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martedì 17 luglio 2012

Convivio con l'arte 2012

Cronaca per immagini 

La manifestazione, organizzata da Rossano Cervini presso la sua Domus Volumnia, ha rinnovato il successo dell'Aperitivo con l'Artista del 2011, animando con intelligenza l'estate perugina.


Vi presentiamo di seguito una serie di immagini che colgono l'atmosfera di questi incontri conviviali: il piacere di stare insieme, una serata all'aperto, in compagnia delle Muse ...

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7 Settembre 2012




Simona Esposito ha presentato la serata assieme a Rita
In primo piano la tela di Fausto Minestrini in attesa che la sua performance estemporanea abbia inizio
Rita Castigli con Sandro Allegrini
Fausto Minestrini entra in azione. Sotto, altri momenti della performance


Il fantastico quartetto del "Donca": Fausta Bennati, Sandro Allegrini, Gianfranco Zampetti e Leandro Corbucci
Fausta Bennati
Leandro Corbucci
Fausto Minestrini tra Vittoria ed Eligio Fulli (Galleria Il Gianicolo)
Fausto, con Guido Buffoni e Rossano Cervini, mostra l'opera (quasi) finita
Opere di Fausto Minestrini in mostra (altre immagini e particolari nelle foto che seguono)




Fausto Minestrini con Guido Buffoni


Antonella Falteri e Massimo Pucciarini
Si conclude in allegria

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3 Agosto 2012



Paolo Ficola con Rita Castigli
Paolo Ficola (link al suo nuovo sito web) con Rita Castigli. A sinistra, le magnifiche foto della vetrata di San Domenico a  Perugia. Per queste fotografie Paolo ha utilizzato una speciale colonna estensibile, fatta costruire per l'occasione (visibile nel suo sito, nella sezione Arte) Le fotografie digitali hanno la eccezionale risoluzione di 300 dpi sull'oggetto: significa che ogni pixel della foto corrisponde a meno di 1/10 di millimetro della vetrata!
Paolo Ficola
Le fotografie di Paolo Ficola in mostra. Molte di esse fanno parte del volume "Umbria dall'alto"
Paolo Ficola

Paolo Ficola e Guido Buffoni
Paolo Ficola e Guido Buffoni
Mun Hyunin
Giuseppe Lucca con il soprano coreano Mun Hyunin
Mun Hyunin

Giampiero Mirabassi
Giampiero Mirabassi
Giampiero Mirabassi
Giampiero Mirabassi
Giampiero Mirabassi
Giampiero Mirabassi con Federica Nossini e Giulio Bartolucci
Giulio Bartolucci
Il grintoso pathos di Giulio Bartolucci
Federica Nossini
La grazia ironica di Federica Nossini
Rachele Spingola
Rachele Spingola all'arpa celtica
Paolo Ficola e Maria Rita Chiacchiera
Ancora Paolo Ficola con Maria Rita Chiacchiera, che ha condotto la serata


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20 Luglio 2012



Marco Mariucci
Le sculture di Marco Mariucci sono state protagoniste della serata.
Qui e nelle due immagini sottostanti il Trittico di San Francesco
Marco Mariucci

Marco Mariucci

Marco Mariucci

Marco Mariucci
L'intensa opera Caino di Marco Mariucci è stata estratta a sorte tra i partecipanti alla serata
Marco Mariucci
Particolare del Caino di Marco Mariucci
Sandro Allegrini
Sandro Allegrini parla sulla ricerca della felicità
Sandro Allegrini
Sandro Allegrini
Gianfranco Zampetti
Gianfranco Zampetti intrattiene il pubblico
Gianfranco Zampetti
Gianfranco Zampetti
Andrea Ceccomori
Il flautista Andrea Ceccomori
Andrea Ceccomori
Andrea Ceccomori
Valter Corelli
Valter Corelli legge i suoi divertenti testi
Valter Corelli
Valter Corelli
Jacopo Cairoli
Jacopo Cairoli ha presentato la serata
Claudia Bottini
Claudia Bottini con Marco Mariucci
Marco Mariucci
Lo scultore Marco Mariucci (sotto una galleria delle emozionanti opere esposte)
Marco Mariucci
A seguire, qui sotto, una carrellata di opere di Marco Mariucci. Iniziamo con questo Lazzaro ricavato da un vecchio tronco
Marco Mariucci

Marco Mariucci

Marco Mariucci
Lo sguardo di questo Barabba è magnetico, la texture della pietra evoca l'aspetto mimetico e tenebroso di una murena
Marco Mariucci

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6 Luglio 2012


Rita Castigli
Mimmo Coletti e Rita Castigli
Mimmo Coletti
Mimmo Coletti parla su "La ricerca della felicità"
Opere in mostra
Francesca Capitini
Opere di Francesca Capitini
Leonardo Ramadori
Rita Castigli e Leonardo Ramadori
Francesca Capitini
Opere di Francesca Capitini
Mozomba
I Mozomba in azione: tra loro riconosciamo Giorgio Donati
Mozomba
La "drum band" dei Mozomba è diretta da Leonardo Ramadori
Federica Nossini, Giulio Bartolucci
Giampiero Mirabassi con Federica Nossini e Giulio Bartolucci
Claudia Bottini
Francesca Capitini con Claudia Bottini

Della serata del 6 luglio è disponibile un video che trovate su YouTube su ArtsCultureChannel (cliccare qui sotto per farlo partire). Ringraziamo Luisa Ruggiero e lo staff che ha realizzato il video


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22 Giugno 2012

Marcello Ramadori
Marcello Ramadori
Marcello Ramadori
Marcello Ramadori parla su "La ricerca della felicità"
Virginia Ryan
Opere in mostra: Fotografie di Virginia Ryan (qui sotto alcune delle immagini, di notevole impatto)
Virginia Ryan
Opera di Virginia Ryan
Virginia Ryan
Opera di Virginia Ryan
Virginia Ryan
Opera di Virginia Ryan
Virginia Ryan
Opera di Virginia Ryan
Esibizione di danza

Giampiero Frondini
Alcuni momenti della performance di Giampiero Frondini
Giampiero Frondini

Giampiero Frondini

This Harmony
Il gruppo This Harmony: strumenti acustici, raffinate atmosfere musicali
This Harmony

lunedì 11 giugno 2012

Sogni o memorie possibili

L'arte raffinata di Roberto Banfi Rossi

N.d.R.: Le opere sono state fotografate durante la mostra tenutasi nel giugno 2012 alla Galleria Artemisia di Perugia. Le immagini hanno alta risoluzione e colori fedeli all'originale, grazie alla particolare illuminazione realizzata dal gallerista.



Dreams or Possible Memories - Roberto Banfi Rossi's fine art

Note: The paintings have been photographed during Banfì's exhibition held in June 2012 at Artemisia Gallery in Perugia. The resolution is quite high and the colours are faithful to the originals, thanks to the very good illumination set up in the gallery. 


Roberto Banfi Rossi

Gli spazi remoti evocati e richiamati all'attualità del sogno diventano il presente della fantasia, vividi e vivi, mossi dall'emozione, caldi di desiderio.

Al confronto, è chiaro che la realtà è molto più povera e angusta, è greve e opaca, per cui l'artista la trasfigura e la rende canto, facendo ipotesi sul passato. O sul futuro.

Le sue figure umane sono portatrici di simboli misteriosi e si fondono con gli elementi architettonici e i paesaggi dalle lontananze infinite accarezzate con struggente nostalgia.
Remote spaces are evoked and become real like dreams. The present tense of fantasy, vivid and alive, is moved by emotion, hot with desire.

By comparison, it is clear that reality is much poorer and narrower, it is heavy and opaque, so the Artist transfigures it and creates music, making assumptions about the past. Or about the future.

His human figures bear mysterious symbols and blend in with the architectural elements and landscapes which approach from infinite distances caressed with yearning.



Roberto Banfi Rossi

Nelle sue tele rivive la grandezza della pittura che ammalia nella preziosità, che incanta nell'armonia dei colori, che inventa un mondo di bellezza dove ogni cosa visibile ha significato: il primato della Pittura, la sua vittoria sulla banalità e la povertà delle cose e del pensiero, come era in Dosso Dossi, amico di Ludovico Ariosto e, come lui, creatore di meraviglie antiche.
In his paintings you can find the greatness of painting that bewitches the preciousness, that delights in the harmony of colors, that invents a world of beauty where everything visible is meaningful: the primacy of painting, his victory over the banality and poverty of things and of thought, as it was, for example, in Dosso Dossi, Ludovico Ariosto's friend and, like him, creator of ancient wonders.




Roberto Banfi Rossi

Qualcuno ha criticato proprio questo nell'opera di Banfi Rossi. L'amore incontenibile per la pittura. 
Ma la bellezza delle sue tele non nasconde il sentimento ineluttabile della precarietà dell'uomo e il suo porsi oggi sulla terra come elemento incoerente e disarmonico.

La stessa tragica condizione che i grandi artisti americani hanno espresso in linguaggi completamente diversi o anche rifiutando il linguaggio articolato dell'arte figurativa. (Non solo artisti americani, ovviamente, ma questi sono stati il soggetto di una meravigliosa mostra a San Marino della quale abbiamo parlato in un altro articolo).
Someone criticized just that in his painting. The irrepressible love for painting.
The beauty of his paintings does not hide the inevitable feeling of insecurity of man and his existing today as a incoherent and inharmonious subject on the earth. 

The same tragic condition that great American artists have expressed in completely different languages or even refusing articulated language of visual art. (Not only American artists, of course, but these were the subject of a wonderful exhibition in San Marino which we discussed in another article).


Roberto Banfi Rossi

Roberto Banfi Rossi
Particolare del dipinto precedente - Detail of the previous image

La ricerca della bellezza e armonia del mondo resta l'anelito che guida sulla tela la mano talentuosa e colta di Roberto Banfi Rossi nel creare tesori di esperienza da custodire negli occhi e nel cuore, un patrimonio di sogni o memorie possibili.
The pursuit of beauty and harmony of the world remains the yearning which drives Roberto's talented and cultivated hand on his canvases in creating treasures of experience to be cherished in your mind and heart, a wealth of memories or possible dreams.







Roberto Banfi Rossi

Roberto Banfi Rossi

Roberto Banfi Rossi

Roberto Banfi Rossi

Roberto Banfi Rossi

Roberto Banfi Rossi

Roberto Banfi Rossi
L'illuminazione delle opere nella galleria Artemisia è ottimale,
con LED a luce bianca che garantiscono una resa dei colori della massima naturalezza
Giuseppe Fioroni, Rita Castigli, Roberto Banfi Rossi
Roberto Banfi Rossi (a destra) con Giuseppe Fioroni e Rita Castigli
 Roberto Banfi Rossi

martedì 15 maggio 2012

Fedele a se stesso

La pittura lirica di Marco Pedetta Jensen


Marco Pedetta Jensen

Per Marco Pedetta Jensen la pittura è il modo in cui raccoglie e decanta passioni ed emozioni complesse e indecifrabili e ne fa immagine. Il carattere intimo e poetico della pittura di Pedetta si coglie approfondendo la lettura dei suoi quadri, fermandosi davanti ad essi e lasciando che la malia dei colori si faccia pensiero e ed esprima il suo senso profondo.

Comunque Marco si esprima, i suoi colori sono pieni di emozione trasparente e incontenibile sia quando lascia individuare forme familiari o simboliche sia quando incolla piccoli oggetti portatori  di emotività sulle sue tele. È continuamente alla ricerca di una via attraverso la quale il suo mondo si realizzi nella sua misteriosa complessità. Questo rende i suoi quadri meno commerciali in quanto non immediatamente riconoscibili, ma fa anche sì che ognuno di essi diventi uno splendido scrigno di sentimenti che appartengono ad ogni uomo.


Marco Pedetta Jensen
Quadro Arancio

Quadro Verde

Il Quadro Verde, come anche altri dei suoi quadri fatti a collage, fa pensare alla città, una città che è cresciuta caoticamente, plasmata dagli impulsi disordinati degli uomini e dai fatti ineluttabili della storia. I moti nervosi del pennello intriso di colore senza sfumature tracciano scie frenetiche di luci, percorsi isterici e veloci che definiscono aree asimmetriche e casualmente disposte e creano una rete che cinge d'assedio un'area centrale fragile e discontinua. Nella cinta difensiva già si apre qualche rossa ferita. Ma il colore che domina è gioioso e l'energia quasi violenta dei tratti e dei contrasti ha la gagliarda e incosciente ilarità della giovinezza. Colori e pensieri si incontrano e si scontrano senza fondersi disegnando una mappa forsennata del vivere di oggi ma anche una nuova disordinata bellezza che riesce a salvare spazi riposti nel cuore e nel silenzio.


Il Pellicano

La materia cromatica investe, quasi suo malgrado, la tela o la carta e fluisce con veemenza dal pennello sospinto dal tumulto dei sentimenti. Così ne Il pellicano, tinte pure e contrastanti fanno intuire il becco e le zampe, l'onda del mare, lo scorcio di cielo divampante in un tramonto, o forse in un incendio, natura trionfante e offesa nello stesso tempo. C'è dualità e contrasto, ma forse la realtà, oggetto della ricerca, sta negli spazi lasciati vuoti, nel bianco quieto del foglio, colpito e ferito da schizzi di energia.

L'intenso lirismo dei quadri di Marco sfugge ad una descrizione che non sia essa stessa poesia, il terreno d'incontro tra la tela e le parole.


Rita Castigli

Cadde la neve forse invano

Folate di bianco
attraversano lo spazio denso
e quasi lo trafiggono;
cercano pause di silenzio
nei rossi chiassosi e nei gialli concitati.
Gli azzurri si sporcano inesorabilmente
e fanno indovinare sagome in movimento.
Nessun manto di Madonna
 si apre a difendere la città
dai dardi del Dio adirato
ed essi si frantumano
in mille scaglie di colore.
Non basterà la neve a portare pace
né coprirà di silenzio il rumore
in cui le grida e i canti si confondono.


Rita Castigli



Marco Pedetta Jensen nel suo studio
da www.spherikon.com
Cliccare sull'immagine
per andare alla foto panoramica di Patrizio Silvi Antonini

Mostra Ville d'Antibes, settembre 2008


Locandina della mostra Amore x Amore
Link al commento di Giovanna Bruschi


Marco Pedetta Jensen


Marco Pedetta Jensen

Marco Pedetta Jensen vive e lavora a Perugia. 
Per contattarlo: m.pedetta@libero.it

giovedì 19 aprile 2012

Invito alla visita: due mostre tra Romagna e Montefeltro


L'ultima escursione dei Cacciatori d'Arte Mascherati è stata verso Rimini, dove c'è la possibilità preziosa di vedere tanti capolavori temporaneamente prestati da Musei americani ed europei. Il maltempo non ha tolto nulla alla gioia della visita. 
Poi da Rimini a Urbino, un breve tragitto in un paesaggio di grande bellezza. Qui c'è una mostra che, a differenza di quella riminese che spazia in cinque secoli e tanti paesi, ci porta all'interno di un tema, la Città Ideale, e un periodo, la seconda metà del secolo XV, momento di incanto e di magia tutta italiana.


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Rimini: Da Vermeer a Kandinski



Johannes Vermeer, Cristo in casa di Marta e Maria, 1654 circa. 
National Gallery of Scotland, Edinburgh.
(Cliccando si accede alla riproduzione HD del Google Art Project)

Le ragioni della mostra e i criteri delle scelte sono espressi nell'appassionata introduzione al catalogo scritta dal suo curatore, Marco Goldin.

“La mostra è un canto corale, l'affrontare il fluire del tempo -il prima e il poi- come sola sostanza, come unico respiro. Non le singole presenze, non le singole vite, pur maestosamente affioranti, ma il corpo intero della pittura, il suo procedere come una legione. Sacralità del cammino, mentre file di uomini e donne passano da un punto all'altro della storia e così facendo traggono immagini dalla vita, dal suo consumarsi e dal suo annunciarsi. Il pittore è così sempre su una soglia, nel punto in cui conclusa una strada se ne annuncia un'altra. Si passerà da una sala all'altra di questa mostra sentendo che non ci sono confini e invece solo immagini che stanno vicine, perché la pittura effettivamente appaia per quel che è, una lunga, estasiata corrente d'amore.


Dominikos Theotokopoulos detto El Greco, Fratel Hortensio Félix Paravicino, 1609.
Museum of Fine Arts, Boston (link a Google Art Project)

… A questo se potessi dire serve questa mostra. A essere prima di tutto canto dispiegato nel segno della bellezza, dell'incanto, dello struggimento per l'essere al mondo. E poi costruzione dell'immagine per determinare nello spazio della tela la bellezza rappresentata. Perché la pittura ha per tema proprio la trasformazione del sentimento in immagine. Ha come prerogativa fondamentale, e direi unica, di rendere il suono e la voce dell'anima, immagine.”

Suono e voce che diventando immagine trovano la più alta espressione nel silenzio della tela e nella sua magica completezza in cui il senso tragico dell'esperienza si traduce in una bellezza tanto profondamente umana da sembrare divina.


Lorenzo Lotto, La Vergine e il Bambino con San Girolamo e San Nicola da Tolentino, 1523-24.
Museum of Fine Arts, Boston. Link al Google Art Project

Quel Gesù bambino del Lotto scelto per il manifesto della mostra, tenerissima carne tenuta dalla soavità delle mani di Maria ma circondato dai segni della sua futura Passione riassume il senso dell'umano sentire, l'oggetto, in ultima istanza, della ricerca artistica.


Claude Monet, Campo di papaveri vicino a Giverny, 1885.
Museum of Fine Arts, Boston. Link al Google Art Project

Dalle forme più varie e sensuose di miti e paesaggi fino alla brutalità crudele della trilogia di Bacon o alla densità abissale dei ritratti, la pittura "mette in scena l'anima del mondo” e tutti, rapiti dal mistero della bellezza, la sentiamo in noi e ci riconosciamo nello stesso struggimento, nello stesso grido, nello stesso anelito.

La mostra, allestita a Castel Sismondo (centro storico di Rimini) resterà aperta fino al 3 giugno. Link al sito della mostra

Link al sito di Linea d'Ombra, l'organizzazione diretta da Marco Goldin che con questa mostra festeggia i suoi primi 15 anni di attività, e di cui vi abbiamo recentemente presentato la bella mostra sull'arte americana a San Marino.


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Urbino: La Città Ideale


Pittore anonimo, seconda metà del '400, Città ideale. Galleria Nazionale delle Marche, Urbino (da Wikipedia)
Urbino ha rinnovato la sua leggenda di città ideale quale centro di convergenza degli spiriti più eletti del Rinascimento italiano.

È in corso una mostra intitolata La città ideale che prende lo spunto dalla presenza eccezionale di una tavola proveniente da Baltimora analoga a quella celebre da sempre presente nella galleria del Palazzo Ducale. I capolavori esposti presentano strutture meravigliosamente geometriche di nobili spazi urbani così armoniosi da far riflettere sul senso del divino e della perfezione. Il superamento dei limiti umani nella pittura più antica era reso con gli sfondi d'oro in cui si realizzava la fissità del tempo in uno spazio solo divino, ma l'Uomo Nuovo del Rinascimento si costruisce intorno spazi tanto perfetti da apparire ugualmente divini.


Bartolomeo di Giovanni Corradini detto Fra Carnevale, Veduta di una Città  ideale. Walters Art Gallery, Baltimora.
(da Wikipedia)
Le due città ideali sono poste in una sala l'una di fronte all'altra (entrambe originariamente prive di personaggi), spazi magici forse destinati a divinità dall'aspetto umano come gli dei dell'antica Grecia. Fanno riflettere sull'anelito alla bellezza che l'uomo ha sempre coltivato, una bellezza che  avrebbe voluto riconoscere in tutto ciò che lo circonda. La storia lo ha contraddetto, le città sono cresciute seguendo direttive che ricalcano destini molto più approssimativi e improvvisati. 
La geometria delle due tavole non è mai pedestre, nessuna simmetria è ovvia, l'armonia che regna riflette altre sostanziali armonie nell'ordinamento politico e nel mondo interiore.


Domenico Veneziano, Miracolo di San Zanobi. Fitzwilliam Museum, Cambridge UK
(da Altritaliani.net)
Il tema della mostra permette di riflettere (e incantarsi) davanti alle opere dei più grandi artisti della seconda metà del XV secolo, da Mantegna a Perugino, da Domenico Veneziano a Bramante, da Raffaello a Pier della Francesca. Quest'ultimo, cui era una volta attribuito il dipinto della città ideale presente ad Urbino, lascia l'impronta più profonda con la Flagellazione, nel cui insoluto mistero si fondono le ragioni più profonde dell'arte e della storia.

Bottega perugina, circa 1473, Miracoli di San Bernardino. Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
Dal sito web della Galleria Nazionale dell'Umbria
(nella mostra urbinate sono presenti altre tavole della stessa serie)
Bottega perugina, circa 1473. Miracoli di San Bernardino. Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria.
Da Altritaliani.net
(Opera presente nella mostra)

La mostra è terminata l'8 luglio 2012 e il relativo sito web, che come sempre avevamo linkato, è stato rimosso.
Il biglietto cumulativo consentiva di ammirare anche la irrinunciabile Galleria del Palazzo Ducale. Per chi non l'avesse visitata di recente c'è la magnifica sorpresa della collezione Volponi regalata al Museo dallo scrittore e dai suoi eredi: una notevolissima serie di capolavori risalenti soprattutto al secolo XVII.


Veduta di Urbino con il Palazzo Ducale. Da News Immobiliare.it



lunedì 19 marzo 2012

Da Hopper a Warhol

La suggestione irruenta dell'arte americana in mostra a San Marino


Edward Hopper, Drug Store (1927). Boston, Museum of  Fine Arts. Da WebMuseum

Non pensavamo che l'arte contemporanea ci avrebbe dato la stessa emozione e la stessa necessità, direi quasi struggente, di guardarla anche da vicino inforcando gli occhiali, come ci succede con quella antica, con le sue minuziose e squisite calligrafie.

La conferenza-videoproiezione cui avevamo assistito il venerdì precedente, organizzata dall'Associazione Culturale “Diego Donati”, ci aveva galvanizzati. Mimmo Coletti aveva presentato una sintesi così ammaliante della storia dell'arte americana che, venendo a conoscenza della mostra “Da Hopper a Warhol” a San Marino, siamo partiti con il nostro bagaglio di curiosità. E non siamo rimasti delusi.

L'occhio è caduto per primo sul dipinto di Edward Hopper. La suggestione notturna della vetrina newyorkese, nella strada silente, è irresistibile e piena di mistero. I colori raccolti in quello spazio giallo dove tutto intorno sfuma nell'inchiostro e nei seppia, riassumono il suo messaggio e la sua poetica, la solitudine e l'artificio del vivere nella metropoli e la rassegnazione alla perdita di senso, contemplati con occhio lucidissimo.

La stessa lucidità caratterizzava i filosofi della cosiddetta “Scuola di Francoforte”, a me tanto cari, che analizzavano l'evoluzione del pensiero fino al disperante esito di impotenza nella società contemporanea.

Una reazione di ferma ribellione, che si traduce in negazione del linguaggio stesso, Jackson Pollock la riversa sulle sue tele. Ce ne sono due nella mostra, una del 1948 e una del 1952, che con gli ermetici titoli di “numero nove” e “numero otto”, rispettivamente, vogliono restare suono inarticolato o cupo e urlato silenzio. Pollock spiegava la sua pittura come “improvvisazione psichica”, allo stesso modo in cui per i contemporanei scrittori della beat generation (Ginsberg e Kerouac in particolare) la scrittura avveniva in una condizione di trance, era un lasciar fluire il senso direttamente dalle profondità della psiche, fuori dalle strutture usuali, senza mediazioni.

Questo era anche il Jazz di Charlie “Bird” Parker, il maestro di tutti, di una musica e un'arte in genere che viveva di improvvisazione. Ma l'evoluzione dell'arte americana trova una nuova espressione snodandosi tra i grattacieli della grande città, tra i muri immensi dove è difficile sentirsi persona, ed esistere come uomo. E l'artista, non aspirando più all'eternità, si accontenta di vivere, e l'ambiente urbano, così smisurato, diventa la sua tela.

Keith Haring, nei suoi brevi 32 anni di vita, ha lasciato il segno geniale di una sintesi straordinaria con cui linee semplici e ambivalenti individuano sagome umane che hanno spessore solo immaginario e trasparente dentro i contorni definiti da una linea. La sua grande tela qui esposta è commovente e fa sorridere per l'ironia, la grazia, l'energia e la dissimulata consapevolezza.

Altre meraviglie ha in serbo la mostra, e tutte grandi. Inconfondibile, benché imitatissimo, lo stile di Roy Lichtenstein. Abbiamo cercato di carpire alla grande tela i suoi segreti, facendo ipotesi sulla tecnica di realizzazione, senza arrivare a una risposta. La implacabile nitidezza, più industriale che umana del prodotto, lo rende perfetto e misterioso. Come i bambini sono più affascinati da oggetti di plastica dai colori vivi e uniformi che dagli sfumati della natura, anche noi siamo rimasti a contemplare quell'umanità smaltata, quelle forme perfette e lontane dalla realtà. 

Infine Andy Warhol: tre grandi tele, tre serigrafie, dove l'artista è intervenuto su foto ingigantite. La celebre Jackie del 1964, nel suo splendido glamour, stridente con l'assassinio da poco avvenuto del marito, si pone come l'icona di un'America esplosiva nel suo benessere e nella sua violenza (non dimentichiamo la contemporanea guerra in Vietnam). La Statua della Libertà, con i colori della bandiera che la serigrafia sparge in chiazze nitide e casuali, sembra lanciare un grido, come se la libertà stessa fosse fatta a pezzi nel sentimento del critico Warhol, insieme ai valori e al sogno americano. Infine, la sua stessa gigantesca faccia, occhiali e capelli da punk, ribelli e immensi, è cosparsa di colori di tuta mimetica a maculare la tela.
Pensando anche alla celebre serie di visi di Marilyn, nessun ritratto per lui può restare inalterato a raccontare a modo suo una vita, perché una vita non è più tale, la persona si è dissolta nei colori artificiali di una cultura ormai inautentica, in cui l'uomo “unidimensionale” è divenuto semplicemente consumatore e si smembra mercificato negli oggetti e nei colori.

Come è stato emozionante scoprire le premesse di tante produzioni viste anche qui in Italia! In quest'arte pioniera ci è sembrato di riconoscere le radici, piene di energia ma anche di minacce, di quello che per noi era futuro ed è a poco a poco diventato presente.


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Linea d'Ombra. Da Hopper a Warhol.
Palazzo SUMS, Repubblica di San Marino, 21 gennaio - 3 giugno 2012
Link al Sito Web della Mostra