NOTE PER LA CONSULTAZIONE

NOTE PER LA CONSULTAZIONE:
Per leggere, scorrete la pagina verso il basso: il blog è come una rivista che va "srotolata" anziché sfogliarla. La grafica è ottimizzata per gli schermi dei computer; se leggete da un telefono o tablet, vi consigliamo di tenerlo in posizione "orizzontale".
Per la ricerca di artisti, temi e luoghi usate la casella Cerca nel Blog oppure l'Indice Alfabetico sul lato destro della pagina, visibile scorrendo un poco verso il basso.
Per contattarci: Rita Castigli rita.castigli@gmail.com - Aurelio Stoppini aureliostoppini@libero.it

domenica 3 novembre 2019

Mare Nostrum

Silvano D'Orsi e la metafisica del naufragio

Mare Nostrum


Le recenti tragedie dei barconi hanno toccato il cuore di Silvano D'Orsi e lui si è calato in fondo al mare per seguire la discesa lenta e morbida dei corpi verso il fondo, la loro danza senza gioia e senza speranza.
Vi è un mistero nella creazione artistica di D'Orsi dove la rappresentazione sulla tela di fatti reali si proietta in uno spazio metafisico, si espande al di fuori dell'attualità e va ad incastonarsi nella storia.
Le tante morti di migranti che si sono avventurati su fragili imbarcazioni in cerca di una vita migliore attraversando il braccio di mare che divide l'Africa dall'Europa hanno guidato il pennello di Silvano in linee sorprendenti e drammatiche che inseguono verso il buio dei fondali marini i loro corpi in discesa libera. Qui non vi sono braccia che si tendono in aiuto e mani che si stringono, mentre la luce in alto è sempre più lontana, bianca e perduta. Nella profondità di questo spaccato di mare i corpi diventano pesci abissali, luminescenti e misteriosi, trasparenti come meduse.
Ma il vero mare è anche una scenografia meravigliosa pullulante di vita colorata e spettacolare... Qui invece diventa il fondale di un dramma in bianco e nero, pieno di corpi disordinati, invaso dall'uomo, un tema, quello della distruzione della natura, da sempre sottinteso nelle tele di D'Orsi.
Il grande quadro richiama i Giudizi Universali degli affreschi italiani del Cinquecento con personaggi che fluttuano nell'aria densa inesorabilmente spinti verso il destino finale. Ma in Mare Nostrum vi sono elementi che ci portano altrove. La grazia sorprendente dei merletti disegnati sulle membra crea dubbi sull'identità dei naufraghi e ci sospinge verso altre riflessioni, altri spazi. La bellezza del segno di D'Orsi ci distoglie dal tema e restiamo intrigati nella malia della tela.
Attraverso l'arte di Silvano, la tragedia dei migranti esce dall'oggi e raccoglie echi dei mille e mille naufragi lontani, il mare diventa oceano fino a diventare l'oceano mitologico che avvolgeva il mondo e ne decideva i limiti. Qui decide il limite della vita e si allarga ad essere il simbolo di una dimensione arcana, la discesa agli inferi.
Ma sono ancora i manichini di D'Orsi a recitare la parte degli umani, sono manichini quelli che affondano, non persone. Siamo di fronte ad una recita elegante e, come a teatro, nulla è reale, ma proprio per questo quelle figure possono rappresentare ognuno, ogni perdita è di tutti, ogni morte è la Morte stessa.
E tu non chiedere per chi suona la campana. E tu non chiedere chi erano quelli che vedi su questa tela perché in questo mare dipinto, metafisica dell'esistenza, si consumano il limite della vita umana e la sua effimera e luminosa bellezza.


Gioia Sannitica

Silvano D'Orsi

L'artista, nativo di Gioia Sannitica (CE), ha donato al suo paese questa grande tela (3 x 2 metri), che è stata permanentemente installata nella sala consiliare del Municipio, dove si trovano altre importanti opere di D'Orsi visibili nelle foto che seguono. 
L'inaugurazione si è tenuta il 12 ottobre 2019 alla presenza del Sindaco Giuseppe Gaetano e di numerose autorità locali e nazionali.
 
Silvano D'Orsi
La Senatrice Sandra Lonardo taglia il nastro
Silvano D'Orsi
Il Sindaco Giuseppe Gaetano tra la Sen. Lonardo e l'artista
Silvano D'Orsi
Rita Castigli presenta l'opera
 Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi
Veduta d'insieme della sala consiliare
Gioia Sannitica
Il Buon Governo (2018)

Silvano D'Orsi and the metaphysics of shipwrecks

The recent tragedies of the barges touched Silvano D'Orsi's heart and he lowered himself to the depth of the sea to follow the slow and soft descent of the bodies towards the bottom, their dance without joy and without hope.
There is a mystery in the artistic creation of D'Orsi where the representation of real facts on canvasses is projected into a metaphysical space, expands out of current events and goes to embed itself in history.
The many deaths of migrants who have ventured on fragile boats in search of a better life crossing the stripe of sea that divides Africa from Europe have guided Silvano's brush into surprising and dramatic lines that chase towards the darkness of the seabed their bodies downhill. Here there are no arms that tend to help and hands that tighten, while the light at the top is more and more distant, white and lost, and the bodies become abyssal fish, luminescent and mysterious, transparent like jellyfish.
But the real sea is usually a wonderful setting teeming with colorful and spectacular life ... Here instead it becomes the backdrop for a drama in black and white, full of disordered bodies, invaded by man, a theme, that of the destruction of nature, always implied in D'Orsi's paintings.
The large painting recalls the Universal Judgments of the sixteenth-century Italian frescoes with characters floating in the dense air inexorably pushed towards their final destiny. But in Mare Nostrum there are other elements that take us elsewhere. The surprising grace of lace designed on the limbs creates doubts about the identity of the shipwrecked and pushes us towards other reflections, other spaces. The beauty of D'Orsi's sign distracts us from the theme and we remain intrigued in the charm of the canvas.
Through Silvano's art, the tragedy of migrants gets out of today and collects echoes of the thousands and thousands of shipwrecks of the past, the sea becomes the ocean and finally becomes the mythological Ocean that enveloped the world and decided its limits. Here it decides the limit of life and expands to be the symbol of an arcane dimension, the descent into the underworld.
But it is still D'Orsi's mannequins to play the part of humans, those that sink are mannequins, not people. We are facing an elegant performance and, as in theater, nothing is real, but, precisely for this reason, those figures can represent everyone, every loss belongs to everyone, every death is Death itself.
And never send to know for whom the bell tolls. And never send to know who were the ones you see on this canvas because in this painted, metaphysical sea of ​​existence, the limit of human life and its ephemeral and luminous beauty are consumed.

Gioia Sannitica

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Gioia Sannitica

mercoledì 22 maggio 2019

Amazzoni Fragili

Le Donne di Ennio Boccacci tra mito e storia


Ennio Boccacci
Combattimento di Achille e Pentesilea (2019)


PENTESILEA
Lo Scamandro brillava sotto il sole discendente ma ancora bianco e luccicava come una lama tagliando la pianura arida che divideva Troia dalle navi minacciose degli Achei. All'orizzonte si disegnavano le loro sagome furtive e la pianura appariva come indifesa sotto un cielo implacabile e blu.
Le polveri che si sollevavano sulla distanza fecero capire ad Achille che le Amazzoni si avvicinavano. Erano le nuove forze con cui Ilio doveva tentare una riscossa dopo che Ettore era morto.
Si fecero avanti con furia sui loro cavalli imbracciando gli archi crudeli e mirando agli Achei. Questi occupavano una favorevole posizione perché erano controluce e il sole basso sull'orizzonte abbagliava a tratti e disturbava la mira alle guerriere. Poi la lotta si fece corpo a corpo, selvaggia, con le lame sguainate e il rumore dei ferri che tintinnavano e s'intrecciavano come in una danza feroce.
Alla fine rimasero solo loro due, Achille e Pentesilea. Improvvisamente lei sentì come un'onda investirla. Era forse la luce del sole sempre più basso che le appannò la vista, o forse erano gli occhi di Achille, quell'azzurro infinito, divino, quell'azzurro luminosissimo che si conficcava nei suoi occhi investendola come una vampa che era forse odio o forse era desiderio. Ma questo lei non poté chiederselo perché in quell'attimo di appannamento, quell'attimo di offuscata estasi, Achille le si fece addosso, tese la lancia e la conficcò sotto il seno sinistro di lei. Subito il sangue ne sgorgò copioso a fiotti inondandole il corpo.
Achille allora si slanciò per raccoglierla e si ritrovò lentamente a scivolare su di lei che tra i palpiti stava perdendo la sua anima grande. Lui la strinse a sé e d'improvviso il desiderio lo sopraffece. Era stata davvero una vampa di passione quella che aveva incendiato i loro occhi fino ad offuscarli.
Scivolò in quel corpo e tra i singulti si trovò a penetrarla. Si perse nel corpo di lei, si confuse. Il suo viso fu sommerso dal sangue che continuava a scorrere a fiotti e l'orgasmo si mischiò ai rantoli della morte. Raccolse l'ultimo respiro di lei in un bacio folle e infinito. E si scoprì a piangere e le lacrime gli tracciarono delle strisce chiare sul viso che quel sangue aveva ricoperto di una patina rossa.
Restò così, a capo chino, piangendo su di lei. Poi si sollevò e la tenne tra le braccia come in una Pietà cristiana mentre il sangue disegnava una mezzaluna rossa davanti ai suoi piedi.
Gocce di sangue pendevano come rubini dai suoi riccioli d'oro e le lacrime continuavano a scendere copiose lungo le sue guance. Poi un'onda di collera gli sollevò il petto, bruciò i suoi occhi e asciugò le sue lacrime. Achille gridò il suo dolore e la sua ira a quel cielo crudele, a quel fato che lo costringeva a restare invulnerabile in mezzo alle morti che ad una ad una segnavano le sue giornate.
Continuò a gridare, con quel corpo ormai esanime tra le braccia, ancora di una bellezza sublime ma tinto di quel rosso finale. In quell'isola di dolore e d'amore, aspettò finché fu il cielo a tingersi di quello stesso rosso e a incendiare tutto l'orizzonte sul mare e sulle navi, che si disegnavano ora nere su quello sfondo tragico.

 
Ennio Boccacci

Ennio Boccacci
 
Questo il racconto.


Ennio ferma la scena in tre fasi diverse. La guerriera con le sue armi, il corpo a corpo, lo slancio di Achille sulla sua vittima ormai inerme.
A dispetto della Storia che la presenta allenata, bronzea e fortissima, decisa a vincere e uccidere il nemico senza pietà o esitazione, la guerriera Pentesilea appare qui nuda e fragile, espone il suo corpo diafano e gentile alla incontenibile aggressività del grande Achille.


Ennio Boccacci e Rita Castigli


Il senso profondo che è sotteso a tutto il ciclo pittorico in mostra è la delicata bellezza della donna in contrapposizione all'energia distruttiva dell'uomo.
Nel trittico di Pentesilea, che è il dipinto centrale del ciclo, tale contrapposizione è resa tangibile dalla presenza dei due personaggi, mentre nelle altre tele ogni donna è dipinta sola. Sola anche a sottolineare la condizione di solitudine in cui spesso la donna si trova a decidere e lottare, senza violenza ma con fermezza e coraggio per realizzare i suoi desideri o bisogni o idee.
Ogni giovane donna è presentata prima che il suo destino prenda la via, in molti casi tragica o violenta, che ognuna di esse ha percorso.
Ennio lascia intendere che benché in molti casi la responsabilità di ciò che faranno non sarà la loro,  comunque renderà il loro nome funesto e maledetto come quello della Monaca di Monza o di Pandora o di Lucrezia.
Questa serie di splendide pitture, dietro alla fresca bellezza, pone il problema del ruolo della fortuna nella vita umana e fa riflettere sul grande tema del libero arbitrio che è rimasto sempre aperto anche a livello giuridico e non solo nel profondo della coscienza. Perfino Gertrude non ha lo stigma della perversione e crudeltà che l'ha marchiata d'infamia facendone un modello di malvagità.
Ennio insinua un dubbio di innocenza violata, di ingiustizia subita, di giovinezza sacrificata. Sempre assente è il giudizio morale sulle donne, comunque scrigno di vita e di bellezza, colta nella sua fragilità e fugacità.


Ennio Boccacci
 
Ennio Boccacci

Il tono di queste evocazioni richiama la celebre Ballade des dames du temps jadis di François Villon che contiene una serie di dodici ritratti di donne storiche o leggendarie famose ai suoi tempi. Où sont les neiges d'antan? è il ritornello della ballata, dove si associa alla bellezza femminile la neve e il suo effimero candore.
Bianco-neve associato alla donna, come il panno bianco è associato nella pittura sacra alla Madonna.
Anche Villon non giudica nessuna di loro pur se condannata dalla Storia e ne canta la vicenda con malinconia e rimpianto. Esse hanno in comune, come quelle di Ennio, la bellezza e la morte.
Questa combinazione ne fa il simbolo struggente del tempo inarrestabile e fuggitivo.



Ennio Boccacci

Ennio Boccacci

Dopo il dramma di Pentesilea, entriamo in un placido cortile dove dalle finestre si affacciano fanciulle soffuse di luce bianca, una luce che loro stesse sembrano irradiare. Il tenero candore del loro incarnato suscita tenerezza ed evoca tepore di pelle gentile.
Incontriamo lo sguardo di Pandora che tiene orgogliosamente il vaso rovinoso, suo destino e suo stigma, con la naturalezza e la grazia di una donna che abbia raccolto l'acqua fresca del pozzo.
Saffo "la bella" alza gli occhi dal rotolo sul quale sta incidendo versi e reca tatuata sul braccio una sua strofa  perché la poesia è ineluttabile destino di vita e di letteratura per lei.



Pandora
Pandora
Saffo
Saffo
Il gesto di Frine che ci porge la fibula che Iperide sganciò davanti ai giudici denudandola, evidenzia un valore fondante della pittura di Ennio Boccacci: la bellezza dà senso alla vita e fa vivere il divino nel creato.
L'armonia del movimento vorticoso e voluttuoso della danza ci fa assolvere Salomè che sembra inconsapevole della decapitazione del Battista.


Frine
Frine
Salomè
Salomè

Miriam invece non ha colpe, ma la troppa luce, luce ultraterrena, la investe con un'emozione che le provoca un moto di difesa, di ritrosia, come nella tradizione di molte Annunciazioni.
Miriam
Miriam

Teodora è lontana dall'immagine di lei che i mosaici ravennati ci hanno dato, la Teodora imperatrice, carica di potere. Qui è figura leggiadra e senza peso, la danzatrice non oberata di pietre e diademi, con veli che le danzano addosso senza appoggiarsi sulla pelle luminosa.
Francesca da Rimini, indimenticabile per il pathos e la commozione del testo dantesco, qui ha gli occhi sognanti della donna innamorata soffusa languore in una fantasia di bianche lenzuola.

Teodora
Teodora
Francesca da Rimini
Francesca da Rimini
Lucrezia Borgia ci tende il famoso anello in cui celava il veleno, fatale per molti come la sua bellezza da troppi desiderata mentre Veronica Franco, che ci porge una perla simbolo di innocenza, ha il braccio coperto di una manica fastosa che la colloca nella Venezia cinquecentesca.

Lucrezia Borgia 
Lucrezia Borgia
Veronica Franco
Veronica Franco
La Monaca di Monza, ribelle al velo impostole, ci gioca lasciando liberi gli splendidi capelli e Artemisia Gentileschi, orgogliosamente, fissa il suo soggetto mentre appoggia l'amato pennello sulla tela.

Monaca di Monza
La Monaca di Monza
Artemisia Gentileschi
Artemisia Gentileschi
Infine Mata Hari accentua nello sguardo la lucentezza della collana le cui mille sfaccettature ipnotiche riproducono i tanti volti di lei.

Mata Hari
Mata Hari
Ennio Boccacci

Elisa Cecchetti e Luca Tomassi

Rita Castigli

Ennio Boccacci

Ennio Boccacci

Ennio Boccacci

martedì 8 gennaio 2019

Il fiume carsico e la meraviglia

Maria Stefania Fuso e la sua ricerca pittorica

Maria Stefania Fuso
 
La scuola, la laurea in architettura, il lavoro. Questa la strada voluta e percorsa con grande dedizione e affetto. Ma ce n'era un'altra che, come un fiume carsico, scorreva dentro di lei. Poi arrivò la libertà, il tempo per disporre di sé e finalmente percorrere quelle gallerie scavate dal fiume sotterraneo. E' stato un viaggio pieno di sorprese e meraviglie quello percorso da Stefania in questi suoi anni recenti, un viaggio fatto su una barca di colori con i pennelli come remi o le matite come maschera e pinne.
I primi quadri esposti anni or sono a Palazzo Trinci avevano infatti la trasparenza dell'acqua e tinte lacustri. Vi erano immagini di donne che si affacciavano sorprese alla vita, con occhi stupiti davanti a misteri ancora da conoscere e da svelare. Donne che, nella successiva mostra di Spoleto, avevano una nuova sicurezza e fascino. (Qui se ne possono vedere alcune.) Grandi cappelli fanno da corona ai loro visi, la sfera della loro coscienza si espande in quelle ampie aree luminose come in questo "Vestita di cielo". Richiamano le aureole dei quadri del '400, preziose e d'oro che significavano la luce divina. Queste hanno una luce umana ma che raccoglie il volo delle rondini e dei gabbiani in spazi sempre più alti.

Maria Stefania Fuso



Ma poi Stefania ha ripreso il viaggio nelle grotte dell'anima, perché più in basso e in profondità voleva cercare le radici dell'esistere e del sentire. Il prima. Il punto più antico e profondo cui poter arrivare per esprimerlo.Qui le parole si sgretolano in suoni non più articolati, quelli di emozioni inesprimibili se non con colori e spesso con materiali come sabbia e più lontani dall'accademia e dai libri. Un quadro ha per titolo "Big bang" dove sembra proprio che materia si espanda senza ordine, e i due quadri "Magma" danno il senso di un ribollire di materia incandescente.

Maria Stefania Fuso



Nel suo "viaggio al centro della terra" la pittrice è giunta alla camera magmatica e oltre non si può andare, ma Stefania ha voluto contemplarne l'informe dinamismo e viverlo immergendovisi fino al limite della resistenza. Ché la pittura per lei è un'avventura febbrile gioiosa e dolorosa insieme, ma irrinunciabile. Una passione accettata, come l'etimologia implica, subita e vissuta come ineluttabile. E il suo cammino ha preso altre strade ma sempre verso i limiti dell'esperienza. "D'amore e d'azzurro" come pure "Tsunami" e "Mai fermare il vento" tornano nell'aria a respirare le tempeste dell'alta atmosfera dove "nullo homo vivente pò scappare".

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Ma vi sono anche momenti di alta contemplazione come "Volino gli uccelli sopra le acque" e "Via Lattea" dove una pace pacata fa sgorgare colori dolci alla vista e l'eternità dell'oro a chiudere l'orizzonte umano con la percezione del divino. "Le sorgenti" e "Il cantico della natura" hanno la stessa atmosfera serena di appagante contemplazione. Il verde freschissimo investito dal sole primaverile che ne accende traparenze d'incanto. Poi però "L'attrazione del tempo" è un'elegia delicata dove il velo della nostalgia appanna l'indefinibile colore del rame vecchio e lo sfrangia senza scampo.

Maria Stefania Fuso
Maria Stefania Fuso
 
Ma ruit hora, l'urgenza della ricerca del senso si somma alla sempre sconvolgente percezione della finitezza della vita e quadri come "Mai fermare il vento" e "Senza argini" sconvolgono la superficie della tela con fughe di colori e linee e spessori stravolti che non hanno inizio e fine, ma entrano correndo e correndo escono dallo spazio definito del quadro. Così pure è drammatico "L'attesa della pace" dove la disturbante strisciata di rosso nella fuga degli eventi parla di sangue e violenza.

Maria Stefania Fuso
Maria Stefania Fuso
  
Scelgo "E poi l'azzurro" per concludere il mio viaggio nella ricerca pittorica di Stefania Fuso perché qui, negli spessori densi e bui sovrapposti l'uno all'altro, si scoprono spazi preziosissimi di un blu oltremare che pone un obiettivo felice in fondo a questa tempestosa avventura. Un colore che, come l'oro, veniva pagato a parte ai pittori di soggetti sacri dove però non poteva mai mancare, perché parla al cuore di futuro e di spazi spirituali e di riscatto da condizioni di buio e sofferenza. Di gioia pura.

Maria Stefania Fuso

 
 
Presentazione della mostra all'ex Teatro Piermarini, Foligno, novembre 2018  
(video di Alessandro Mastrini)

*   *   *

The Underground River and the Wonder
 
Maria Stefania Fuso and her pictorial research


The school, the degree in architecture, the work. This is the road desired and travelled with great dedication and affection. But there was another that, like an underground river, flowed inside her. Then came freedom, time to dispose of herself and finally travel those tunnels dug by the underground river. It has been a journey full of surprises and wonders that Stefania travelled in these recent years, a journey made on a boat of colours with brushes as oars and pencils as a mask and fins.
The first paintings exhibited years ago at Palazzo Trinci had in fact the transparency of water and lake colours. There were images of women who were surprised at life, with eyes astonished before mysteries yet to be known and unveiled. Women who, in the subsequent exhibition in Spoleto, had a new security and charm. (Here you can see some.) Large hats are the crown of their faces, the sphere of their consciousness expands in those large areas of light like this "
Dressed in Heaven". They recall the haloes of the 15th century paintings, precious and golden which meant divine light. These have a human light which collects the flight of swallows and seagulls in ever higher spaces.

But then Stefania resumed her journey in the caves of the soul, because deeper and deeper she wanted to look for the roots of existence and of feeling. The most ancient and profound point where you can arrive to express it. Here words crumble into sounds no longer articulated, those of emotions inexpressible if not by colours and often with materials like sand and others more distant from the academy and books. A painting has the title "
Big Bang" where it seems that matter expands without order, and the two paintings "Magma" give the sense of the bubbling of incandescent matter.

In her "
Journey to the Center of the Earth" the painter has reached the magma chamber and beyond itshe can not go, but Stefania wanted to contemplate its shapeless dynamism and live it immersing herself up to the limit of resistance. Because painting for her is a feverish joyful and painful adventure, but indispensable. An accepted passion, as etymology implies, suffered and lived as ineluctable. And her research has taken other paths but always towards the limits of experience. "Love and Blue" as well as "Tsunami" and "Never Stop the Wind" return to the air to breathe the storms of the upper atmosphere where "nullo homo vivente pò scappare".

But there are also moments of high contemplation like "
Let the Birds Fly over the Waters" and "Milky Way" where a quiet peace makes sweet colours flow out of sight and the eternity of gold closes the human horizon with the perception of the divine . "The sources" and "The Song of Nature" have the same serene atmosphere of satisfying contemplation. A fresh green is invested by the spring sun that illuminates enchanting trajectories. Then, however, "The Attraction of Time" is a delicate elegy where a veil of nostalgia tarnishes the indefinable colour of old fraying copper without any escape.

But
ruit hora, the urgency of the search for meaning is added to the always shocking perception of the finiteness of life and paintings like "Never Stop the Wind" and "Without Banks" upset the surface of the canvas with escapes of colours and distorted lines that  have no beginning or end, but they enter running and running go out of the defined space of the canvas. Likewise, the "Wait for peace" is dramatic, where the disturbing streak of red in the flight of events speaks of blood and violence.

I choose "
And Then the Blue" to conclude my journey in the pictorial research of Stefania Fuso because here, in the thick and dark layers superimposed one to the other, you will discover very precious spaces of an ultramarine blue that places a happy goal at the bottom to this stormy adventure. A color that, like gold, was paid separately to the painters of sacred subjects where, however, it could never be lacking, because it speaks to the heart about future and spiritual spaces and redemption from conditions of darkness and suffering. About pure joy.

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Rita Castigli

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso con Rita Castigli

Rita Castigli

Rita Castigli

Maria Stefania Fuso con Rita Castigli

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso con Rita Castigli

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso e Rita Castigli

Maria Stefania Fuso e Rita Castigli

Maria Stefania Fuso