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martedì 8 gennaio 2019

Il fiume carsico e la meraviglia

Maria Stefania Fuso e la sua ricerca pittorica

Maria Stefania Fuso
 
La scuola, la laurea in architettura, il lavoro. Questa la strada voluta e percorsa con grande dedizione e affetto. Ma ce n'era un'altra che, come un fiume carsico, scorreva dentro di lei. Poi arrivò la libertà, il tempo per disporre di sé e finalmente percorrere quelle gallerie scavate dal fiume sotterraneo. E' stato un viaggio pieno di sorprese e meraviglie quello percorso da Stefania in questi suoi anni recenti, un viaggio fatto su una barca di colori con i pennelli come remi o le matite come maschera e pinne.
I primi quadri esposti anni or sono a Palazzo Trinci avevano infatti la trasparenza dell'acqua e tinte lacustri. Vi erano immagini di donne che si affacciavano sorprese alla vita, con occhi stupiti davanti a misteri ancora da conoscere e da svelare. Donne che, nella successiva mostra di Spoleto, avevano una nuova sicurezza e fascino. (Qui se ne possono vedere alcune.) Grandi cappelli fanno da corona ai loro visi, la sfera della loro coscienza si espande in quelle ampie aree luminose come in questo "Vestita di cielo". Richiamano le aureole dei quadri del '400, preziose e d'oro che significavano la luce divina. Queste hanno una luce umana ma che raccoglie il volo delle rondini e dei gabbiani in spazi sempre più alti.

Maria Stefania Fuso



Ma poi Stefania ha ripreso il viaggio nelle grotte dell'anima, perché più in basso e in profondità voleva cercare le radici dell'esistere e del sentire. Il prima. Il punto più antico e profondo cui poter arrivare per esprimerlo.Qui le parole si sgretolano in suoni non più articolati, quelli di emozioni inesprimibili se non con colori e spesso con materiali come sabbia e più lontani dall'accademia e dai libri. Un quadro ha per titolo "Big bang" dove sembra proprio che materia si espanda senza ordine, e i due quadri "Magma" danno il senso di un ribollire di materia incandescente.

Maria Stefania Fuso



Nel suo "viaggio al centro della terra" la pittrice è giunta alla camera magmatica e oltre non si può andare, ma Stefania ha voluto contemplarne l'informe dinamismo e viverlo immergendovisi fino al limite della resistenza. Ché la pittura per lei è un'avventura febbrile gioiosa e dolorosa insieme, ma irrinunciabile. Una passione accettata, come l'etimologia implica, subita e vissuta come ineluttabile. E il suo cammino ha preso altre strade ma sempre verso i limiti dell'esperienza. "D'amore e d'azzurro" come pure "Tsunami" e "Mai fermare il vento" tornano nell'aria a respirare le tempeste dell'alta atmosfera dove "nullo homo vivente pò scappare".

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Ma vi sono anche momenti di alta contemplazione come "Volino gli uccelli sopra le acque" e "Via Lattea" dove una pace pacata fa sgorgare colori dolci alla vista e l'eternità dell'oro a chiudere l'orizzonte umano con la percezione del divino. "Le sorgenti" e "Il cantico della natura" hanno la stessa atmosfera serena di appagante contemplazione. Il verde freschissimo investito dal sole primaverile che ne accende traparenze d'incanto. Poi però "L'attrazione del tempo" è un'elegia delicata dove il velo della nostalgia appanna l'indefinibile colore del rame vecchio e lo sfrangia senza scampo.

Maria Stefania Fuso
Maria Stefania Fuso
 
Ma ruit hora, l'urgenza della ricerca del senso si somma alla sempre sconvolgente percezione della finitezza della vita e quadri come "Mai fermare il vento" e "Senza argini" sconvolgono la superficie della tela con fughe di colori e linee e spessori stravolti che non hanno inizio e fine, ma entrano correndo e correndo escono dallo spazio definito del quadro. Così pure è drammatico "L'attesa della pace" dove la disturbante strisciata di rosso nella fuga degli eventi parla di sangue e violenza.

Maria Stefania Fuso
Maria Stefania Fuso
  
Scelgo "E poi l'azzurro" per concludere il mio viaggio nella ricerca pittorica di Stefania Fuso perché qui, negli spessori densi e bui sovrapposti l'uno all'altro, si scoprono spazi preziosissimi di un blu oltremare che pone un obiettivo felice in fondo a questa tempestosa avventura. Un colore che, come l'oro, veniva pagato a parte ai pittori di soggetti sacri dove però non poteva mai mancare, perché parla al cuore di futuro e di spazi spirituali e di riscatto da condizioni di buio e sofferenza. Di gioia pura.

Maria Stefania Fuso

 
 
Presentazione della mostra all'ex Teatro Piermarini, Foligno, novembre 2018  
(video di Alessandro Mastrini)

*   *   *

The Underground River and the Wonder
 
Maria Stefania Fuso and her pictorial research


The school, the degree in architecture, the work. This is the road desired and travelled with great dedication and affection. But there was another that, like an underground river, flowed inside her. Then came freedom, time to dispose of herself and finally travel those tunnels dug by the underground river. It has been a journey full of surprises and wonders that Stefania travelled in these recent years, a journey made on a boat of colours with brushes as oars and pencils as a mask and fins.
The first paintings exhibited years ago at Palazzo Trinci had in fact the transparency of water and lake colours. There were images of women who were surprised at life, with eyes astonished before mysteries yet to be known and unveiled. Women who, in the subsequent exhibition in Spoleto, had a new security and charm. (Here you can see some.) Large hats are the crown of their faces, the sphere of their consciousness expands in those large areas of light like this "
Dressed in Heaven". They recall the haloes of the 15th century paintings, precious and golden which meant divine light. These have a human light which collects the flight of swallows and seagulls in ever higher spaces.

But then Stefania resumed her journey in the caves of the soul, because deeper and deeper she wanted to look for the roots of existence and of feeling. The most ancient and profound point where you can arrive to express it. Here words crumble into sounds no longer articulated, those of emotions inexpressible if not by colours and often with materials like sand and others more distant from the academy and books. A painting has the title "
Big Bang" where it seems that matter expands without order, and the two paintings "Magma" give the sense of the bubbling of incandescent matter.

In her "
Journey to the Center of the Earth" the painter has reached the magma chamber and beyond itshe can not go, but Stefania wanted to contemplate its shapeless dynamism and live it immersing herself up to the limit of resistance. Because painting for her is a feverish joyful and painful adventure, but indispensable. An accepted passion, as etymology implies, suffered and lived as ineluctable. And her research has taken other paths but always towards the limits of experience. "Love and Blue" as well as "Tsunami" and "Never Stop the Wind" return to the air to breathe the storms of the upper atmosphere where "nullo homo vivente pò scappare".

But there are also moments of high contemplation like "
Let the Birds Fly over the Waters" and "Milky Way" where a quiet peace makes sweet colours flow out of sight and the eternity of gold closes the human horizon with the perception of the divine . "The sources" and "The Song of Nature" have the same serene atmosphere of satisfying contemplation. A fresh green is invested by the spring sun that illuminates enchanting trajectories. Then, however, "The Attraction of Time" is a delicate elegy where a veil of nostalgia tarnishes the indefinable colour of old fraying copper without any escape.

But
ruit hora, the urgency of the search for meaning is added to the always shocking perception of the finiteness of life and paintings like "Never Stop the Wind" and "Without Banks" upset the surface of the canvas with escapes of colours and distorted lines that  have no beginning or end, but they enter running and running go out of the defined space of the canvas. Likewise, the "Wait for peace" is dramatic, where the disturbing streak of red in the flight of events speaks of blood and violence.

I choose "
And Then the Blue" to conclude my journey in the pictorial research of Stefania Fuso because here, in the thick and dark layers superimposed one to the other, you will discover very precious spaces of an ultramarine blue that places a happy goal at the bottom to this stormy adventure. A color that, like gold, was paid separately to the painters of sacred subjects where, however, it could never be lacking, because it speaks to the heart about future and spiritual spaces and redemption from conditions of darkness and suffering. About pure joy.

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Rita Castigli

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso con Rita Castigli

Rita Castigli

Rita Castigli

Maria Stefania Fuso con Rita Castigli

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso con Rita Castigli

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso

Maria Stefania Fuso e Rita Castigli

Maria Stefania Fuso e Rita Castigli

Maria Stefania Fuso

mercoledì 15 agosto 2018

Metafisica al frantoio

Dipinti e sculture di Silvano D'Orsi all'oleificio Stante e Luciani di Fossacesia


Frantoio Stante e Luciani Fossacesia


Da oltre dieci anni i proprietari dello storico frantoio abruzzese non si limitano alla meticolosa cura dell'eccellenza dei prodotti ma vogliono promuovere la conoscenza di quella che è l'altra grande e ineguagliabile eccellenza del nostro paese, cioè l'arte. In questo agosto 2018, nell'ambito della rassegna "Castelli in Arte", stanno ospitando un'ampia collezione di opere del Maestro Silvano D'Orsi, che comprende un esauriente campionario della sua produzione attuale e alcuni esempi di opere precedenti; la mostra è stata curata da Pippo Cosenza e presentata dallo stesso Cosenza con Rita Castigli.

Silvano D'Orsi

Uomo del Sud, di Gioia Sannitica, discendente di quella popolazione italica che importava opere d'arte dalla Grecia e dalla Magna Grecia, ha ereditato quella perfezione innata del segno, quella magia di bellezza che gli intellettuali della fine del '600, anche dopo geni indiscussi come Leonardo e Raffaello, Michelangelo e Caravaggio, ritenevano tale che mai si era raggiunta nuovamente quella naturale perfezione di umanità divinizzata, quella sintesi che sembrava scritta nel cielo, con le forme delle nuvole, con i rivoli dei ruscelli, con le trine dei fiori e delle foglie. La stessa magia ha il segno di Silvano D'Orsi, ma la bellezza non basterebbe a spiegare il fascino che esso suscita.


Le sue opere di oltre 40 anni fa sono già sicure e dense di significato, ma la prima che mi sono trovata a studiare è un dipinto murale a Mugnano (PG) del 1983: due donne che hanno già un'intrigante combinazione di astrazione e sensualità, combinazione così difficile che ancora caratterizza le donne di D'Orsi. Dicendo "donne" non tengo conto della loro evoluzione successiva: hanno perso la testa sostituita da grandi elegantissimi cappelli. Così quei corpi sinuosi, gambe lunghissime e seni turgidi sono tremendamente attraenti ma anche ambigui. In realtà non dipingere o scolpire i visi è anche il modo di non caratterizzare come individualità riconoscibili i personaggi. Così essi diventano ognuno e chiunque, ciascuno di noi, pirandellianamente identificati da abiti e maschere. La metafisica assenza dell'individuo si veste di bellezza.

Silvano D'Orsi

Si è parlato molto di ironia per i quadri e sculture del Maestro, ma io colgo dietro alla riflessione ironica sul culto dell'apparenza nella società contemporanea, un senso di struggimento, di anelito ad un'integrità perduta. Ma posseduta mai davvero? Forse il ruolo dell'arte è sempre stato quello di costruire quell'identità e armonia che l'umanità ha intravisto e desiderato ma alle quali si è sentita vicina solo in momenti speciali. L'arte di D'Orsi, attraverso la grazia implacabile delle forme, crea questi momenti ma contemporaneamente ne svela l'inganno.
Un elemento ricorrente sono le maschere, volti perfetti da teatro greco, a volte indossate dai suoi pigri Pulcinella, stanchi forse di tarantellare a vuoto, o appoggiate a terra con il nastrino a ghirigoro. Mettono in guardia dalle illusioni ma con un sorriso che stempera il messaggio con grazia.

Silvano D'Orsi

Silvano lavora per temi che approfondisce e sui quali elabora magnifiche varianti: le moto, i fiori, le famiglie, le metafisiche, le attese, le coppie. In ordine di tempo l'ultima filtra le scene attraverso una tessitura raffinatissima di grigi sfumati d'argento e immersi in una foschia dorata preziosissima; le scene richiamano fotografie di altri tempi, elaborate ai sali d'argento, o la tavolozza lucente e iridescente del Guido Reni maturo nel cosiddetto periodo argenteo. Infatti l'arte di Silvano si inserisce con diritto nella storia dell'arte, ne è una colta erede che non ricorre a citazioni ruffiane né a subdoli calchi. La sua originalità si nutre di cultura, di storia e di studio assiduo senza sfoggi pedanti.




Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Le sculture in bronzo addensano lo spazio sulle loro superfici lucide e articolate dove il ricco panneggio viene creato e sospinto da un vento immaginario a evidenziare le forme eleganti e dinamiche delle figure femminili.


I gruppi raccolti dentro una grande vasca da bagno sottolineano dietro l'apparente giocosità quanto in realtà il mondo stia diventando troppo piccolo. Un remo appoggiato da una parte fa credere all'illusione di poterci navigare, quasi la vasca fosse una barca, comunque inadeguata per stare a galla. Una scacchiera inserita nello scafo sottolinea l'elemento di gioco nella vita senza il quale però si affonderebbe. Ognuno si tiene stretti i suoi giocattoli o feticci paludandosi di un'eleganza che l'esiguità dello spazio comunque contraddice. Sembra una riflessione sulla precarietà della condizione umana che cerca di nascondere ai propri occhi dietro le sue convenzioni la realtà vera del suo essere. Forse vi si può leggere un invito alla solidarità umana e alla sincerità.
Saper esprimere un giudizio di valore così problematico in forme di irresistibile bellezza è la magia dei quadri e delle sculture di Silvano D'Orsi.


Silvano D'Orsi

Il fiscolo dipinto da Pippo Cosenza esprime il senso profondo dell'iniziativa del frantoio Stante e Luciani, trasformando uno strumento di lavoro in un'opera d'arte nella quale fasci di colore creano illusori lampi di luce sui cerchi dell'antica fibra che sembrano ruotare come i solchi di un disco musicale o forse disegnano una mappa stellare.



Altre informazioni e immagini di opere si trovano nel sito web dell'artista: https://www.silvanodorsi.it/

La mostra resta aperta fino al 19 agosto 2018. Di seguito, prima della traduzione inglese dell'articolo, abbiamo inserito una carrellata di immagini dell'evento.

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi e Rita Castigli


Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi con Mattia Stante



Rita Castigli con un'opera di Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Stante e Luciani

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Stante e Luciani

Rita Castigli con Nicola Priori e Pippo Cosenza

Silvano D'Orsi

Fossacesia

Stante e Luciani


* * *
 
Metaphysics at the olive press

Paintings and sculptures by Silvano D'Orsi at the Stante and Luciani ancient mill in Fossacesia

For over ten years the owners of the historic Abruzzo mill have not been contented only with the meticulous care of the excellence of their products, but have promoted the knowledge of the other great and incomparable excellence of our country, that is Art. In  August 2018, as part of the "Castelli in Arte" exhibition, they are hosting a large collection of works by Maestro Silvano D'Orsi, which includes a comprehensive sample of his current production and some examples of previous works; the exhibition is curated by Pippo Cosenza and presented by him with Rita Castigli.

Man from the South, from Gioia Sannitica, descendant of that Italic population who imported works of art from Greece and Magna Graecia, he inherited that innate perfection of  sign, that magic of beauty that the intellectuals of the late 1600s, even after undisputed geniuses like Leonardo and Raphael, Michelangelo and Caravaggio, believed so that the natural perfection of divinized humanity had never been reached again, that synthesis that seemed written in the sky, by shapes of  clouds, by streams of water, by laces of flowers and of leaves. The same magic is in the style of Silvano D'Orsi, but beauty would not suffice to explain the charm that it arouses.
His works of 40 years ago are already recognisably his. The first one I have studied is a mural painting in Mugnano (PG) of 1983: two women who already have an intriguing combination of abstraction and sensuality , a difficult combination that still characterizes the women of D'Orsi. When I say "women" I do not take account of their subsequent evolution: they have lost their heads and replaced them by large elegant hats. So those sinuous bodies, long legs and turgid breasts are tremendously attractive but also ambiguous. Not actually painting or sculpting faces is also the way of not creating  recognisable individualities. So they become each and everyone, each of us, only identified by clothes and masks. The metaphysical absence of the individual is dressed in beauty.
There has been much talk of irony for D'Orsi's paintings and sculptures, but I feel, behind the ironic reflection on the cult of appearance in contemporary society, a sense of yearning, of yearning for lost integrity. But ever really possessed? Perhaps the role of art has always been to build that identity and harmony that humanity has always glimpsed and desired but felt close only in special moments. D'Orsi's art, through the implacable grace of shapes, creates those moments but at the same time reveals their deception.
A recurrent element is the presence of masks, perfect faces from the Greek theatre, sometimes worn by a lazy Pulcinella, tired perhaps of jumping for nothing, or placed on the ground with their curled ribbons. They warn against illusions but with a smile that smoothes the message gracefully.
Silvano works on themes that he deepens and on which he elaborates magnificent variations: motorcycles, flowers, families, metaphysics, expectations, couples. In order of time, his latest scenes are filtered through a refined texture of silver gray and immersed in a very precious golden mist; the canvases recall photographs of other times, elaborated with silver salts, or the bright and iridescent palette of Guido Reni in the so-called silver period. In fact D'Orsi's art fits in the history of art, he is a cultured heir who does not use quotations nor subtle casts. His originality is nourished by culture, history and assiduous study without pedantic flaunts.
The bronze sculptures fill the space around them by their shiny and articulated surfaces where the rich drapery is pushed by an imaginary wind to highlight the elegant and dynamic shapes of the female figures.
Groups of people gathered in a large bathtub underline the apparent playfulness of a human condition of precariousness. An oar leaning on one side makes believe the illusion of being able to navigate, as though the tub was a boat, however too small to stay afloat. A chessboard inserted into the hull emphasizes the element of game in life without which it would sink. Everyone keeps his toys or fetishes tight, holding on to an elegance that the smallness of the space contradicts. The scene seems a reflection on the precariousness of human beings who try to hide
the true reality behind conventions. Perhaps you can feel an invitation to human solidarity and sincerity.
The magic of Silvano D'Orsi's paintings and sculptures is able to express a deep and problematic judgment of value in forms of irresistible beauty.

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi

Silvano D'Orsi