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giovedì 11 ottobre 2012

Il ritorno di Caravaggio

"I Bari" a confronto a Palazzo Bourbon del Monte


Caravaggio - I Bari


Francesco Maria Bourbon Del Monte fu il primo mecenate che offrì lavoro e asilo al giovane Caravaggio, e nel suo ormai spoglio palazzo di Monte Santa Maria Tiberina è tornato un capolavoro del Merisi che egli aveva acquistato. 
La splendida tela ridà vita e calore alla prima stanza dell'itinerario all'interno del palazzo acquisito e restaurato dall'amministrazione comunale.

Caravaggio - Palazzo Bourbon Del Monte

Il coltissimo cardinale forse gioisce, chissà, nel vedere le sue stanze di nuovo animarsi di voci ammirate o riflessive, anche se non più quelle dei filosofi, letterati e artisti che frequentavano la sua dimora e le pareti delle sue stanze riempirsi di nuovo delle splendide tele del Cavaliere d'Arpino, di Antiveduto Gramatica, di Guido Reni e inoltre di Guerrieri, Spada, Tiarini, Riminaldi, Régnier e altri grandi contemporanei.


Ma per vedere questi, bisogna distogliersi dalle due stupefacenti tele de Il baro che calamitano irresistibilmente l'attenzione. Uno, con ogni probabilità, originale come quello del Kimbell Art Museum, e l'altro una copia del tempo.

La versione del Kimbell Museum è visibile online ad alta risoluzione su Google art Project (cliccare su questa immagine per accedervi). Potete divertirvi a confrontarla con l'opera esposta al "Monte", visibile nella foto sotto il titolo.

Il gioco delle somiglianze e differenze nelle forme e colori mette tutti nella posizione di storico chiamato a decidere ... un lavoro, questo, di grande complessità che si avvale di archivi e tecnologia e che comunque difficilmente trova tutti concordi sulle conclusioni. Interessantissimo è in proposito il catalogo della mostra.

Caravaggio dipinse per il cardinale altre tele “di genere”, che rappresentavano scene di vita con implicita una valutazione morale che lo spettatore doveva cogliere. Palese qui la dabbenaggine del giovane e ricco giocatore.
Secondo Federico Zeri, il tema dell'inganno e del gioco (e implicitamente la loro condanna morale) forniscono la chiave di lettura della tela. 
Ma altri hanno cercato altri significati.
I fastosi abiti del giovane baro celano una menzogna ispirando fiducia all'altro mentre la turpe smorfia del complice e la sua sostanziale miseria evidenziano la triste verità. Che si alluda anche ad altri meno privati inganni?


A noi è venuto un dubbio cogliendo un elemento inquietante nel gesto di quelle tre dita che spuntano dal guanto bucato: richiamano il gesto tipico della benedizione impartita dall'altare.
Forse che Caravaggio, avendo assistito ad esecuzioni e ingiustizie, volesse esprimere la crudele burla di certo potere?
Per il Cardinale dipinse tutti quadri di argomento laico, ad esempio La buona ventura che fa come da pendant con Il baro, ma anche un commovente e bellissimo San Francesco e l'Angelo che sembra profondamente mistico.

Caravaggio, San Francesco in estasi, 1594-95. Opera non presente in mostra, da Wikipedia

L'arte di un genio è sempre talmente ricca di implicazioni e significati che sfida, di generazione in generazione, la riflessione e la sensibilità sempre lasciando aperto il campo a nuove letture.


Guido Reni, San Francesco in meditazione
Alessandro Tiarini, Ecce Homo
Antiveduto Gramatica, Allegoria della Giustizia e della Pace (particolare)

I Bari a confrontoMonte S. Maria Tiberina (PG), 29 settembre - 7 ottobre 2012.
I nostri complimenti all'organizzatrice Patrizia Cavalletti per l'allestimento impeccabile e il successo della mostra (3800 visitatori in 9 giorni).

Inseriamo infine il collegamento a un interessante video in cui parla il curatore della mostra, Pierluigi Carofano:


1 commento:

  1. Vittoria Bartoucci23 ottobre 2012 00:09

    Ci propongono una mostra più interessante che mai, questa volta, Rita e Aurelio. Il capolavoro che le dà il titolo, infatti, non solo è bellissimo ma ha anche un fascino particolare, misterioso che fa sì che esso rimanga a lungo impresso negli occhi di chi lo osserva, fascino che deriva in gran parte da quel gioco di sguardi (quello del giovane intento a studiare le sue carte, quello del baro che lo osserva per essere pronto a fingere la sua innocenza, quello diabolico del complice) che costituisce una specie di barriera che isola i tre personaggi dal resto del mondo e fa provare a chi è al di qua del quadro la sensazione di essere quasi un intruso e, al tempo stesso,il desiderio di non smettere di osservare per cercare di capire, come ci confermano le parole di Rita. Ma altri bellissimi sguardi mostra l'articolo: sguardi che s'incontrano, si sfiorano, divergono, sguardi terreni o soprannaturali. Sguardi colti con grande sensibilità da quello dell'autore delle fotografie, mentre quello di Rita, nella prima di esse, si rivolge verso chi legge invitandolo a partecipare a uno dei numerosi, intriganti viaggi nell'Arte realizzati da lei e da Aurelio.

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