le radici dell'esistere e del sentire. Il prima. Il punto più antico e profondo cui poter arrivare per esprimerlo.Qui le parole si sgretolano in suoni non più articolati, quelli di emozioni inesprimibili se non con colori e spesso con materiali come sabbia e più lontani dall'accademia e dai libri. Un quadro ha per titolo "Big bang" dove sembra proprio che materia si espanda senza ordine, e i due quadri "Magma" danno il senso di un ribollire di materia incandescente.

Maria Stefania Fuso



Nel suo "viaggio al centro della terra" la pittrice è giunta alla camera magmatica e oltre non si può andare, ma Stefania ha voluto contemplarne l'informe dinamismo e viverlo immergendovisi fino al limite della resistenza. Ché la pittura per lei è un'avventura febbrile gioiosa e dolorosa insieme, ma irrinunciabile. Una passione accettata, come l'etimologia implica, subita e vissuta come ineluttabile. E il suo cammino ha preso altre strade ma sempre verso i limiti dell'esperienza. "D'amore e d'azzurro" come pure "Tsunami" e "Mai fermare il vento" tornano nell'aria a respirare le tempeste dell'alta atmosfera dove "nullo homo vivente pò scappare".

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Ma vi sono anche momenti di alta contemplazione come "Volino gli uccelli sopra le acque" e "Via Lattea" dove una pace pacata fa sgorgare colori dolci alla vista e l'eternità dell'oro a chiudere l'orizzonte umano con la percezione del divino. "Le sorgenti" e "Il cantico della natura" hanno la stessa atmosfera serena di appagante contemplazione. Il verde freschissimo investito dal sole primaverile che ne accende traparenze d'incanto. Poi però "L'attrazione del tempo" è un'elegia delicata dove il velo della nostalgia appanna l'indefinibile colore del rame vecchio e lo sfrangia senza scampo.

Maria Stefania Fuso
Maria Stefania Fuso
 
Ma ruit hora, l'urgenza della ricerca del senso si somma alla sempre sconvolgente percezione della finitezza della vita e quadri come "Mai fermare il vento" e "Senza argini" sconvolgono la superficie della tela con fughe di colori e linee e spessori stravolti che non hanno inizio e fine, ma entrano correndo e correndo escono dallo spazio definito del quadro. Così pure è drammatico "L'attesa della pace" dove la disturbante strisciata di rosso nella fuga degli eventi parla di sangue e violenza.

Maria Stefania Fuso
Maria Stefania Fuso
  
Scelgo "E poi l'azzurro" per concludere il mio viaggio nella ricerca pittorica di Stefania Fuso perché qui, negli spessori densi e bui sovrapposti l'uno all'altro, si scoprono spazi preziosissimi di un blu oltremare che pone un obiettivo felice in fondo a questa tempestosa avventura. Un colore che, come l'oro, veniva pagato a parte ai pittori di soggetti sacri dove però non poteva mai mancare, perché parla al cuore di futuro e di spazi spirituali e di riscatto da condizioni di buio e sofferenza. Di gioia pura.

Maria Stefania Fuso

 
 
Presentazione della mostra all'ex Teatro Piermarini, Foligno, novembre 2018  
(video di Alessandro Mastrini)

*   *   *

The Underground River and the Wonder
 
Maria Stefania Fuso and her pictorial research


The school, the degree in architecture, the work. This is the road desired and travelled with great dedication and affection. But there was another that, like an underground river, flowed inside her. Then came freedom, time to dispose of herself and finally travel those tunnels dug by the underground river. It has been a journey full of surprises and wonders that Stefania travelled in these recent years, a journey made on a boat of colours with brushes as oars and pencils as a mask and fins.
The first paintings exhibited years ago at Palazzo Trinci had in fact the transparency of water and lake colours. There were images of women who were surprised at life, with eyes astonished before mysteries yet to be known and unveiled. Women who, in the subsequent exhibition in Spoleto, had a new security and charm. (Here you can see some.) Large hats are the crown of their faces, the sphere of their consciousness expands in those large areas of light like this "
Dressed in Heaven". They recall the haloes of the 15th century paintings, precious and golden which meant divine light. These have a human light which collects the flight of swallows and seagulls in ever higher spaces.

But then Stefania resumed her journey in the caves of the soul, because deeper and deeper she wanted to look for the roots of existence and of feeling. The most ancient and profound point where you can arrive to express it. Here words crumble into sounds no longer articulated, those of emotions inexpressible if not by colours and often with materials like sand and others more distant from the academy and books. A painting has the title "
Big Bang" where it seems that matter expands without order, and the two paintings "Magma" give the sense of the bubbling of incandescent matter.

In her "
Journey to the Center of the Earth" the painter has reached the magma chamber and beyond itshe can not go, but Stefania wanted to contemplate its shapeless dynamism and live it immersing herself up to the limit of resistance. Because painting for her is a feverish joyful and painful adventure, but indispensable. An accepted passion, as etymology implies, suffered and lived as ineluctable. And her research has taken other paths but always towards the limits of experience. "Love and Blue" as well as "Tsunami" and "Never Stop the Wind" return to the air to breathe the storms of the upper atmosphere where "nullo homo vivente pò scappare".

But there are also moments of high contemplation like "
Let the Birds Fly over the Waters" and "Milky Way" where a quiet peace makes sweet colours flow out of sight and the eternity of gold closes the human horizon with the perception of the divine . "The sources" and "The Song of Nature" have the same serene atmosphere of satisfying contemplation. A fresh green is invested by the spring sun that illuminates enchanting trajectories. Then, however, "The Attraction of Time" is a delicate elegy where a veil of nostalgia tarnishes the indefinable colour of old fraying copper without any escape.

But
ruit hora, the urgency of the search for meaning is added to the always shocking perception of the finiteness of life and paintings like "Never Stop the Wind" and "Without Banks" upset the surface of the canvas with escapes of colours and distorted lines that  have no beginning or end, but they enter running and running go out of the defined space of the canvas. Likewise, the "Wait for peace" is dramatic, where the disturbing streak of red in the flight of events speaks of blood and violence.

I choose "
And Then the Blue" to conclude my journey in the pictorial research of Stefania Fuso because here, in the thick and dark layers superimposed one to the other, you will discover very precious spaces of an ultramarine blue that places a happy goal at the bottom to this stormy adventure. A color that, like gold, was paid separately to the painters of sacred subjects where, however, it could never be lacking, because it speaks to the heart about future and spiritual spaces and redemption from conditions of darkness and suffering. About pure joy.

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Rita Castigli

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso con Rita Castigli

Rita Castigli

Rita Castigli

Maria Stefania Fuso con Rita Castigli

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso con Rita Castigli

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso e Rita Castigli

Maria Stefania Fuso e Rita Castigli

Maria Stefania Fuso