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giovedì 1 novembre 2012

Universo Indaco

La musica dei segni e dei colori di Ennio Boccacci

Ennio Boccacci

Nessuno, meglio di Ennio Boccacci, sa parlare della sua pittura. E lo fa con poesie in cui i colori sono il respiro e il ritmo delle figure, e lo fa con linee che di parole si avviluppano e si svolgono nello spazio come sospinte da vortici di vento.
Le figure emergono dalle tele come vele tese sul mare, come aquiloni quando si slanciano in un guizzo liberatorio.


Ennio Boccacci

Il suo pennello si muove come la bacchetta fatata di un direttore d'orchestra – mago che nei suoi arabeschi disegna la musica e le fa prendere forme colorate e dinamiche.

La sua musica è antica, viene dal passato delle tradizioni poetiche umbre, a partire da San Francesco che risolve in un inno di mistica bellezza il suo amore sublime che tutto abbraccia e illumina. Pur perseguendo una sua strada originale, quasi ineluttabile, Ennio si riconosce nella linea genetica della pittura umbra che discende da Gerardo Dottori.


Ennio Boccacci

L'indaco è per lui il colore che sintetizza questa linea. 
Il colore del tempo rappreso, il colore della passione sedimentata, il colore della consapevolezza acquisita attraverso il dolore, il colore dell'esperienza regalata con amore, il colore della sintesi che non è formale ma è solidarietà profondamente vissuta.

Così ha fondato il “Gruppo Indaco” che raccoglie artisti di varie discipline, e così lo descrive:


Indaco per esaltare se stessi e gli altri, 
come il colore
che sta tra le tonalità calde e fredde,
media il giorno e la notte
e attenua il confine tra luce e non luce.

Indaco contro la linea retta di stasi
e la linea obliqua di tendenza

Indaco per andar sinuosi e non retti …
per più conoscere.

Abbattere i certi confini che non sono più certi.

Avversi al veloce e settoriale tempo tecnologico
che nasconde la meraviglia sotto la patina
del bianco candore dell'indifferenza.

Indaco perché l'Uomo non produce soltanto
possesso e violenza,
ma sa raccontare di sé il bello.



Ennio Boccacci

La ricchezza del mondo poetico di Ennio si effonde sui suoi lavori con esuberanza lavica, e vi infonde la sua vocazione per una bellezza che è armonia cosmica.
Perciò la tela, anche grande, non gli basta e crea sculture e applicazioni su vetro e trittici e cicli pittorici e soprattutto affreschi immensi sulla cui superficie può spiegare pienamente il suo volo poetico. 


Ennio Boccacci
Ennio Boccacci al lavoro su un grande affresco, tecnica che predilige e che padroneggia come pochi
(fotografia fornita dall'artista)
Ennio Boccacci
(fotografia fornita dall'artista)
(fotografia fornita dall'artista)

Ho bisogno di un cavallo alato
desiderio estremo di viver normale
fuori da un mondo perfetto e irreale
voglio le stelle nel segno dei Pesci
per vivere a fondo il mio vero futuro
cantando leggende espresse in colori
su fondo velluto
indaco scuro


Ennio Boccacci

La sua esuberanza, quasi frenesia espressiva, è sostenuta da passioni intense, sollevate nelle sfere angeliche dal vento ascensionale dei suoi aneliti ideali (e dalla straordinaria e solidissima maestria nell'uso e anche nella creazione artigianale dei colori).




I suoi lavori respirano l'infinito per il suo instancabile ricercare negli universali grandi temi del pensiero e dei sensi, della vita e della morte, dell'essere e del nulla, dell'eterno e dell'effimero, della carne e dell'abisso inconoscibile.


Ennio Boccacci

Ennio Boccacci

Ennio Boccacci

Ennio Boccacci


Ennio Boccacci
(fotografia fornita dall'artista)

Non andare via ascolta il silenzio
Accoglilo è un alito caldo una nota
Che muove col tempo dei desideri
Modella il tuo corpo presente
E in te senti crescere l’anima l’Io
Accoglilo bene è come un vento
Un soffio leggero che porta risposte
Una eco remota lontana che spira
Da dietro le stelle dove forse c’è Dio

Ennio Boccacci

Ennio Boccacci vive e lavora a Valfabbrica (PG). 
Link alla sua pagina facebook: http://www.facebook.com/ennio.boccacci
Le poesie riportate nell'articolo sono dello stesso Ennio Boccacci

giovedì 11 ottobre 2012

Il ritorno di Caravaggio

"I Bari" a confronto a Palazzo Bourbon del Monte


Caravaggio - I Bari


Francesco Maria Bourbon Del Monte fu il primo mecenate che offrì lavoro e asilo al giovane Caravaggio, e nel suo ormai spoglio palazzo di Monte Santa Maria Tiberina è tornato un capolavoro del Merisi che egli aveva acquistato. 
La splendida tela ridà vita e calore alla prima stanza dell'itinerario all'interno del palazzo acquisito e restaurato dall'amministrazione comunale.

Caravaggio - Palazzo Bourbon Del Monte

Il coltissimo cardinale forse gioisce, chissà, nel vedere le sue stanze di nuovo animarsi di voci ammirate o riflessive, anche se non più quelle dei filosofi, letterati e artisti che frequentavano la sua dimora e le pareti delle sue stanze riempirsi di nuovo delle splendide tele del Cavaliere d'Arpino, di Antiveduto Gramatica, di Guido Reni e inoltre di Guerrieri, Spada, Tiarini, Riminaldi, Régnier e altri grandi contemporanei.


Ma per vedere questi, bisogna distogliersi dalle due stupefacenti tele de Il baro che calamitano irresistibilmente l'attenzione. Uno, con ogni probabilità, originale come quello del Kimbell Art Museum, e l'altro una copia del tempo.

La versione del Kimbell Museum è visibile online ad alta risoluzione su Google art Project (cliccare su questa immagine per accedervi). Potete divertirvi a confrontarla con l'opera esposta al "Monte", visibile nella foto sotto il titolo.

Il gioco delle somiglianze e differenze nelle forme e colori mette tutti nella posizione di storico chiamato a decidere ... un lavoro, questo, di grande complessità che si avvale di archivi e tecnologia e che comunque difficilmente trova tutti concordi sulle conclusioni. Interessantissimo è in proposito il catalogo della mostra.

Caravaggio dipinse per il cardinale altre tele “di genere”, che rappresentavano scene di vita con implicita una valutazione morale che lo spettatore doveva cogliere. Palese qui la dabbenaggine del giovane e ricco giocatore.
Secondo Federico Zeri, il tema dell'inganno e del gioco (e implicitamente la loro condanna morale) forniscono la chiave di lettura della tela. 
Ma altri hanno cercato altri significati.
I fastosi abiti del giovane baro celano una menzogna ispirando fiducia all'altro mentre la turpe smorfia del complice e la sua sostanziale miseria evidenziano la triste verità. Che si alluda anche ad altri meno privati inganni?


A noi è venuto un dubbio cogliendo un elemento inquietante nel gesto di quelle tre dita che spuntano dal guanto bucato: richiamano il gesto tipico della benedizione impartita dall'altare.
Forse che Caravaggio, avendo assistito ad esecuzioni e ingiustizie, volesse esprimere la crudele burla di certo potere?
Per il Cardinale dipinse tutti quadri di argomento laico, ad esempio La buona ventura che fa come da pendant con Il baro, ma anche un commovente e bellissimo San Francesco e l'Angelo che sembra profondamente mistico.

Caravaggio, San Francesco in estasi, 1594-95. Opera non presente in mostra, da Wikipedia

L'arte di un genio è sempre talmente ricca di implicazioni e significati che sfida, di generazione in generazione, la riflessione e la sensibilità sempre lasciando aperto il campo a nuove letture.


Guido Reni, San Francesco in meditazione
Alessandro Tiarini, Ecce Homo
Antiveduto Gramatica, Allegoria della Giustizia e della Pace (particolare)

I Bari a confrontoMonte S. Maria Tiberina (PG), 29 settembre - 7 ottobre 2012.
I nostri complimenti all'organizzatrice Patrizia Cavalletti per l'allestimento impeccabile e il successo della mostra (3800 visitatori in 9 giorni).

Inseriamo infine il collegamento a un interessante video in cui parla il curatore della mostra, Pierluigi Carofano:


sabato 29 settembre 2012

Blu come il tempo

Carlo Dell'Amico al CAOS di Terni


Carlo Dell'Amico
Cliccare sulla foto per accedere all'album delle nostre immagini della mostra


Un museo archeologico, che per molti è un'arida sequenza di pezzi di pietra, di metallo e di coccio con date lontanissime, può diventare un percorso incantato e lunare, con il suggerimento di archi di tempo non più a misura di vita umana o di qualche secolo, ma a misura stellare, di galassia lontana.

Ed allora lo spazio si illude di infinito, diventa spazio dello spirito. Il lungo cammino verso il leone nella luce azzurra, come percorso in un chiostro bagnato dalla luna, diventa contemplazione e silenziosa meditazione senza parole.


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Carlo Dell'Amico, LIBERATA DAL CAOS
Dal 21 settembre al 4 novembre 2012 - Orario 10-13 / 16-19 (chiuso il lunedì)
Museo Archeologico presso il CAOS (Centro Arti Opificio Siri)
Viale Campofregoso, 116 - Terni
Links:
http://www.caos.museum/
http://www.caos.museum/content/museo-archeologico
http://www.sistemamuseo.it/museoid.php?uid=73

domenica 2 settembre 2012

Suggestioni d'Abruzzo

Itinerari d'arte nella provincia di Chieti, tra mare e montagne


Ortona
Santa Margherita, statua lignea del XVI secolo esposta nella mostra di Ortona (particolare)
Con curiosità, non conoscendo quasi nulla dell’arte abruzzese, e trepidazione, sapendo di trovarci di fronte ad opere sopravvissute alla devastazione del terremoto dell’Aquila, siamo entrati nel magnifico Palazzo Farnese di Ortona. La mostra, che è parte di una serie di iniziative volute dalla Soprintendenza BSAE dell’Abruzzo per mettere in luce l’eredità di Margherita d’Austria (figlia di Carlo V, governatrice di ampie regioni del sud d’Italia nell’arco del XVI secolo), ha l’orario che ogni villeggiante sogna: chiude cioè alle 24. Così ce la siamo goduta senza dover rinunciare a un pomeriggio di mare.
Ci hanno stupiti la complessità di Pompeo Cesura come pregevole pittore manierista e soprattutto la sua intensità ed eleganza come scultore.


Pompeo Cesura, Annunciazione (particolare)
Pompeo Cesura, Cristo legato alla colonna (particolare) 
Un altro particolare del Cristo di Pompeo Cesura
Le finezze di Aert Mijtens (noto anche come Rinaldo Fiammingo) che ostenta il virtuosismo della scuola di provenienza, e la mobile plasticità di Ferraù Fenzoni, compongono il quadro di una società colta e attenta alle tendenze artistiche del tempo.

Aert Mijtens, Presentazione al Tempio (particolare).
La mostra di Ortona resterà aperta fino al 31 ottobre e comprende anche un "cantiere aperto" di restauro dedicato a un'opera di Mijtens
Oltre a questa, la Soprintendenza BSAE dell’Abruzzo ha dato il via a molte altre mostre itineranti in Italia e all’estero delle opere del Museo Nazionale dell’Aquila, sottoposte a restauro e a nuovi studi, dando ad esse una nuova visibilità. Di conseguenza, paesi altrimenti trascurati dal turista da spiaggia offrono nuove attrattive.

Vista della Maiella dal Blockhaus
Dalla costa abbiamo fatto qualche puntata verso l’interno e ci siamo incantati davanti al paesaggio infinito che si gode dal Blockhaus sulla Maielletta ad oltre 2000 m di quota.
Lungo il percorso tra San Vito Chietino e Passo Lanciano, abbiamo fatto tappa a Guardiagrele. Lì era nato il più grande orafo del XV secolo, Nicola da Guardiagrele, e nel Museo del Duomo ci si può rendere conto della sua grandezza. Il museo è interessantissimo e il suo giovane custode è un entusiasta studente dei corsi di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di Chieti, non un cerbero neghittoso come ci è capitato di incontrare altrove …

Guardiagrele, Torre campanaria e portale del Duomo
Guardiagrele, Museo del Duomo, Reliquiari del sec. XVII
Nicola da Guardiagrele, Croce processionale (particolare)
Altro particolare della croce di Nicola da Guardiagrele, trafugata nel 1979 e recuperata solo in alcune parti
Incoronazione di Maria, gruppo scultoreo in pietra collocato un tempo nella lunetta del portale della cattedrale di Guardiagrele, e attribuito allo stesso Nicola (particolare)
All'interno del Museo del Duomo di Guardiagrele, con il simpatico e competente incaricato
Nello stesso paese abbiamo visitato anche la Mostra dell’Artigianato Artistico Abruzzese (giunta alla 42esima edizione), dove ci siamo resi conto con ammirazione che antiche e raffinatissime tradizioni sono tenute in vita con profonda dedizione e orgoglio. Di questi sentimenti hanno dato prova anche la guida e la guardia giurata che hanno tenuto aperta la mostra fuori orario per noi.

Rosone in ferro battuto, artigianato tipico di Guardiagrele
Ceramiche di Castelli
Arazzi di Penne (riconoscibili opere di Balla e Capogrossi)
Più difficile è stato invece visitare il Museo Diocesano di Lanciano che segue un orario un po’ diverso da quello pubblicato. Ma una volta entrati, siamo stati ricompensati dalla ricchezza dei pezzi, dalla bellezza dell’allestimento, dalla presentazione competente della responsabile Stefania Madonna. Tra le opere esposte vi sono molte statue devozionali, paramenti bellissimi, fascinosi manichini, ex voto, gioielli e una bellissima tavola della quale si ipotizza la mano di Giorgione.

Lanciano, Museo Diocesano: Pastorale in argento del XV secolo (particolare)
Giorgione (attrib.), Cristo Portacroce. Da Tuttolanciano.it
Un’altra tavola magnifica è quella di Polidoro da Lanciano che fa risplendere le sete e i velluti dei santi con la fastosità della sua formazione veneziana. Un Crocifisso di Nicola da Guardiagrele dà ulteriore prestigio al museo. Un pezzo unico anche l’immenso parato ricamato settecentesco di manifattura napoletana con soggetti mitologici.

Polidoro da Lanciano (1515-1565): Madonna con Bambino, San Giovanni e San Nicola (particolare)
Nicola da Guardiagrele, Croce astile, sec. XV (particolare)
Altro particolare della croce processionale di Nicola
Testa di manichino (statua vestita), sec. XIX 
Parato settecentesco di manifattura napoletana, raffigurante divinità pagane (particolare)
Un pomeriggio di maltempo ci ha nuovamente sospinti verso l'interno, verso il grande Museo Archeologico di Chieti. Ospitato nella sontuosa villa Frigerj circondata da un antico parco, ti mette subito al cospetto del suo più celebre ospite: il Guerriero di Capestrano. 

L'ombra del Guerriero si proietta sulla parete (installazione di Mimmo Paladino)
Una saletta con frammenti e steli in paleosabellico (misteriosissime, con puntini come caratteri Braille...) porta ad un'altra saletta circolare dove solo, investito di luce e stupore, sta piantato sul suo piedistallo il Re Guerriero. Poi, dopo le splendide ma più familiari statue romane, si scoprono i reperti delle numerose necropoli di una regione che risulta abitata fin dal paleolitico, divisi per popoli, Fortissimae Gentes Italiae, i Vestini Cismontani e Trasmontani, i Marrucini, i Carricini e i Peligni.
Quello che ci ha lasciato senza parole sono stati i letti funebri in osso e in bronzo (un'immagine è visibile nel sito Abruzzo Nascosto). Tanta bellezza ne fa dimenticare la destinazione ipogea o fa pensare alla ragione d'essere dell'arte quasi fosse indipendente dalla percezione dell'individuo.


mercoledì 1 agosto 2012

Luca Signorelli a Perugia

Il disegno visionario di un grande affrescatore


Tondo degli Uffizi, 1485-88. Dal sito web della mostra

La mostra di Luca Signorelli presso la Galleria Nazionale a Perugia offre l'occasione per ammirare 66 opere del celebre e discusso pittore, tra i più grandi affrescatori del Rinascimento italiano. L'esposizione, curata da Fabio De Chirico, Vittoria Garibaldi, Tom Henry e Francesco Federico Mancini,  ne percorre la storia a partire dalle tre tavole provenienti da Oxford, Venezia e Boston, che il celebre Berenson attribuì a Luca per creare un tramite tra la sua formazione nella bottega di Piero della Francesca e le prime opere note. 

Madonna Cini, 1460-70 (attrib.). Fondazione Cini, Venezia (da Wikipedia)

Tra quella e queste c'è la frequentazione dell'Accademia platonica fiorentina che però non lascia segni di ottimismo pagano nelle opere di Luca successive alla morte di Lorenzo il Magnifico. Le sue figure appaiono subito troppo umane, imperfette e in un certo senso inadeguate a ricoprire i ruoli assegnati loro... La fatica sembra aver scolpito i dorsi degli uomini, nervosi nella loro nudità e lontani dalla serena bellezza dei semidei pagani di altri grandi del suo tempo. 


Madonna Medici, 1489-90. Firenze, Galleria degli Uffizi (dal sito web della mostra)

I giudizi degli storici  dell'arte sul valore artistico delle sue opere sono stati spesso antitetici. Noi stessi ci siamo trovati a dialogare o meglio discutere a proposito dell'angelo musicante del manifesto della mostra. Mentre accorda il liuto, sembra seduto sulla soglia del paradiso, all'ingresso, ancora troppo umano, in cerca della sintonia, non ancora trovata, con i cori angelici di cui scrive Dante Alighieri.


Pala di S.Onofrio, 1483-84. Perugia, Museo Capitolare della Cattedrale (da Wikipedia)
Annunciazione, 1491. Pinacoteca e Museo Civico di Volterra (da Perugiacity)

L'aristocrazia e il razionalismo superbo dei grandi contemporanei fiorentini non intaccano l'amore schietto per la vita e l'umanità nella sua imperfezione che sembra trattenere Luca sulla terra. 
Non a caso il suo capolavoro è lo straordinario affresco, con tanta umanità disarmata o sfacciata, della cappella di San Brizio ad Orvieto della quale nella mostra si proiettano immagini stupefacenti in una saletta della Galleria. Qui la fantasia di Luca può volare senza i limiti di una pala e le possibilità dello spazio sono tutte da esplorare.


Dannati all'Inferno, 1499-1502. Orvieto, Cappella di San Brizio (da Wikimedia Commons)
Pietà, 1502 ca. Orvieto, Cappella di San Brizio (da Wikimedia Commons)

Da Youtube un video sulla Cappella di San Brizio

La mostra invita i visitatori a conoscere le tante diverse realizzazioni del Signorelli anche a Morra, Città di Castello e Orvieto. 

I curatori non hanno voluto esporre nessuna delle grandi pale del museo di Cortona perché è facilmente raggiungibile dal capoluogo umbro: il breve viaggio è largamente premiato se non altro dalla straordinaria pala del Cristo Morto con tutta l'evidenza tragica di un dolore infinito e senza rimedio o scampo.


Compianto (e predella), 1502. Cortona, Museo Diocesano (da Wikimedia Commons)


Martirio di San Sebastiano, 1498. Città di Castello, Pinacoteca Comunale (da Wikipedia)

L'esposizione perugina ha pure il grande merito di essere allestita con materiali riciclabili e un' illuminazione perfetta e a bassissimo consumo. La necessità di oscurare le bifore è diventata vantaggio utilizzando allo scopo dei pannelli fotovoltaici.


Foto di Fabrizio Troccoli. Da Umbria 24

Luca Signorelli ha avuto, per la prima volta dal lontano 1953, lo spazio di una grande mostra, tributo alla sua indiscutibile grandezza e possibilità di riflettere ancora sul senso dell'opera originale di un maestro che fu sempre molto amato perché sempre parlò al cuore degli uomini.

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L'esposizione, a Palazzo dei Priori, è rimasta aperta fino al 26 agosto 2012. 

Collegamento al sito web della mostra (non più attivo)

Luca Signorelli nell'Enciclopedia Treccani