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martedì 7 febbraio 2012

Fotografo con le ali

Paolo Ficola e la sua "poltroncina nel cielo" per scoprire l'Umbria

Paolo Ficola

Aprire il libro è già come levarsi in volo, o meglio "librarsi", sulle ali larghe delle parole di Mimmo Coletti, poesia lirica senza gli a capo ma con il respiro e il ritmo che la fantasia conosce e a cui si affida per viaggiare alta.
Le sue ali bianche spiegate ti portano silenziosamente verso le immagini di un'Umbria imprevista e sorprendente, contemplata e amata nelle fotografie aeree di Paolo Ficola.
Lui, per farle, ha volato davvero per un numero impressionante di ore, passando e ripassando sui singoli luoghi in attesa della luce e dell'inquadratura perfette.
Perché qui ogni foto realizza il prodigio di una visione limpidissima, nitida come il cristallo, misteriosa e maliosa come solo è l'opera d'arte.



In queste foto c'è consumatissima tecnica, eccelso "mestiere" e tecnologia ai livelli più avanzati, ma non solo. C'è anche la passione di Paolo e il suo intuito per la bellezza, la volontà di far conoscere tanti scorci della sua regione, l'Umbria, e la loro grazia indescrivibile, la magia che la natura e la storia hanno costruito insieme come nessun altro può fare. E c'è il compimento di un sogno del Paolo adolescente, che con il fratello maggiore aveva disegnato idealmente tutto il complesso piano di volo.

Le intricate rotte di volo percorse da Paolo Ficola per regalarci la sua visione dell'Umbria
Non c'è alcun intervento correttivo sulle immagini, neanche un brutto traliccio cancellato, per restare fedele alla realtà, troppo soverchiante essendo la sua bellezza per venirne deturpata.
Volontà documentaria, dunque, ma anche un richiamo accorato all'attenzione e all'amore. "Abbiamo tesori di assoluta bellezza - dice Paolo - valorizziamoli facendoli conoscere. Sono il nostro petrolio!".


Visitare il suo laboratorio e ascoltarlo mentre descrive macchinari, programmi e apparecchi anche di sua invenzione è un'esperienza emozionante. Paolo è un grande maestro di fotografia, un artista che racconta scorci di bellezza ancora da scoprire da un angolo visuale inconsueto, quello di un aviatore consapevole in stallo silenzioso su poesie di borghi pietrosi o valli disegnate di campi, geometrie di coppi antichi, serpentine d'acqua e specchi luminosi in cui appagare il cuore.


"... si hanno per compagni le aquile e gli orizzonti perduti e riconquistati. Fantasia di tappeti volanti, coriandoli, natura effervescente, insolita, rara, anzi mai vista, mai contemplata così, tanto dotata di sintesi da divenire un arazzo, una geometria dell'anima, un battito improvviso, un brivido celeste."

Paolo Ficola, Umbria dall'alto. Testi di Mimmo Coletti. Edizioni Quattroemme, Perugia 2011. ISBN 978-88-89398-68-5. Rilegato, 34 x 24 cm, 332 pagine. 







1 commento:

  1. Ho visto le bellissime fotografie di Paolo Ficola presenti nell'articolo pubblicato nel blog "Arte nella vita" e ho letto le suggestive parole di Rita che, regalandoci il ritratto del loro autore e descrivendoci al tempo stesso le sensazioni procurate dalla sua opera, comunicano a chi le legge il desiderio (o, meglio, gli fanno sentire la necessità) di vedere anche tutte le altre immagini che fanno parte del foto-libro "Umbria dall'alto". Pur sapendo che probabilmente sono inesatte o banali o, magari, già fatte da altri, mi permetto ora di aggiungere a quanto ho detto alcune considerazioni relative alle fotografie che l'articolo dà la possibilità di conoscere. Dunque,guardandole, ho provato la sensazione che loro protagonista,oltre alla "grazia indescrivibile" dei vari "scorci" (sono parole di Rita),sia il silenzio dovuto alla lontananza tra essi e l'obiettivo della macchina fotografica dell'autore del libro. E questo sia quando si tratta di luoghi nei quali sembra non esserci traccia della presenza dell'uomo o di altri esseri viventi (e che, paradossalmente, potrebbero essere stati fotografati in qualche lontana era geologica)sia quando,al contrario, essa è individuabile attraverso quella di agglomerati di case, monumenti, strade, campi coltivati... (da cui, però, appunto per la lontananza, non giungono né voci né suoni né rumori) .E tornano in mente allora i versi senza tempo che tutti conoscono:"e sovrumani/Silenzi, e profondissima quiete/ Io nel pensier mi fingo; ove per poco/Il cor non si spaura.". Ma all'improvviso, poi (basta che lo sguardo si soffermi un attimo sulle "intricate rotte di volo" tracciate su una cartina dell'Umbria e, come ci racconta Rita, a lungo e con gran cura progettate da quello che lei giustamente chiama "Fotografo con le ali"),ci sembra di sentire il rumore di un motore, il clic di una macchina fotografica, delle parole dette a un compagno di viaggio ed entriamo così nel sogno dell'autore degli scatti, comprendendo al tempo stesso le sensazioni che essi possono procurare a chi li vede, sogni e sensazioni che sentiamo riecheggiare ancora una volta nelle parole di chi ha scritto i versi citati precedentemente:"E il naufragar mi è dolce in questo mare.".

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