NOTE PER LA CONSULTAZIONE

NOTE PER LA CONSULTAZIONE:
Per leggere, scorrete la pagina verso il basso: il blog è come una rivista che va "srotolata" anziché sfogliarla. La grafica è ottimizzata per gli schermi dei computer; se leggete da un telefono o tablet, vi consigliamo di tenerlo in posizione "orizzontale".
Per la ricerca di artisti, temi e luoghi usate la casella Cerca nel Blog oppure l'Indice Alfabetico sul lato destro della pagina, visibile scorrendo un poco verso il basso.
Per contattarci: Rita Castigli rita.castigli@gmail.com - Aurelio Stoppini aureliostoppini@libero.it
Visualizzazione post con etichetta Pittura del '500. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pittura del '500. Mostra tutti i post

giovedì 13 novembre 2014

Rosso Fiorentino, il genio fuggitivo

La tragica originalità della "maniera" 


Pietà (1537-40 ca.). Parigi, Louvre. Da Wikipedia.


L’impressione intensa che ci aveva lasciato la recente mostra su Rosso e Pontormo “Divergenti Vie della Maniera” a Palazzo Strozzi si è ricaricata di interrogativi quando siamo andati a vedere la grande tavola di Rosso Fiorentino nel Museo del Duomo di Città di Castello, e stupisce vedere un’opera così straordinaria, come pure il Compianto della chiesa di San Lorenzo a Sansepolcro, ospitate in aree che definiremmo periferiche.

Ma lavorare in aree periferiche rispetto a Roma e Firenze è la storia di Giovan Battista di Jacopo di Gasparre, detto il Rosso per il colore dei capelli come spiega Giorgio Vasari che a 17 anni lo conobbe ad Arezzo. 
Vasari racconta nelle Vite la storia di un pittore poco amato nella sua città, restituita alla signoria dei Medici nel 1513 dopo la parentesi repubblicana in cui Rosso, come Michelangelo, aveva creduto, pur essendo troppo giovane per prendervi parte (era nato nel 1494, quattro anni prima del rogo di Savonarola).


The intense feeling that we had visiting the recent exhibition of Pontormo and Rosso "Divergent Ways of Mannerism" at Palazzo Strozzi was renewed watching the big painting by Rosso Fiorentino in the Museum of the Cathedral of Città di Castello, and we were surprised to see such an extraordinary work, as well as the Compianto in the church of San Lorenzo in Sansepolcro, set in areas that would be defined peripheral.

But it is the story of Giovanni Battista di Jacopo di Gasparre, known as il Rosso because of his red hair , as explained by Giorgio Vasari, who knew him in Arezzo.
Vasari in his Vite tells the story of a painter who wasn't much loved in his hometown, returned to the rule of the Medici family in 1513 after the republic in which he believed like Michelangelo, though he was too young to take part to it (he was born in 1494, four years before Savonarola's death).







Giorgio Vasari e aiuti, Ritratto di Rosso Fiorentino (1572 ca.). Casa Vasari, Firenze. Da Wikimedia Commons

Giovanissimo aveva lavorato nella bottega di Andrea del Sarto, il pittore preferito dai Medici, ma non era da loro apprezzato a differenza del suo collega e coetaneo Jacopo da Pontormo. Le loro vite furono divergenti fin dall’inizio: l’indiscutibile bellezza delle figure di Pontormo contro il grafismo e i colori scomposti del Rosso. 
Il primo ebbe vita più facile nella capitale medicea, con magniloquenti e sontuosi ritratti di signori, l’altro creò sfumati ritratti di meno abbienti personaggi. Pontormo riproduceva con spontanea adesione i canoni di bellezza che Vasari poi enunciò come regola per l’arte, mentre il Rosso era portato ad estremizzare fattezze e colori, spingendo le prime fino al grottesco e i secondi fino all’irreale. Ma questi “difetti” suscitano ora emozioni cui nessun altro manierista giunge.

Dopo quel primo affresco per il Chiostrino dei Voti con un’organizzazione orizzontale della scena, quella pacata gravità si va perdendo e subentra un inquietante senso di precarietà, raggiungendo un apice estremo nella Deposizione di Volterra, una tavola sconvolgente per l’instabile disposizione dei personaggi e dove l’impressione di un crollo imminente allarga la tragedia della morte avvenuta fino ad esprimere la condanna di un’umanità dal futuro buio come il destino politico del paese. L’ansia e il senso della precarietà dominano le sue tele rendendole contemporanee a noi quanto quelle di Francis Bacon.

He was very young when he worked in Andrea del Sarto's workshop, the Medicis' favorite painter, but he wasn't appreciated by them unlike his colleague and contemporary Jacopo da Pontormo. Their lives were diverging from the beginning: undeniable beauty of the figures in Pontormo's style  and dismantled colors and lines in Rosso. The former had an easier life in the capital city of the Medicis, with grandiose and sumptuous portraits of lords, while the other created nuanced portraits of poorer people. Pontormo reproduced with spontaneous adherence the canons of beauty that Vasari then enunciated as rules in art, while Rosso was led to exaggerate features and colors  up to a grotesque and unreal impression. But these "flaws" arouse emotions now that no other mannerist reaches.

After the first fresco for the “Chiostrino” with its horizontal organization, that calm gravity is being lost and replaced by a haunting sense of insecurity, reaching a peak in the extreme Deposizione of Volterra, a table upsetting for the unstable arrangement of characters and where the impression of an imminent collapse widens investing the tragedy of death and condemnation of humanity implying a dark future and political destiny of the country. Anxiety and sense of insecurity dominate his paintings making them contemporary to us as those of Francis Bacon.











Deposizione (1521). Volterra, Pinacoteca e Museo Civico. Da Wikipedia

Angiolino musicante (1521?). Firenze, Galleria degli Uffizi. Da Wikipedia

Sposalizio della Vergine (1523). Firenze, Basilica di San Lorenzo.
L'opera è stata restaurata in occasione della mostra a Palazzo Strozzi.

Nella sua vita nomade si trovò a fuggire dalle pestilenze e dai Lanzichenecchi che misero al sacco Roma nel 1527, quando fu catturato e vessato da questi prima di essere liberato. La sofferenza del corpo è condivisa nel bellissimo Cristo e Angeli oggi a Boston: vi è la stanchezza più che la morte, e l’innocenza del corpo bianco abbandonato senza difese.

Dopo la fuga da Roma il Rosso si rifugiò a Perugia e fu ospite di Domenico Alfani, cui lasciò il cartone della Adorazione dei Magi che questi realizzò per il Santuario di S. Maria dei Miracoli a Castel Rigone. 
A Sansepolcro dipinse poi un Compianto sul Cristo deposto che era stato in realtà commissionato a Raffaellino del Colle, che però generosamente lasciò la commessa al collega fiorentino. 

In his nomadic life he had to escape from the plague and the Lanzichenecchi who plundered Rome in 1527, when he was captured and harassed by them before being released. Extreme suffering of the body shows through the beautiful Christ and Angels in Boston: there is fatigue more than death, and innocence in the white body left defenseless.

After escaping from Rome, Rosso took refuge in Perugia and was hosted by Domenico Alfani. In sense of gratitude he left him a board for an Adorazione dei Magi that Alfani made for the sanctuary of Santa Maria dei Miracoli in Castel Rigone. 
In Sansepolcro then Rosso painted a Compianto sul Cristo Deposto  that had been actually commissioned to Raffaellino del Colle, who generously left the job to his Florentine friend.










Domenico Alfani
Copia da Domenico Alfani, Adorazione dei Magi (1534) su cartone di Rosso Fiorentino.
Castel Rigone (PG), Santuario della Madonna dei Miracoli

Cristo morto sorretto da angeli (1525-26). Boston, Museum of Fine Arts. Da Wikipedia

Morte di Cleopatra (1525-27). Braunschweig, Herzog Anton Ulrich-Museum. Da Wikipedia

Compianto su Cristo deposto (1528). Sansepolcro, Chiesa di San Lorenzo. Da Wikipedia

Cristo in gloria (1528-30). Città di Castello, Museo del Duomo. Da Atlante dell'arte italiana

Sempre dello stesso periodo è la grande tavola del Cristo risorto in Gloria commissionatagli dalla Compagnia del Corpus Domini di Città di Castello. 
In base al contratto avrebbe dovuto raffigurarvi quattro angeli, che invece egli non dipinse, dividendo nettamente la scena in due sezioni: in quella superiore c’è il Cristo che ascende fra quattro Sante, mentre nella parte inferiore vi sono figure umane anche grottesche ed esotiche (Vasari le definì “Mori, Zingani e le più strane cose del mondo”), in proporzioni maggiori rispetto allo stesso Cristo, che appare più lontano, distante dagli umani. 
E mancano gli angeli, figure di collegamento e tramite fra Cristo e l’umanità desolatamente sola.

Tornato a Firenze, ne fuggì alla vigilia dell’assedio del 1529, recandosi a Venezia, e da lì si trasferì a Parigi o meglio a Fontainebleau, finalmente accolto dal re Francesco I di Francia con l’onore che meritava. Qui visse dieci anni di lavoro e di gloria (ma tutta l’immensa opera di affrescatore è andata perduta), fino alla morte per suicidio, come racconta Vasari, schiacciato dal senso di colpa per aver ingiustamente accusato un collega di furto.
Nel Compianto del Louvre la tragedia della morte stravolge le forme, le braccia della Madonna si spalancano come nella sua crocifissione evocando abissi di dolore, mentre i colori si sgranano impazziti come in un quadro “fauve”.
To the same period belongs the large panel of Cristo risorto in Gloria commissioned by the Compagnia del Corpus Domini in Città di Castello.
Under the contract, he would have to envision  four angels, who instead he didn't paint, sharply dividing the scene into two sections: in the upper one Christ ascending surrounded by four Saints, while in the lower one there are grotesque and exotic human figures (Vasari described them as "Moors, Zingani and the strangest things in the world") of a greater size than Christ himself who appears farther away. There are no angels, figures  that traditionally  connect Christ and humanity.

Returned to Florence, on the eve of the 1529 siege, he fled to Venice and from there he moved to Paris and Fontainebleau, finally accepted by King Francis I of France with the honor he deserved. Here he lived ten years of work and glory (but all the immense work of fresco has been lost), until his death by suicide, as told by Vasari, crushed by guilt for having falsely accused a colleague of theft.
In the Louvre Compianto, the tragedy of death distorts shapes, the Virgin's arms open wide in her own crucifixion evoke abysses of pain, while the colors break up like in a "fauve" painting.











Pontormo, Ritratto di Cosimo il Vecchio (1518-19). Firenze, Galleria degli Uffizi (da ArtTribune)

Ritratto virile (1524 ca.). Washington, National Gallery of Art. Da Art Tattler

Debbo confessare che confrontando tra loro i lavori coevi di Rosso e Pontormo, avevo pensato che quest’ultimo avesse più successo in quanto semplicemente più bravo. Ma seguendo il percorso del Rosso si percepisce la tenacia della sua ricerca espressiva con risultati che superano canoni e regole del suo tempo toccando apici lancinanti.

Stranamente nemmeno i danni materiali del tempo smorzano il senso delle sue creazioni. 
Nella tavola di Città di Castello le figure diventano più scarne, le linee si evidenziano con un effetto di visione spettrale disumanata e il “concorrente” Pontormo sembra avvicinarsi a lui nella Deposizione di Santa Felicita a Firenze, di qualche anno successiva a quella del Rosso a Volterra, sconvolgendo il movimento dei volumi ed enunciandoli con una luce tagliente e irreale.

Infine, come umbri e italiani dobbiamo essere grati all’impopolarità di cui godeva Rosso Fiorentino: è proprio grazie a questa che le sue opere meravigliose sono state trascurate dall’avidità delle truppe napoleoniche.


I must confess that comparing contemporary works by Pontormo and Rosso, I had thought that the former had more success simply because he was smarter. But following Rosso's career, I've perceived the tenacity of his expressive research with results that exceed the standards and the rules of his time touching excruciating peaks.

Strangely, even the damages of time don't soften the sense of his creations. 
In the painting of Città di Castello the figures become more bony, the lines are highlighted by a spectral visual effect. Oddly, the "competitor" Pontormo seems to get close to him in the Deposizione of Santa Felicita in Florence, upsetting the movement of volumes in a sharp unreal light.

Finally, as Umbrian and Italian lovers of art, we should be grateful to the unpopularity enjoyed by Rosso Fiorentino: it is thanks to this that his works have been neglected by the greed of the Napolean troops.


Pontormo, Deposizione (1526-28 ca.). Firenze, Chiesa di S. Felicita


domenica 23 dicembre 2012

Natività

La magica dolcezza del Natale non ci lascerà mai indifferenti. La splendida tela che abbiamo scelto quest'anno per i nostri auguri esprime appieno questo sentimento

Adorazione del Bambino
Correggio (Antonio Allegri), Adorazione del bambino, 1526 (?). Particolare. Firenze, Galleria degli Uffizi.
Da Google Art Project




sabato 8 dicembre 2012

Scoperte preziose nel verde delle Marche


Un itinerario nei dintorni di Camerino


Pievebovigliana
L'ineffabile grazia dell'arte marchigiana in questo busto femminile del primo cinquecento
(Museo Civico di Pievebovigliana)
Da sempre amiamo le Marche: il territorio, le qualità positive delle persone, la gastronomia e il patrimonio artistico. Ci troviamo spesso, in questo periodo, a frequentare la terra dei Da Varano, in provincia di Macerata, capace di regalare sorprendenti emozioni a chi ama l'arte e la storia. 

Pievebovigliana

La cosa più speciale di un piccolo comune come Pievebovigliana è che ogni oggetto ha una storia ed è spesso una storia d'amore. 
Così il Museo Civico “Raffaele Campelli” è il prezioso scrigno delle memorie del paese e contiene pagine frammentarie di un diario plurimillenario, scritto sulle pietre scheggiate dei preistorici primi abitanti e via via sui manufatti piceni e poi romani. Questa sezione del museo è intitolata al grande archeologo Valerio Cianfarani, che iniziò i suoi studi alla “Pieve” ed era tra i giovani che con Monsignor Campelli, il parroco di allora, gli anni '20 del secolo scorso, raccolsero con passione i reperti affioranti in paese e lungo il torrente Fornace, costituendo il primo nucleo del museo in un ambiente della canonica.


Olla rinvenuta da Mons. Campelli nel 1926
(Museo Civico, sezione archeologica) 

La Pinacoteca ospita tele e sculture allineate alla eleganza e grazia marchigiana dei secoli dal XV al XVII. Una tela è invece di scuola romana (copia da Scipione Pulzone), che Niccolò Liberati, emigrato a Roma dove aveva fatto fortuna con la sua attività di fornaio, donò alla sua mai dimenticata parrocchia di Petrignano, un segno di amore e fedeltà alle proprie radici.


Pievebovigliana
Crocifissione, copia da Scipione Pulzone (sec. XVII). Particolare.
L'originale (1585-90) è a Roma nella chiesa di Santa Maria in Vallicella o Chiesa Nuova
Pievebovigliana
La grazia fanciullesca di un angelo. Pittore umbro del primo '500, Madonna di Loreto (particolare)
Pievebovigliana
San Sebastiano, inerme nella sua stilizzata nudità. Statua lignea, XV sec.
Pievebovigliana
Particolare del San Sebastiano
Pievebovigliana
Simone e Giovan Francesco De Magistris (attrib.), Madonna di Loreto e Santi
(particolare con San Paolo)
Pievebovigliana
Nobilissimo e dolorosamente consapevole viso di Cristo. Terracotta, sec. XVI.
Rinvenuta e restaurata da Mons. Campelli
Pievebovigliana
Una sala del Museo Civico di Pievebovigliana 

Il museo è stato il punto di partenza del nostro itinerario perché lì si trova documentata, accanto alle eccellenze artistiche di Filippo Marchetti e Maria Paciotti, anche la storia delle attività produttive del luogo, dalle fornaci alla tessitura alla distillazione dei liquori.

Maria Paciotti
Le quattro stagioni, xilografie di Maria Paciotti (prima metà del '900)

Filippo Marchetti
Il fortepiano di Filippo Marchetti

Di conseguenza, salendo per antiche strade alla chiesa di Santa Maria Assunta, la bellezza armoniosa della costruzione si inserisce in una secolare storia di cultura.


Pievebovigliana
La triplice abside della Pieve romanica di Santa Maria Assunta
Una vista laterale mette in evidenza la doppia altezza dell'abside, che racchiude la chiesa e la sottostante cripta
(alcune foto della cripta in questo nostro precedente articolo) 

La Chiesa di San Giusto a San Maroto (sec. XI-XII) meriterebbe da sola il viaggio. In quello spazio semplice di arcana perfezione regna un silenzio sovrumano. Tante sono le ipotesi sulla sua storia. Ne riferisco una che sembra armonizzi la forma particolare della chiesa con il nome San Maroto, originariamente San Marone (l'intitolazione a San Giusto è probabilmente avvenuta in un secondo tempo). Questi era un eremita siriano morto nel 410, i cui numerosissimi seguaci, i Maroniti, si spostarono in Libano nel VII secolo. Durante le crociate furono fitte le relazioni tra loro e la Santa Sede (la testa del santo è tuttora conservata nella cattedrale di Foligno) ed è noto che alla diffusione del monachesimo in Umbria e Marche contribuirono certamente monaci siriani.


San Giusto
La pianta circolare è rara e realizza all'interno uno spazio arcano
San Giusto
La struttura a tholos della cupola in pietra calcarea è semplice e suggestiva
San Giusto
La chiesa di San Maroto custodisce una Madonna in trono (qui un particolare)
attribuita a Venanzio da Camerino (primi decenni sec. XVI)
Ma il piccolo comune marchigiano ha molto altro da offrire ai “cacciatori d'arte”: il Castello di Beldiletto, lussuosa residenza dei Da Varano, la chiesa e il convento di San Francesco a Pontelatrave, la cripta di Santa Maria Assunta già presentata in un nostro articolo di qualche tempo fa.  

Ringraziamo il Sindaco di Pievebovigliana Sandro Luciani e l'architetto Lolita Ciuffoni  che con grande cortesia e disponibilità ci hanno fornito materiale informativo e una guida alla visita del museo, oltre alla possibilità di effettuare riprese fotografiche.


Convento di San Francesco a Renacavata

Il convento di Renacavata, presso Camerino, è uno dei primissimi insediamenti del nascente ordine dei Cappuccini e ne esprime la scelta di povertà e semplicità nei muri spogli e nel porticato d'ingresso, nella piccolissima chiesa raccolta e mistica, nel rifiuto del lusso di cui faceva sfoggio la chiesa pretridentina.

Cappuccini

Renacavata
Mattia della Robbia, Incoronazione della Vergine con San Francesco e Sant'Agnese, 1530
Il color cenere del saio di san Francesco nella pala d'altare (era il colore scelto dai primi Cappuccini) simboleggia la dimessa austerità della loro scelta. Però all'interno del convento c'è il museo con i lavori artigianali dei frati e in essi si rivela un livello estetico talmente straordinario che sembrano sorretti da un canto di preghiera oltre che dalla tecnica raffinata.
L'impegno dell'Ordine nelle missioni permise loro di utilizzare materiali inconsueti, preziosi come legni esotici e gusci di tartaruga o estremamente poveri come la paglia che però diventa una grafia dorata nelle loro mani.


Cappuccini
Paliotto in paglia (XVIII sec.), particolare
Cappuccini
Ciborio (o tabernacolo) in legni pregiati, avorio e madreperla (XVII sec.)
Cappuccini
Ciborio in legno e tartaruga (sec. XVIII)
Cappuccini
Particolare con statuetta dell'Immacolata
Cappuccini
La piccola e preziosa architettura barocca trova il suo punto focale nella porta del tabernacolo 

Anche i quadri, benché poco originali, recano il segno di veri pittori come la pregevole copia da Raffaello o il drammatico San Francesco vicino all'emozione di uno Zurbaran o di un Ribera, o la Deposizione secentesca che riecheggia i grandi bolognesi del tempo.


Raffaello
Madonna della Palma, copia da Raffaello
Cappuccini
San Francesco, autore ignoto, sec. XVII
Renacavata
Particolare di Deposizione, autore ignoto, sec. XVII

Un giovane novizio ci ha fatto da guida con orgoglio e entusiasmo, come chi, indossando un misero saio di tela, mostra i tesori della grandezza di cui la sua “famiglia” fu capace.

Per chi volesse ripercorrere questo piccolo ma affascinante itinerario, alleghiamo una cartina tratta da Google Maps:



giovedì 11 ottobre 2012

Il ritorno di Caravaggio

"I Bari" a confronto a Palazzo Bourbon del Monte


Caravaggio - I Bari


Francesco Maria Bourbon Del Monte fu il primo mecenate che offrì lavoro e asilo al giovane Caravaggio, e nel suo ormai spoglio palazzo di Monte Santa Maria Tiberina è tornato un capolavoro del Merisi che egli aveva acquistato. 
La splendida tela ridà vita e calore alla prima stanza dell'itinerario all'interno del palazzo acquisito e restaurato dall'amministrazione comunale.

Caravaggio - Palazzo Bourbon Del Monte

Il coltissimo cardinale forse gioisce, chissà, nel vedere le sue stanze di nuovo animarsi di voci ammirate o riflessive, anche se non più quelle dei filosofi, letterati e artisti che frequentavano la sua dimora e le pareti delle sue stanze riempirsi di nuovo delle splendide tele del Cavaliere d'Arpino, di Antiveduto Gramatica, di Guido Reni e inoltre di Guerrieri, Spada, Tiarini, Riminaldi, Régnier e altri grandi contemporanei.


Ma per vedere questi, bisogna distogliersi dalle due stupefacenti tele de Il baro che calamitano irresistibilmente l'attenzione. Uno, con ogni probabilità, originale come quello del Kimbell Art Museum, e l'altro una copia del tempo.

La versione del Kimbell Museum è visibile online ad alta risoluzione su Google art Project (cliccare su questa immagine per accedervi). Potete divertirvi a confrontarla con l'opera esposta al "Monte", visibile nella foto sotto il titolo.

Il gioco delle somiglianze e differenze nelle forme e colori mette tutti nella posizione di storico chiamato a decidere ... un lavoro, questo, di grande complessità che si avvale di archivi e tecnologia e che comunque difficilmente trova tutti concordi sulle conclusioni. Interessantissimo è in proposito il catalogo della mostra.

Caravaggio dipinse per il cardinale altre tele “di genere”, che rappresentavano scene di vita con implicita una valutazione morale che lo spettatore doveva cogliere. Palese qui la dabbenaggine del giovane e ricco giocatore.
Secondo Federico Zeri, il tema dell'inganno e del gioco (e implicitamente la loro condanna morale) forniscono la chiave di lettura della tela. 
Ma altri hanno cercato altri significati.
I fastosi abiti del giovane baro celano una menzogna ispirando fiducia all'altro mentre la turpe smorfia del complice e la sua sostanziale miseria evidenziano la triste verità. Che si alluda anche ad altri meno privati inganni?


A noi è venuto un dubbio cogliendo un elemento inquietante nel gesto di quelle tre dita che spuntano dal guanto bucato: richiamano il gesto tipico della benedizione impartita dall'altare.
Forse che Caravaggio, avendo assistito ad esecuzioni e ingiustizie, volesse esprimere la crudele burla di certo potere?
Per il Cardinale dipinse tutti quadri di argomento laico, ad esempio La buona ventura che fa come da pendant con Il baro, ma anche un commovente e bellissimo San Francesco e l'Angelo che sembra profondamente mistico.

Caravaggio, San Francesco in estasi, 1594-95. Opera non presente in mostra, da Wikipedia

L'arte di un genio è sempre talmente ricca di implicazioni e significati che sfida, di generazione in generazione, la riflessione e la sensibilità sempre lasciando aperto il campo a nuove letture.


Guido Reni, San Francesco in meditazione
Alessandro Tiarini, Ecce Homo
Antiveduto Gramatica, Allegoria della Giustizia e della Pace (particolare)

I Bari a confronto, Monte S. Maria Tiberina (PG), 29 settembre - 7 ottobre 2012.
I nostri complimenti all'organizzatrice Patrizia Cavalletti per l'allestimento impeccabile e il successo della mostra (3800 visitatori in 9 giorni).

Inseriamo infine il collegamento a un interessante video in cui parla il curatore della mostra, Pierluigi Carofano: